Young Blood

Love takes time: le borse di TSATSAS

Quando ero bambina la preparazione del pranzo della domenica a casa della nonna seguiva un rituale preciso ed immutabile: al mattino presto un enorme pentolone – quando la propria altezza non sfiora neppure il metro, anche gli oggetti più comuni manifestano la strana tendenza ad assumere proporzioni mostruose –  veniva adagiato sul fornello. Al suo interno la carne e gli aromi per il ragù dovevano soffriggere a fuoco medio, finché la zia Maria non decretava che fosse giunto il momento di sfumare col vino rosso. A questo punto si aggiungeva la salsa di pomodoro e cominciava un’attesa che a noi bambini pareva interminabile; ma a nulla valevano le nostre proteste, né tantomeno gli arditi tentativi di qualche genitore un po’ rivoluzionario, che provava a spegnere la fiamma prima che fosse giunto il momento propizio: soltanto dopo alcune ore la nonna concedeva con un lieve cenno del capo l’agognata autorizzazione, la pentola veniva finalmente scoperchiata ed un profumo senza eguali si diffondeva in ogni stanza, richiamando tutti ai propri posti in tavola. Dalla nonna Teresa ho appreso così una delle lezioni di vita più importanti: per le cose buone c’è bisogno del giusto tempo. Molti anni più tardi sarebbe stato un professore universitario a ricordarmelo, ripetendo spesso una frase che durante il primo giorno di lezione ci aveva chiesto di scrivere sui nostri quaderni immacolati: love takes time.

Ora, a vedermi qui che scrivo queste righe divorando distrattamente i rimasugli della cena, mentre con un occhio cerco di seguire le vicende di una puntata di Mad Men (aveva ragione la nostra Giada Toso quando scriveva che seguire le serie TV è ormai diventato un lavoro a tempo pieno), non si può certo dire che io, campionessa del multitasking più imbecille, abbia memorizzato a fondo la lezione. Per fortuna qualcuno che invece dedica al proprio lavoro la giusta dose di tempo e, quel che più conta, di amore, c’è: basta guardare le foto delle borse di TSATSAS per capire di avere a che fare con un marchio che di cose fatte con cura, dedizione e attenzione maniacale per il dettaglio se ne intende parecchio.

TSATSAS nasce in Germania nel 2012, frutto della collaborazione di Dimitrios Tsatsas, industrial designer con alle spalle una solida tradizione familiare nella pelletteria, e Esther Schulze-Tsatsas, formatasi invece nel campo dell’architettura. Tutte le loro borse sono prodotte nell’atelier di famiglia, lavorando con un meticoloso procedimento artigianale pregiati pellami provenienti da Italia, Francia, Sud America, India e Nuova Zelanda. Il marchio, oltre a quella per il design e la realizzazione, riserva una particolare cura anche alla sostenibilità: le pelli provengono dagli stessi allevamenti destinati alla produzione alimentare, e sono conciate con procedimenti che, oltre ad assecondare elevati standard tecnici ed ecologici, preservano l’aspetto naturale del materiale, rendendo ogni pezzo differente dall’altro.

Quanto al design delle borse, si tratta di piccoli capolavori di minimalismo unisex, che coniugano alla perfezione il lusso più understated di una lavorazione manuale di materiali di alta qualità, alla funzionalità e alla ricerca formale del design contemporaneo. Le dimensioni variano dal piccolo zaino Xela alle capienti tote bag Lucid e Fluke, declinati in toni neutri dal nero al grigio perla; ogni borsa è contraddistinta dal numero di produzione inciso al suo interno, e tutte sono immediatamente riconoscibili grazie all’interno blu, anch’esso realizzato in pelle. Per ora si possono acquistare online, oppure in alcuni punti vendita selezionati in Germania, Svizzera, Regno Unito e Cipro; per quanto mi riguarda, ne ho già richieste un paio nella mia letterina a Babbo Natale, ma non credo che arriveranno tanto presto: l’amore, si sa, richiede tempo.

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Copyright delle immagini: Gerhardt Kellermann, Munich, www.gerhardtkellermann.com

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