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Mardi Gras, il non-carnevale d’America

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In questi giorni di frittellaggine italiana, qui a Houston al massimo ci lisciamo le paillettes per le parate in grande stile che si riversano sulle Main Streets, stile sambodromo brasiliano. Il vero carnevale d’America è Halloween, l’unico paragonabile ad un carnevale “italiano” in termini di attesa, gioia e goliardia. Ci sono, come è immaginabile, alcune lodevoli eccezioni, tutte concentrate nel sud degli Stati Uniti, laddove cioè le influenze europee e/o latine sono storicamente più forti. Apice delle celebrazioni carnevalesche è il martedì grasso – il Mardi Gras – rimasto nella tradizione d’oltreoceano ancora confezionato con tanto di etichetta francese. Il luogo, ça va sans dire, è New Orleans, sede del mardi gras più antico degli States, con una storia di bagordi vecchia di oltre 300 anni. 

Schermata 2015-02-09 alle 16.15.33In Texas the place to be durante il carnevale è invece Galveston, ridente cittadina costiera  (in realtà è una piccola isola) con un centro storico autentico e sufficientemente suggestivo per ospitare la parata più spettacolare di tutto lo Stato della Stella Solitaria. Ogni anno, a Downtown, si riversano una media di 250 mila persone, una folla che ha fatto guadagnare a Galveston la medaglia di bronzo dei carnevali d’America. Nella settimana di carnevale ci sono circa una trentina di concerti, 22 diverse parate coreografiche, balli in maschera, maratone benefiche e, particolarità, le feste “in balconata”, parties esclusivi da cui si può guardare quello che succede nelle strade o nelle piazze dal secondo piano degli edifici, ospitati nei tipici balconi porticati che esistono a Galveston come a New Orleans. Non pensate a chissà quale scelta: i balconi da cui poter vedere le sfilate e ascoltare musica sono giusto 4, situati nel medesimo incrocio ai 4 punti cardinali. Lodevole il fatto che ogni balconata sia stata affidata ad una organizzazione benefica della città che, ognuna a suo modo, si occupa di animare e intrattenere il pubblico in cambio di un biglietto abbastanza salato (fino ai 100 dollari, escluse le consumazioni), il cui ricavato va però interamente a finanziare le loro attività.

A parte ciò, birra a fiumi, musica di qualsiasi genere, stelle filanti e costumi di ogni sorta sono il comune denominatore del carnevale texano come del carnevale veneziano. Bagni puliti e abbondanti a parte. E la gustosa eccezione della King Cake, praticamente una copia della torta del Los Reyes di cui ho parlato qui e che si sostituisce alle “nostre” frittelle. Eppure manca qualcosa in questo baillame colorato che chiamano carnevale: è chiasso, divertimento e musica ma rimane una festa che punta dritto al di fuori dell’anima. E quando si tratta di maschere, il cuore degli americani batte per Jack-o’-Lantern, non per Arlecchino.

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