La metà della meta

Il Marketing di Donald Trump: dalle case alla Casa Bianca

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Diversi anni fa studiavo Scienze Politiche. Credo di aver letto di un buon centinaio di filosofi politici, dei quali ad oggi, circa una decina di anni dopo, ricordo a malapena i nomi. Sebbene fosse incredibilmente interessante, quello che precisamente riesco a ricordare oggi sono alcuni principi fondamentali, tra i quali:

  • dopo un governo di sinistra, andrà al potere uno di destra, e così via: nei secoli, dei secoli, amen. Perchè questo succede? Tendenzialmente perchè gli esseri umani hanno la memoria corta, e l’alternanza di governo assicura nel breve termine di aver contribuito a dare una scossa al cambiamento, che sistematicamente, ciclicamente, ci scoraggia e ci avvilisce. Così, nella tornata successiva, prediligeremo il contrario del precedente e... vai col liscio finché guerra non ci separi. Ad oggi in Italia ciò è invisibile perchè cade un governo con la stessa rapidità con cui cambiamo le lenzuola e c’è qualcuno ad interim del precedente ad interim. Però tienitela lì, come idea base.
  • le persone hanno bisogno di un capro espiatorio. Per una serie di motivazioni psicologiche, in momenti di profonda crisi, si tende sempre ad additare qualcuno per i nostri errori, generalmente sottolineando che il diverso è un nemico. In questo modo si sposta l’attenzione sul problema principale (economia, indici negativi, scarsa fiducia ecc ecc) sulla radicalizzazione della chiave del problema. Molto spesso ciò che può essere impiegato come una risorsa viene visto come il male arrivato nelle nostre piazze. Il diverso è il nemico pubblico numero 1. E’ successo qualche anno fa poco sopra le nostre teste, è continuato con l’invasione della Polonia e tutti sappiano i tragici eventi a venire. Dall’altra parte della barricata, invece, vediamo come siamo noi il male, per lo stesso principio di cui sopra. Così, una sera fredda di una capitale europea illuminata a giorno andiamo a sentire un concerto e usciamo cadaveri. Noi siamo (tutti) esseri umani: abbiamo bisogno perennemente di credere in qualcosa.

Donald Trump ha saputo sapientemente cavalcare le due micro linee guida di cui sopra, grazie ad un’ottima strategia di marketing. Vediamo come egli, talento nel Real Estate (…ricorda qualche italiano famoso?), sia passato da imprenditore (aaah!) a nuovo Presidente degli Stati Uniti?

strategie marketing trump

1) Il personal branding di Donald Trump

Donald Trump ha trasformato il suo cognome in un aggettivo. Prima che si candidasse, tu sapevi chi fosse, anche qui dalla ridente Italia. Il parallelismo Trump-Gnocca-SuccessoSoldi ti si spiaccicava immediatamente in mente. Sapevi che fosse un riccone, amante delle donne, che a New York c’è una torre con il suo cognome e tutto questo ti rimandava a successo e soldi. In generale, il Trump si stimi abbia avuto circa 500 partecipazioni in diverse aziende, 1/3 di esse direttamente a suo nome. Gli insuccessi in realtà sono stati innumerevoli, ma il buon Paper de’ Paperoni ci insegna: Muoviti. Vai avanti, pensa in grande. Prepara il decollo! Non ti sedere sulla pista sperando che qualcuno arrivi e spinga il tuo aeroplano. Non succederà. Cambia la tua attitudine e guadagna altitudine. Te lo giuro, amerai il panorama da là su. 

2) Keep it Simple

Donald ha parlato chiaro, semplice. Ci ha fatto credere (?) di essere un misogino, un razzista, un sessista, un populista. Ha parlato con il linguaggio comune, comprensibile anche dai bambini. Ha finto che la sua spontaneità fosse la sua sincerità, è stato politicamente scorretto. Ha detto le cose esattamente come le pensava, salvo poi ritrattare. Non ha mai nascosto a nessuno di essere un coglione, insomma. La gente ricerca persone in grado di esprimere le nostre emozioni meglio di quanto essa stessa possa fare.

3) I mercati sono conversazioni

cluetrain

I mercati sono conversazioni” è il primo comandamento di un marketer nell’era digitale. Tutti hanno un’idea e tutti oggi hanno la facoltà di esprimerla. Grazie al sensazionalismo e alle sue sparate evidentemente fuoriluogo, Trump è rimasto più a lungo possibile negli algoritmi di qualsiasi cosa. Agenda media cartacei svaccata completamente perchè il giorno prima egli se ne è uscito con “Costruiamo un muro!” che ricorda tipo Berlino 1961. Che tu sia d’accordo o no I don’t care, l’importante è che tu ne parli. Potrai pure essere indignato1!!11!! ma condividerai sulla tua timeline l’ultima idea del parrucchino biondo più famoso d’America. Perché come dicono in “Wolf of Wall Street” non esiste una pubblicità negativa o positiva: è sempre solo pubblicità.

4) “Le conversazioni tra esseri umani suonano umane. E si svolgono con voce umana.” 

Donald ha toccato le corde più becere dell’animo umano. Dopo un Presidente di colore, c’era bisogno di qualcosa di diverso. Ed io, texano cowboy che ancora oggi non mi capacito del perchè sia stata fatta la Guerra di Secessione, mi aspetto qualcuno che dica quello che penso su tutti i media e non se ne vergogni. Nella società odierna, appena attraversata da ventate di uguaglianza che vanno anche a toccare la vita e lo sfruttamento animale, come posso sentirmi libero di dire la mia sul diverso? Trump ha legittimato queste ideologie, spingendo chiunque sia stato nascosto nell’ombra fino a quel momento a venire fuori, a farlo ambasciatore delle sue idee.

5) La bacchetta magica

Ad un certo punto si è cominciato a pensare che Trump fosse il maghetto Harry Potter. Laddove alcuni politici muovono un problema per ogni soluzione, il biondo che conquista il mondo offre una soluzione ad ogni problema. Sciorina idee e colleziona consensi. Egli è l’ultimo dei paraculo e non ha problemi a passare per coglione. Non lo trovi mai impreparato e lo conferma nella prima settimana di servizio: agisce immediatamente mettendo in pratica cosa ha promesso. Ti ha creato un’esigenza che prima non avevi. Sei qui seduto al tuo computer e ti ripeti nella testa: “maddai mica lo farà veramente!” e invece lo fa.

6) Lo slogan: “Make America Great Again”

TRUMP-make-america-great-again-WHITE_5936Make America Great Again“, come slogan, vince a mani basse su tutto. Quell’again che ti fa pensare che a causa di qualcun altro l’America ha cominciato il declino, ma tu, Americano medio, lo sai che il tuo Paese era (è!) una delle potenze più importanti del sistema solare. E’ questo il vero valore, l’engagement che cerchiamo in uno degli Stati più patriottici di sempre. Suona un po’ “l’Italia agli Italiani!”, e pure quella volta ebbe successo. Fuori i mussulmani, fuori i messicani, solo noi: gli Americani. La nostra terra dei sogni dove tutto può accadere, quella che ci siamo guadagnati da generazioni di immigrati ma adesso non lo siamo più. “Stronger Together” fa schifo, dai. Lo sappiamo tutti che poi sarai tu l’unica a prendere delle decisioni ed io dovrò subirle. Dai Hillary, di che cosa stiamo parlando?

Insomma, qualsiasi cosa tu possa pensare di Donald Trump, che sia un coglione, un genio o un mix di entrambe le cose, non può sfuggirti il fatto che tu ne abbia parlato diverse volte in questo anno. Sono anche certa che tra ciò che hai pensato ci sia anche un “ma chi glielo ha fatto fare”: d’altronde non gli servivano più soldi nè più potere: lui è nato navigando in entrambi.

Trump è il case study che studieranno le prossime generazioni di marketers e di scienziati politici, lui è la forza di cambiare a 70 anni, lui è la banalità vestita da ingenuità, lui è il leader sincero, e ci ha venduto sè stesso condividendo i propri valori.

Quando pensi al tuo prodotto, quando hai paura di non aver targettizzato correttamente, di non aver sponsorizzato adeguatamente e di aver ben poche conversazioni e condivisioni, prova a pensare a cosa sia riuscito a fare un razzista, sessista, populista, misogino essendo semplicemente sè stesso.

BE SIMPLE, BE HEART-OPEN, BE YOURSELF.

BE TRUMP.

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