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“L’uomo che cammina” di Flavio Andriani

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Ma tu non puoi crescere. Perché i burattini non crescono mai. Nascono burattini, vivono burattini, muoiono burattini

Mi ha colpito particolarmente questa citazione di Collodi che precede il romanzo di Flavio Andriani. Siamo o non siamo burattini della vita? C’è davvero qualcuno che muove i fili per noi o siamo così coraggiosi da spezzare quei fili per sentirci finalmente protagonisti indiscussi della nostra vita, nel bene e nel male, attraversando tempeste e uscendo con o senza ferite?

Leggendo le prime pagine di questa storia, il lettore sarà in grado di farsi tante domande e inconsciamente saprà darsi anche le dovute risposte. Siamo esseri complicati, difficili da decifrare e spesso compiamo azioni che non sempre hanno una spiegazione o forse siamo così presi da noi stessi, da non volerne dare.

“Esistono le domande e non sempre le risposte”

“Il pensiero, quello intimo, non ha voce, non ha corpo, è impalpabile, profondo evanescente, allo stesso tempo indicibile”

Andrea Bufi, noto e stimato psicanalista, vive a Bari con la moglie Giorgia. Andrea amava i suoi pazienti ed era capace di “assorbire come una spugna” le loro storie e i loro vizi. Andrea psicanalista e Andrea uomo, cinico, chiuso, un rebus da decifrare. Un evento lo porterà inevitabilmente a non essere più padrone della sua vita, quasi spettatore di ciò che ogni giorno rivive nella sua mente e la notte rende il sonno un miraggio. Un viaggio a Firenze, per poter assistere ad uno spettacolo di Carmelo Bene “Il Lorenzaccio” e in quella occasione una “scultura” famosa macchierà di sangue la sua vita, rendendolo un criminale, ancora più inquieto, assente e triste. La paura e un forte pericolo per la propria incolumità e quella di sua moglie Giorgia, spingono Andrea ad una “fuga”, un viaggio a Bali.

“Bali avrebbe forse normalizzato l’effetto “bene”

“Avevo creduto ingenuamente che scegliendo l’isola, il mio recente passato sarebbe stato sepolto da una sabbia fine e inconsistente. Una sfinge che invece avrebbe mostrato sempre il suo volto, eroso solo in parte”

“Ora sono come Lorenzaccio sulla scena: non posso essere più padrone della mia vita, perché la storia agisce per me. E io sono condannato a seguirla”.

Andrea, proprio come un attore dovrà uscire di scena prima della fine dello spettacolo, non può continuare a restare in sospeso, così come la sua vita, il suo lavoro e il suo “io”. Il tempo sembra ormai scadere come granelli di sabbia di una clessidra, il viaggio termina per diventare cammino? A voi scoprirlo.

Il ritmo del romanzo scorre con piacere e si legge con grande interesse grazie ad un tessuto narrativo corposo e intrigante, senza mai appesantire la lettura.

Una piacevole scoperta che sento sinceramente di consigliare.

Complimenti Flavio Andriani.

Buona lettura
Ilaria Grossi (Reviews Rose)

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