Odio i ricci

Marta Zampolini: una Stilista Italiana a Berlino – Intervista

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Immaginate un liquido, lo versate in un contenitore e lui prende esattamente la forma che deve, si modella come volete, si adatta. I miei abiti sono questo, i miei abiti si adattano, si trasformano in base alla donna che li indossa; una donna che non ha età ne limiti”

Marta Zampolini

Così presenti i tuoi abiti e così io voglio presentarti alle mie lettrici. Raccontami più nel dettaglio come nascono le tue creazioni.

L’idea di creare abiti trasformabili nasce durante un volo… si si hai capito bene! Ero in volo credo proprio la tratta Berlino-Italia e avevo questo coat pesantissimo, caldo, ingombrante. Me lo tolgo, decolliamo e inizio a sentire un gran freddo. Indossare di nuovo il coat era fuori discussione, avrei sentito caldo dopo due minuti e poi era così ingombrante! Mi guardo intorno e vedevo moltissime donne nella mia stessa situazione. C’era una signora che si copriva le gambe con la giacca perchè indossava la gonna e sentiva freddo, una ragazza che si era messa la sciarpa in un modo stranissimo con dei nodi assurdi e si era creata un perfetto smanicato, c’era anche chi sentiva caldo sotto il suo maglione a collo alto e si era girata le maniche fino al braccio. Mentre osservavo le situazioni intorno a me è arrivata l’idea. Così, un po’ per noia un po’ per curiosità, ho iniziato a “schizzare” sul mio inseparabile blocco da disegno. Sono talmente entrata in fissa con questa idea che, per un bel periodo, sono stata il tormento delle mie amiche, delle amiche di mia madre, di mia sorella, di donne conosciute dal parrucchiere, una pazza! Domandavo a chiunque  informazioni. Un giorno ero nella sala d’attesa del mio Dottore e avevo davanti a me una donna che si dimenava con le sue “vampate”. La sua mossa più frequente per circa 15 minuti è stata mettersi la giacca, levare la giacca, rimettere la giacca, abbassare la giacca e sventolarsi con un giornale. Mentre la osservavo mi esce spontanea una domanda, “…e se avesse la possibilità di indossare una giacca con delle zip sul giromanica e decidere se toglierle?” lei mi guarda e mi fa “Dimmi dove posso comprarla!”.  La mia amica era stata ad un matrimonio di due giorni e mi aveva raccontato della sua giornata tormentata con questo abito pesante, lunghissimo e caldissimo. Mentre mi raccontava ho pensato “se indossava uno dei miei abiti con vari tagli e zip, poteva levare il pezzo basso della gonna e rimanere con un tubino, volendo quello stesso abito poteva diventare un bellissimo top da indossare con jeans il giorno dopo al pranzo con gli amici…!” Così ho iniziato a disegnare la mia collezione, parlando con le Donne, osservando i loro disagi, cosa piace, cosa non piace, a questo ho aggiunto un pizzico di follia. Così nasce la First Time Collection. Abiti trasformabili, adattabili, per Donne senza tempo, senza limiti, senza “definizioni”, semplicemente Donne.

Ora vivi a Berlino. Da quanto tempo sei lì? Perchè hai deciso di lasciare l’Italia? Cosa ti manca di più?

Lasciare l’Italia è stata sicuramente una scelta molto forte e per niente semplice per me. Sono legata alla mia famiglia, alle mie amiche, alle mie tanto odiate tradizioni tipo il caffè al bar, l’aperitivo come premio dopo-lavoro, anche il traffico mi manca!!! Era però necessario fare un passo del genere. In Italia succede spesso ( e voglio specificare NON sempre!) che, nelle aziende si mettono i giovani qualificati a fare dei lavori non adatti e le persone di “simpatia”, chiamiamole così, a fare il lavoro sbagliato. Questa è stata la mia goccia che ha fatto traboccare il vaso. Non ce la facevo più a vivere queste situazioni così “logoranti  e arroganti”. Durante un viaggio mi sono innamorata di lei, è stato un amore a prima vista, Berlino mi ha trascinata, coinvolta, sconvolta e mi ha ridato quello che mi aspettava di diritto: la dignità. Qualcuno mi ha detto ” …potevi semplicemente cambiare posto di lavoro, senza andare via dall’Italia…”, vero! Ma non hai mai visto Berlino. La sua capacità di trasformarsi, di mantenere la sua storia in menti così moderne, così predisposte al cambiamento. Conosco ogni giorno persone di tutto il mondo e ogni giorno scopro cose nuove, imparo nuove culture, cibi, tutto questo stando in una città, una metropoli. Abito a Berlino da 2 anni circa e ne sono dipendente. L’Italia mi manca e ritornerò sicuramente ma per ora ho troppa voglia di imparare, di conoscere, troppa voglia di viaggiare.

Qual è l’abito che hai disegnato al quale sei più affezionata? Perchè?

A primo impatto ti direi il red dress, l’abito della mia tesi, indossato da Isabella Ferrari nel set di Iké Udé. E’ sicuramente il vestito che più mi ha segnata nel mio passato per il mio futuro. A quello stile così curato nei dettagli, ho aggiunto la trasformazione. Oggi l’abito che mi rappresenta è il nostro Dress Macramè, un abito con una base tradizionale e con così tante zip che può avere ben 6 trasformazioni, quindi molto attuale.

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