Arte in pillole

In Carinzia con furore, a mercatini di Natale per 8 ore!

Nel ponte dell’Immacolata, precisamente il sabato, ho preso parte al tour organizzato dall’Agenzia Bontur Viaggi a Villach e Velden, due città della Carinzia, in Austria.

Quando sentiamo parlare di dicembre, oltre al freddo e alle canzoni di Michael Bublé, ci saltano alla mente immediatamente i caratteristici mercatini di Natale. Chi non ha mai organizzato un’uscita in qualche città nordica per poter fare un giro tra bancherelle di legno col tettuccio illuminato?
Bene, quest’anno è arrivata un’occasione conveniente che ha coniugato una ricarica di spirito natalizio con una visita a cittadine straniere.

Le mie otto in terra di Carinzia!

Ore 5:00 – Sveglia, devo dire poco traumatica! Ho avuto come l’impressione di essere molto più pimpante di quando mi sveglio alle 8:00. Ma forse era solo un’impressione visto che poi in corriera stavo quasi per crollare.

Ore 6:30 – Partenza per la Carinzia, super puntuale, nel buio delle mattine invernali.
I viaggi che iniziano presto sono belli per diversi motivi:

  • In corriera rispettano i tuoi tempi con il silenzio, per almeno due ore!
  • Si può vedere l’alba. Un evento che spesso desta stupore: è un nuovo giorno che nasce, il sole fa capolino dolcemente e la luna è ancora visibile… peccato che fossimo diretti in direzione opposta, quindi l’alba – fra l’altro semi-coperta per via del tempo – l’ho ammirata col torcicollo!
  • Il paesaggio che cambia di ora in ora, e di chilometri in chilometri non ha paragoni! Più avanzavamo più si faceva bianco! E devo dire che se ero pronta a vedere una città innevata, le mie aspettative sono state di gran lunga superate. Gli abeti innevati a bordo strada erano da cartolina, sembrava di trovarsi in una di quelle fotografie scattate da professionisti in alta montagna: mozzafiato! (E lo dice una che la neve e il freddo li soffre parecchio)

Ore 10:30 – Arrivo a Villach. Città di quasi 62 mila abitanti, dal nome composto: villa, che significa paese/villaggio, e ach (acqua), una parola indoeuropea e tedescofona antica che richiama la parola bach, che significa torrente. Infatti Villach si affaccia sul fiume Drava.

Quello che più mi ha sorpreso di Villach -oltre al fatto che le macchine si fermavano a far attraversare i pedoni con largo anticipo- sono stati i colori tenui che la dipingono. Case color pastello, schiarite ancor di più dal bianco della neve: questo non dava loro un aspetto slavato, anzi, donava una certa eleganza alla città. Lo stile gotico e neogotico fanno da padroni nelle architetture religiose: noi abbiamo visitato St. Jakob e St. Nikolai e devo dire che la loro maestosità e semplicità esterna sono di maggior effetto rispetto al loro interno che risulta quasi spoglio.

Ore 11:45 – Il pranzo! Non spaventatevi dall’orario, effettivamente è presto, ma è stata una mossa vincente: abbiamo trovato posto e abbiamo pranzato in tranquillità! Con l’intento di trovare un posticino dove poter assaggiare qualche pietanza locale, approdiamo in un vicoletto, richiamate da un cartello che indicava mercatini e un bar aperto. Ormai davamo per persa l’occasione di poter pranzare in un locale tipico, ma eccoci arrivate in una specie di taverna molto intima, con pareti arancioni e centro tavola con simpatici Babbo Natale.

Qui abbiamo assaggiato il tipico Gulach come antipasto e dei tortelloni ripieni di carne e speck, deliziosi! Non ricordo il nome tedesco, lungo e per me impronunciabile ma il mio stomaco ricorda bene la consistenza: la pasta era leggera ma molto spessa e il ripieno quasi strabordava, erano un capolavoro (alla vista e al gusto)!

Ore 15:00 – Arrivo a Velden. Comune del distretto di Villach-Land di circa 9 mila abitanti. Ha colpito il mio cuore questa baia al tramonto! La cittadina, infatti si affaccia sull’estremità occidentale del lago Wörthersee e rispetto a Villach è una località molto più attiva nel turismo, soprattutto termale. Pochi i monumenti visitabili ma il casinò e il Schloss Hotel richiamano visitatori da tutto il nord Europa.

Qui lo spirito natalizio si è fatto sentire molto di più, c’erano casette in legno lungo tutte le vie. Vendevano oggettini in legno per addobbare l’albero, guanti e cappelli contro il freddo, candele scolpite fatte con cera e miele, pezzi di artigianato, ceramica, saponi, chi più ne ha più ne metta… e per ultimi, ma solo per creare suspance, i chiostri con le vivande.

Poco prima del nostro giretto tra i mercatini avevamo fatto tappa in un bar per assaggiare la vera Torta Sacher e come poterla digerire meglio se non con una bevanda calda? A questo punto è doveroso portarvi a conoscenza di un’usanza che ho trovato eccezionale!
Volete scaldarvi e prendere un vin brulè? Buono! Vi accorgete, bevendo, che la tazza è proprio carina e sarebbe un bel ricordo tenerla? Niente paura! Alla cassa pagherete il costo della bevanda e in aggiunta una sorta di “cauzione” per la tazza, in modo che se decidete di portarla a casa non l’avete rubata e nel caso in cui decidiate di riconsegnarla vi verrà restituito il vostro denaro! Trovo che sia un bel modo di creare un souvenir, un ricordo dell’esperienza… e poi le tazze a tema sono sempre fantastiche!

Ore 17:30 – Partenza per Treviso con i piedi congelati e la schiena dolorante ma molto soddisfatta della giornata! Lungo la strada verso casa ho pensato a diverse cose: la Carinzia è una regione austriaca sottovalutata, per far vivere la magia del Natale bastano una nevicata, delle luci ad intermittenza, canzoni allegre e campanelli sonanti. Ma quello che ho imparato meglio è che non si hanno mai abbastanza vestiti addosso per combattere il freddo!

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