Made in Malga non celebra solo il formaggio o il prodotto alimentare italiano. È un percorso a tappe lungo la tradizione italiana ancora molto radicata e legata alle montagne, ricche di storia e di storie da raccontare. E da non dimenticare.

Lo scorso fine settimana si è svolta una bellissima manifestazione ad Asiago, in provincia di Vicenza: Made in Malga infatti intende celebrare il formaggio e lo fa nel posto più adatto, ovvero la capitale di uno dei latticini più famosi (e imitati) d’Italia.
Per chi non c’è mai stato, non è solo una passeggiata lungo le vie di uno dei Sette Comuni dell’Altopiano, ma rappresenta la scoperta di gusti diversi, di un incontro con antiche usanze e tradizioni che pochi di noi conoscono.
Certo conosciamo il formaggio di fossa, quello ubriaco o il bastardo, ma sappiamo tutti le loro origini?

Made in Malga è la festa di un patrimonio italiano. L’esaltazione della tradizione montana. Il paradiso del formaggio. Qualcuno potrebbe additarlo anche come il tripudio del colesterolo.
Vedetelo come volete ma per me, amante di quelle forme per lo più rotonde, conservate in tempi e modi diversi, è un appuntamento imperdibile che solo il nome fa venire l’acquolina in bocca.
Ecchissenefrega del colesterolo, che poi non tutti i formaggi sono così minacciosi per il nostro organismo e come tutte le cose: si deve fare attenzione e un po’ di movimento, così che qualche triangolo di Morlacco con miele o una sberla di Dobbiaco fuso con polenta non potrà far male.

Dalla prima edizione, nel 2012, ospitata all’interno del prestigioso ma troppo elitario Golf Club di Asiago, Made in Malga nelle edizioni successive si è avvicinata al suo pubblico e quest’anno è arrivata lungo le vie di Asiago, associando ad ogni esercizio commerciale un produttore, una malga, un caseificio proveniente da ogni parte d’Italia, dalla Val d’Aosta al Trentino Alto Adige, dalla Pianura Padana ai Monti Marsicani,  dalle pendici del Monte Grappa a quelle della catena del Marghine in Sardegna e dall’Appennino Reggiano fino ai piedi della Majella.

Mi sono fermato al banchetto di un produttore di formaggi e salumi della Val Sassina, a discutere di telaggio come secondo piatto oppure a fine pasto, magari accompagnandolo con alcuni frutti come mele e pere, “purché sia servito a temperatura ambiente perché così se ne esaltano sapore ed aroma! E non togliere la crosta, è sufficiente raschiarla, perché è molto saporita”, sono stati i suoi consigli.
Quando gli ho detto che lo ricordo come condimento della pasta nel famoso piatto taleggio & pere o allo stesso modo come risotto, mi ha risposto che “non lo hai mai apprezzato come ripieno, perché fonde che è un piacere!”. Questo lo ricordavo bene invece, perché l’ultima volta ci ho messo un nel pezzo a pulire la pentola dove ho condito la pasta.
Non si può parlare di formaggio senza abbinarlo al vino! Meglio un rosso che un bianco, preferibilmente dal gusto non troppo deciso, quel che basta per smorzare la sua cremosità. Ma sono scelte che rientrano alla voce gusti personali. Il Taleggio si abbina molto bene con un vino rosso corposo dalle decise note fruttate, per smorzare leggermente la sua ricca cremosità.
Ho potuto assistere al racconto del formaggio stagionato in foglie di ulivo o di noce, attratto da quei cubi pelosi esposti da una famiglia cremasca che da più di 60 anni si occupa di produzione casearia.

Oltre a questo circuito composto da molteplici pit-stop alla scoperta dei gusti del nostro Paese, erano molti gli eventi in programma: presentazioni di prodotti, assaggi nei negozi, aperitivi nel wine bar, degustazioni guidate con l’abbinamento a vini, birre artigianali e cene a tema.
Il formaggio è stato il filo conduttore di un week end all’insegna dei nostri sapori, ma erano presenti anche produttori di birre artigianali, distillati ed erboristerie. Inevitabile fermarsi da uno di questi ultimi a fine giornata, per un necessario infuso digestivo!

Notevole la realizzazione della osteria di montagna, un luogo dove raccogliere tutti i prodotti tipici, soprattutto quelli dell’Altopiano di Asiago come il formaggio DOP abbinato alla birra artigianale della Val di Fiemme, la polenta di Storo accompagnata dai vini abruzzesi, per concludere con una torta Ortigara bagnata da liquori di montagna.

L’Altopiano dei Sette Comuni è un piccola perla incastonata sulle Prealpi venete. Non sarà più un Eden, ma non è nemmeno una località soffocata dalla mondanità. Si può ancora trovare la pace di una giornata di totale tranquillità in mezzo a pascoli e montagne che hanno fatto la storia dell’Italia.
E questa manifestazione merita un soggiorno di un weekend, necessario per gustare con la dovuta attenzione i gusti e le tradizioni montane. Quella montagna che, come dice Mauro Corona, “regala emozioni a chi è sensibile ed educato”.

Tra le tante feste che non ci riguardano, innaffiata da birra in costume bavarese o colorate di verde, carnevalate fuori stagione con zucche illuminate e tacchini ripieni, Made in Malga è un evento che celebra uno dei pochi rimasti e tanto celebrati made in Italy reali, che soprattutto vuole esaltare le tradizioni italiane ed in particolare quelle delle nostre montagne, quelle più vere e caratteristiche. Buone da gustare e belle da ricordare e conservare, come tutte le eredità.

PS1: le origini del formaggio di fossa e dell’ubriaco sono controverse e potrebbero derivare da metodi di sopravvivenza in periodi difficili.
Per il formaggio di fossa si dovrebbe prima capire a cosa servissero le fosse. Alcune di queste erano delle ghiacciaie, altri dei nascondigli. Ma in molti casi il formaggio veniva nascosto nelle fosse per evitare venisse confiscato o predato da briganti. Solo alla riapertura delle fosse i contadini scoprirono come le caratteristiche del formaggio fossero cambiate, acquistando un ottimo sapore tanto da tanto da adottare questo sistema che presto divenne una usanza.
Anche il formaggio ubriaco ha origini basate su narrazioni locali. Si dice infatti che durante la Prima Guerra Mondiale i contadini nascondessero le forme sotto le vinacce (gli scarti della lavorazione dell’uva) per salvarle dai saccheggi dei soldati austroungarici. Come per quello di fossa, una volta recuperati i formaggi, i contadini si accorsero che il formaggio non solo non si era rovinato ma aveva acquisito l’aroma delle vinacce.
Il formaggio bastardo si chiama così perché è un ibrido di lavorazione tra Asiago pressato (fresco) e l’Asiago d’allevo (stagionato).

PS2: ancora riguardo uno dei latticini più famosi (ed imitati) d’Italia. Lo sapevate che l’Asiago è stato spesso nominato dal protagonista della serie tv “About a boy”, ambientato a New York?

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