Il diario di Diane di Prima

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Ci sono tanti tipi di baci quante persone sulla terra, e quanti scambi e combinazioni di queste persone. Non esistono due persone che bacino nello stesso modo (…).

Attraverso le avventure sentimentali ed erotiche di una giovanissima Diane, riviviamo l’atmosfera magica degli anni del beat a New York tra poesia, jazz, povertà, sesso e droga. Il racconto di una ragazza che vaga di letto in letto, rivivendo in flashback le sue esperienze adolescenziali.

Se il lettore ha la pazienza di sopportare la prima cinquantina di pagine di pornografia dura sarà premiato da una cronaca rara e preziosa di quello che è stato il mondo Beat alle origini. Di questo mondo Diane Di Prima (autrice di “Memorie di una beatnik”) è stata la regina, non soltanto perché fu l’unica scrittrice donna del gruppo ma perché a diciassette anni è entrata senza incertezze e senza reticenze nel pieno del nuovo costume che ancora non si chiamava Beat e conservava l’ antico nome bohèmien e ha affrontato con curiosità e serenità le trasgressioni a tutti i livelli proposte dai nuovi gruppi anarchici che conducevano una totale ma pacifica protesta contro le consuetudini e i sepolcri imbiancati di quello che allora si chiamava l’ establishment.

Così inizia un articolo di Fernanda Pivano del 1994, anno in cui stava per essere pubblicato in Italia Memorie di una beatnik.

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Diane di Prima, insegnante e poetessa, di origini italiane ma nata a Brooklyn, ha vissuto fino al 1960 a Manhattan dove ha potuto conoscere e vivere in prima persona l’esperienza Beat. Una donna forte e spregiudicata, almeno questa è l’impressione che si ha leggendo la sua autobiografia. Memorie di una beatnik è un vero e proprio diario delle sue esperienze erotiche e intellettuali, una pornografia scioccante se si pensa che le storie raccontate risalgono agli anni ’50 nella puritana America, ma Diane viveva ogni atto con innocenza e voglia di vivere.

L’importanza di questo romanzo è soprattutto storica, la sua rievocazione della New York degli anni cinquanta ci permette di vivere dentro quella città come se fosse nostra, sperimentando l’idea di una sessualità liberata dalle costrizioni di una società ipocrita: fra amori saffici, poliandria, lavori di modella, Diane di Prima si muove attraverso l’America, esplorando la dimensione del piacere in ogni modo.

È la storia di una donna che con semplicità rivendica il diritto di poter sperimentare il piacere e soprattutto di raccontarlo, prerogativa maschile, in questo avviando una trasgressione anche verso il mondo patriarcale, che pretende dalla donna solo il silenzio.

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La Beat Generation era una generazione di giovani animati da un confuso ma vitale amore per la libertà, affascinati dalla spiritualità orientale come dal jazz e dal sesso; hanno tracciato la loro parabola negli anni cinquanta, fecondando il ventre dell’America con il loro linguaggio stradaiolo. Diane di Prima fu una di loro e New York continua a viaggiare nel nostro immaginario anche grazie al suo contributo.

Il libro fu pubblicato nel 1969, quando quella straordinaria esperienza era, purtroppo, già finita, come spiega la scrittrice stessa nella nota iniziale: i beat ora si sono svenduti e sono diventati hippie, sono impazziti, si sono suicidati o sono diventati monaci zen.

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