Da piccolo ero un vero divoratore di libri.
Iniziai a leggere che ero alle elementari, avrò avuto 6 o 7 anni.
Un giorno mio padre mi portò in una libreria, la più grande che avessi mai visto nei miei pochi anni di fresca esistenza.
In mezzo a questo dedalo di scaffali in legno ricolmi di tomi, copertine variopinte ed odore di carta stampata mista a colla, scoprii un nuovo mondo.
Vagare in questo intrico di scomparti – suddivisi per generi – fu un esperienza cosi forte che la conservo ben salda nei ricordi, per quanto risalenti nel tempo.
Mentre  mi inoltravo in questa dimensione, sentendomi come uno Hobbit uscito dalla Contea per attraversare la Terra di Mezzo (l’altezza peraltro era quella..!), mi accostai per la prima volta al mistero della carta stampata e rilegata.
Colpito dal colore delle pagine – i bordi erano verde fosforescente – li indicai a mio padre, che dopo averli esaminati li unì ai suoi e porto questo mucchio di copertine, pagine fresche e parole alla cassa.
Quello fu l’inizio della mia storia d’amore con la lettura.
Una storia intensa, appassionata e ricchissima di momenti piacevoli, di puro spirito di evasione, ma anche fonte di conoscenza, interesse e genuino gusto per la scoperta.
Sarò sincero, il mio exploit con la lettura d’evasione è durato grosso modo fino ai vent’anni.
Il liceo fu un periodo piuttosto duro, lo studio era cospicuo, le materie da seguire molte e le nozioni abbondanti.
Le energie che fino a prima potevo investire nella mia insaziabile sete di cellulosa tinta di inchiostro cominciarono a perdere qualche colpo.
Il mio percorso di studi contribuì, tuttavia, ad accostarmi alla comprensione e alla scoperta di testi ed autori tra i più vari attraverso i secoli, focalizzando la mia attenzione un po’ meno sul lato ricreativo e puntando con decisione sugli aspetti più impegnati e critici connessi alla lettura.
Arriviamo all’università.
E qui comincian “le dolenti note” Dantesche…
Con gli studi universitari ho dovuto lottare con le unghie e con i denti per cercare di non perdere di vista l’ormai maturo affetto per la lettura.
E lo ammetto, il rapporto ne è uscito piuttosto malconcio, incrinato e sbiadito.
Sarà per la scelta tutt’altro che leggera cui mi sono volontariamente sottoposto con animo sadico o per le forze che dovevano dedicarsi a ben meno appaganti traguardi, ma ammetto di avere gradualmente smarrito la bussola che mi conduceva puntualmente a nuove letterarie avventure.
Ed è proprio a questo proposito che oggi scrivo.
La lettura è forse uno di quei piaceri così trascendentali, così belli, gustosi, pieni e facilmente trasmissibili – come una benigna patologia – che rappresenta, forse, lo strumento più adatto a veicolare i pensieri umani, espanderli, alimentarli.
Il libro, può rendere l’uomo libero.
Lo sa bene chi, impossibilitato a spostarsi per i più disparati motivi, può evadere grazie ad un agglomerato cartaceo rilegato e dattiloscritto, mantenendo attiva la sua mente e nutrendo la sua anima.
Altrettanto bene lo sa chi è solito tenere con sé un diario, dove scrive i suoi pensieri, le sue impressioni e cerca di catturare le emozioni del momento: queste saranno sempre li, pronte un giorno per essere ripercorse, per rievocare scenari, immagini e scorci di vita che parevano dimenticati.
Senza considerare che la lettura è quella mano invisibile che accompagna gradualmente verso il naturale passo successivo, quello della creazione, tanto è innato il bisogno di esprimersi nell’essere umano.
Un libro può fornirci l’ispirazione, può donarci idee, garantirci emozioni serene o turbarci in maniera spietata.
Di certo non ci lascia intonsi, una volta poggiato per l’ultima volta sullo scaffale.
E’ per questo motivo che ho accolto, con non poca delusione,  il retrofront dopo il roboante annuncio dello scorso 13 dicembre, legato all’ art.9 del Decreto “Destinazione Italia”:

[“Per favorire una maggiore diffusione della lettura dei libri cartacei è riconosciuta una detrazione fiscale del 19% sulle spese sostenute nel corso dell’anno solare per l’acquisto di libri muniti di codice ISBN, per un importo massimo di 2000 euro, di cui 1000 euro per i libri scolastici e universitari e 1000 euro per tutte le altre pubblicazioni”.]

L’idea, sulla carta – il gioco di parole è voluto – si presentava come interessante ed appetibile.
In un paese paradossale come il nostro, dove la diffusione e la trasmissione sana della cultura continuano ad incontrare ostacoli insormontabili, sarebbe stato un buon incentivo per invogliare alla lettura.
Passati due soli mesi dalla proclamazione in pompa magna, ecco l’inversione di marcia: i beneficiari saranno solo i librai, e a sentir loro, nemmeno in gran misura.
Ciò che rimane è la possibilità, per i soli studenti delle scuole superiori, di presentare un voucher che da diritto ad uno sconto del 19% su un ammontare di spesa ancora non specificato, come non è definito se sarà sfruttabile per i soli testi scolastici o meno.
Il tetto massimo di spesa di 2.000 euro complessivi è stato depennato, forse perché ci si è resi conto che l’esborso sarebbe stato decisamente troppo oneroso e che i criteri sul come calcolare e detrarre poi, costituissero un fondale irto di spinosi ricci di mare.
Al momento, l’incertezza regna sovrana, anche nel mondo dei libri.
Per l’ennesima volta un tentativo, per quanto goffo e maldestro, di creare qualcosa di buono in ambito culturale, pare essere irrimediabilmente naufragato.
Sospinto da strombazzati annunci prima e da un repentino e puntuale emendamento poi.
Mi sento un po’ come il protagonista di Cast Away, in compagnia di tutti gli altri che avevano salutato l’iniziativa con favore.
Nonostante ciò, ho ripreso il mio percorso di graduale riconciliazione e riappacificazione col mondo di cellulosa da qualche tempo ormai e devo dire che mi sento meglio.
Sto provando a fare un esperimento dal coefficiente di difficoltà elevatissimo: provare a sostituire gradualmente la maturata dipendenza da pc, social networks e smartphone, per tornare a dare un po’ di libertà alla mia immaginazione.
E’ dura, ma i risultati sono gratificanti ed appaganti.
Leggere aiuta a vivere, a tenere in allenamento la  mente e a sognare.
Un libro, può cambiarti la vita, con o senza incentivi “Salva Italia”.
Aiutiamoci da soli, con un piccolo e gradevole sforzo.
Accendiamo il cervello e leggiamo un buon libro.

Vuoi scrivere un commento?
Effettua la registrazione da questo link:

Registrati

MORE FROM MASSIMILIANO SANTOLIN

ENTRA NELLA COMMUNITY