Napoli amore mio

“Il maschio Angioino” di Napoli e la visione del passato

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“Il Maschio Angioino” a Napoli, detto anche Castel Nuovo, è una delle meraviglie da visitare a Napoli, per tutti i turisti che arrivano e per gli abitanti anche, una scoperta continua e come tutte le cose belle non si finisce mai di conoscere. Il “Maschio” in passato significava “luogo dove conservare un qualcosa”, un “casale” dove nascondere delle cose o delle persone. Divenne una delle fortezze degli Angioini che ne fecero la loro roccaforte per difendersi dai nemici. Ora è sede di mostre ed incontri culturali e sede del museo civico, un museo che racconta la storia degli Angioini a Napoli e assolutamente da visitare. La visione del passato è una delle sensazioni che maggiormente mi viene in mente ogni volta che metto piede al “Maschio”. L’idea di essere in un feudo, in un castello situato nel centro della città mi mette una bella emozione addosso, un desiderio di conoscenza della storia della città e mi affascina il contrasto tra l’aspetto esteriore del “Maschio Angioino” con la modernità circostante, un grande colpo d’occhio. Un insieme, un nodo che unisce antico e passato è decisamente una immagine forte. La visione del passato con la visione del moderno, ecco cosa mi piace. Dall’esterno è spettacolare questa visione, dall’interno ci si sente parte della storia. Un aneddoto mi ha colpito di questo luogo: si racconta che il popolo affamato si radunava sotto il castello per reclamare il cibo, allora i servi incaricati dagli Angioini, si affacciavano e lanciavano i resti dei loro pranzi luculliani, le viscere degli animali che ovviamente i Sovrani non mangiavano perchè ritenute volgari al grido di “Les Zantralles”, “Les Zantralles” e il popolo raccoglieva da terra tali porcherie. Ora nella lingua napoletana è rimasto il nome di “zantraglia” per indicare una persona volgare e per individuarla nella propria volgarità si dice “quella è una zantraglia”. A pensarci bene un gesto dell’epoca veramente osceno e non concepibile oggi ma che tuttavia fanno la storia di un popolo e di una lingua. Anche questa per me è una visione del passato che mi spiega il presente.

 

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