Arte in pillole

Il magico solstizio d’inverno al Tempio di San Nicolò

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A Treviso il 21 dicembre è un giorno curioso: durante il solstizio d’inverno, nella chiesa di San Nicolò avviene qualcosa di magico, tra sapienza progettuale e favola.

Natale è un periodo magico, l’Inverno è appena iniziato anche se il freddo si fa sentire da un pezzo. La classica atmosfera prevede un caminetto acceso, una tazza di cioccolata calda, addobbi rossi e verdi, musiche allegre per augurarci una nuova nascita: un inizio diverso dal periodo appena passato, pieno di buoni propositi e tanti sorrisi.
Natale è una favola, è il momento perfetto per raccontare delle storie perché queste assumono tutto un altro sapore, più interessante… singolare!

Anche io ho una storia da raccontare! Una curiosità che riguarda Treviso nel giorno del solstizio d’inverno, un giorno comunque extra ordinario, essendo il 21 dicembre il giorno più corto dell’anno!
Il tutto avviene nel Tempio di San Nicolò, capolavoro lombardo-gotico realizzato dagli Ordini Mendicanti del Veneto nei primi anni del Trecento grazie ai finanziamenti del trevigiano papa Benedetto XI.
Il principale elemento che caratterizza l’interno è la luce che entra da oriente con i primi raggi del sole e compie un lento percorso verso il presbiterio e l’altare, rendendo l’atmosfera dai toni caldi ancora più rasserenante.

Mistero e stupore a San Nicolò

A Treviso il solstizio d’inverno è una magica costruzione artistica, tra il mistico e il genio architettonico.
C’è chi lo definisce meraviglia dell’ingegno umano applicato alla natura, chi lo indica come un segno, un codice segreto, ricordando che nel Medioevo, il più delle volte, l’intelletto doveva esprimersi in maniera misteriosa per non risultare eretico.

Magia o spettacolarità? Oggi, attorno a mezzogiorno si è rinnovato il fenomeno del sole che si riflette sui santi della parete nord del Tempio di San Nicolò: un gioco di luci voluto dal progettista, ancora oggi ritenuto una leggenda misteriosa.

Cosa avviene? I raggi del sole, penetrano dai lucernari superiori della navata e incontrano le tante lenti che compongono le vetrate. Con la loro intercessione vengono, quindi, riflessi dei cerchi dorati verso il pavimento e illuminano sei santi dipinti in alcuni medaglioni in corrispondenza delle finestre della stessa parete.

Si dice che questo effetto custodisca la verità sulla morte di Nicolò Boccassino (papa Benedetto XI), ufficialmente deceduto per una scorpacciata di fichi; oppure alcuni indizi in merito ai chiodi della Santa Croce che i centurioni veneti di istanza in Palestina riportarono ad Opitergium.

A mio parere, questo spettacolo di luce, architettura e spiritualità, che si verifica proprio in questi giorni di attesa vuole essere un aiuto a pensare e pregare, un aiuto a meravigliarci di fronte alla natura e all’intelletto, perché anche le piccole cose nella nostra quotidianità non vengano scontate ma possano sempre essere eventi straordinari!

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