Questo lunedi vorrei spendere qualche parola per ricordare un attore che, per quanto fugace sia stata la sua comparsa nel grande teatro della vita, ha lasciato traccia indelebile nei miei ricordi di accorato cinefilo.
Sto parlando di Heath Ledger, che è scomparso nel gennaio del 2008.
L’attore Australiano ci ha donato una interpretazione del Joker, in Batman – Il Cavaliere Oscuro, che è stata in grado di oscurare qualsiasi altra precedente, con buona pace di quanto pensi uno dei suoi più acerrimi e storici avversari, quella vecchia volpe di Jack Nicholson.
Lo so che è riduttivo ricordarlo solo per quella, pur magistrale ed insuperabile prova ed è ingiusto non menzionare le altre ottime performances attoriali incastonate nelle pellicole che si sono fregiate della sua presenza, però io, in maniera un po’ egoistica, mi permetto di farlo.
Mi permetto di sottolineare ancora una volta, a distanza di più di sei anni ormai dall’uscita di quel film, oltre che dalla sua scomparsa, quanto quell’interpretazione di uno dei villain più pericolosi e famosi dell’uomo pipistrello sia riuscita a superare la barriera dello stereotipo, a sfondare la generale concezione del personaggio che si era cristallizzata fino ad allora, filtrata da cinema e fumetto.
Quel Joker, per il lavoro e lo studio dedicati, per la creatività, sensibilità e capacità empatica profusa, è stato qualcosa di vivo, di pulsante e di assolutamente credibile nel contesto creato da Nolan.
Ho avuto modo di riguardare, per l’ennesima volta, la trilogia del Cavaliere Oscuro, proprio pochi giorni addietro e sono rimasto, come al solito, con quella sensazione dolceamara in bocca, gustandomi la bravura di un attore formidabile, incredibilmente reale, pur consapevole della sua scomparsa.
Sottolineare per l’ennesima volta lo scherzo beffardo che il destino ha riservato ad Heath non ci aiuterà  riaverlo tra noi, o a godere nuovamente del fiato delle sue battute.
Come non lo farà il tirare in ballo improbabili maledizioni legate al ruolo che si cucì addosso con tanta abilità ed innato talento.
L’unica cosa che posso fare, come amante del complesso e riuscitissimo personaggio che ci è stato lasciato in eredità, è ringraziarlo, ancora una volta, in qualità di ragazzo che ama il cinema, e che grazie ad esso può restare aggrappato alle cose belle che la vita riserva, può evadere per quelle due ore e mezza di pellicola, compiacendosi dell’intenso ed appassionato lavoro che grandi artisti come lui continuano a lasciarci.
Forse non si sarebbe mai aspettato tanta e tale notorietà, calamitata da un ruolo che peraltro inizialmente aveva rifiutato.
Eppure si sa, la vita da’ e prende e l’unica regola valida, nel mare di grandi piani e strategie dei quali spesso siamo pedine inconsapevoli, purtroppo è quella del caos e siamo costretti ad accettarla.
Mi sento di riservargli questo personale attestato di stima, accompagnato da una nota di tristezza,
ed un sincero apprezzamento, a nome mio e di tutti quegli (e sono tanti ve l’assicuro) amici e conoscenti che la pensano come me.
Con affetto e rispetto, da chi apprezza la passione, la creatività, ed il lavoro che scaturisce dal puro bisogno di trasformare l’emozione in qualcosa di vivo e pulsante.

Ci manchi molto Heath.

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