Punto e virgola

Maria Fux: come la danza spinge alla vita

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“Chi sei? Perché hai fretta?” Così comincia una lezione di Maria Fux. Il regista friulano Ivan Gergolet ci ha aperto il suo mondo: un mondo in cui tutto ciò che importa è l’interiorità, ciò che si può donare, ballando.

Nonostante i suoi novant’anni siano ormai suonati da un pezzo, il suo corpo non vuole saperne di rilassarsi: guidato da una mente forte ed entusiasta, funge da guida a sua volta per dei giovani ragazzi smaniosi d’imparare la filosofia della danza e, ancor di più, per individui dalle forti problematiche psicofisiche, il tutto inscritto in un’affascinante metafora della vita. In un’anonima sala di Buenos Aires si consuma il miracolo di una lezione con María. María ha sempre dovuto lottare per la vita. Sua e degli altri. Il padre non voleva che ballasse e non apprezzava nulla della danza.
Una persona, una danza. Completamente diversa dalle altre. Disgrazie e sfortune trovano la loro ideale collocazione di fronte all’insegnamento di María.
Ballare la musica, riempirla col movimento, disegnarla, dice molto di come siamo fatti.

img2“Io non chiedo mai ai miei allievi chi sono o che lavoro facciano: io li guardo danzare e capisco chi sono.” La danzaterapia non essendo schematica è aperta a tutti: ci sono ragazzi down, donne cieche, una donna sordomuta e una che da neonata è stata affetta da poliomelite. Non ci si aspetterebbe da loro di poter danzare, ma è ciò che si riesce ad esprimere, anche solo ascoltando il silenzio, attraverso le vibrazioni, che può rendere un movimento, danza.
“Il modo in cui le persone che non potevano muoversi, riuscivano poi a farlo con me: quella che era una danza, diventava terapia”, terapia per l’anima.

Maria Fux (93 anni) è nata in una famiglia ebrea russa scappata dal pogrom; la madre era affetta da una malattia alle ginocchia, era zoppa. Così, Maria, riuscì ad esprimere ciò che la madre non poteva fare: “Io sono la gamba malata di mia madre”.
Sin da giovanissima ha danzato in tutto il mondo, portando con sé ciò che è anche una rappresentazione dello spirito femminile argentino; il suo stile è stato considerato molto espressivo: questo è ciò che stava alla base per l’idea di un nuovo tipo di danza, idea che ebbe nel 1942, quando, senza alcuna musica, riprodusse un movimento naturale, ovvero una foglia mossa dal vento. Ecco perché una sordomuta può ballare, perché la Natura lo fa e con il ritmo del suo respiro.img1

Dopo quattro anni di contatto costante con María Fux, che stima moltissimo – come dimostra l’amore che traspare da questo lavoro -, il regista è stato in grado di mostrarci una realtà semplice ed elementare, il principio per cui una donna di più di novant’anni è spinta ad alzarsi ogni mattino, sorridere e condividere ciò che sa con gli altri: l’istinto alla vita.
L’evento cinematografico è stato preceduto in tutt’Italia da flashmob della scuola di Maria Fux, con una significativa presenza anche a Messina,Trieste, Milano, Torino e Firenze.

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