Vena chiusa

Le risse digitali sportive

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La sfida in pista tra Valentino Rossi e Jorge Lorenzo per il mondiale di MotoGP, con Marc Marquez a fare da terzo incomodo, ha scatenato i tifosi del pilota Yamaha che hanno sfondato le tastiera a suon di proteste digitali.

So che rischio di passare per noioso scrivendo due post sullo stesso argomento. Ma state tranquilli, mi serve solo come spunto iniziale per la mia riflessione settimanale.
Ancora una vola le amate moto mi hanno chiuso la vena.
Non è niente vero invece, le amate moto hanno provocato chi mi ha chiuso la vena.
Domenica sono arrivato a casa giusto in tempo per vedere la partenza del GP di Valencia di MotoGP.
Già ero molto teso per la curiosità per la voglia di rivalsa scaricata sul martire di Tavullia la paura più che concreta di vedere squagliata giro dopo giro la grandissima aspettativa di trionfo e rivincita ed arrivare sul divano pochi secondi prima che le luci rosse si spegnessero per l’ultima volta in questo mondiale non ha fatto altro che estremizzare queste sensazioni (però il fatto – non rivelato pubblicamente – di aver (per)corso le strade della città aggrappato al manubrio della mia Bonnie ha alleviato piacevolmente la frenesia dell’ultimo momento).

Ed infatti giro dopo giro, vedendo come si scaldava il biscotto spagnolo ben preparato da Jorge Lorenzo e Marc Marquez, la paura più che concreta di vedere squagliata giro dopo giro la grandissima aspettativa di trionfo e rivincita si materializzava nei mancati sorpassi del secondo sul primo per esplodere non appena il povero Dani Pedrosa ha provato a fare normalmente il suo mestiere.

Ti aspetti o almeno speri di rivedere in altri eventi sportivi la sorpresa di Camerun-Argentina (Italia ’90) o Senegal-Francia (Corea e Giappone 2002) perché ti ritrovi a tifare per i più deboli ed i più svantaggiati (ovvero, io ogni gara quando tifo Ducati) ma il più delle volte sono i più forti a vincere. O i più furbi. E tutte le tue aspettative diventano illusioni.
Giro dopo giro domenica cresceva in me anche una convinzione: che durante la gara non avremmo visto niente di bello che avremmo voluto e che invece il bello – o il peggio, a seconda dei pareri e dei punti di vista – sarebbe arrivato dopo la gara. Convinzione che si è trasformata in certezza poco dopo la bandiera a scacchi leggendo i diversi commenti sul web, tra siti e social.

Infatti, a stringermi la vena non è stata la collaborazione iberica, l’inedito appoggio di Honda all’acerrima storica rivale Yamaha, la sicurezza che Rossi a Sepang abbia mandato a puttane un mondiale passato interamente al comando, la superbia di Lorenzo, la sfrontatezza di Marquez, la delusione annunciata per la sconfitta, l’idea che anche se Rossi fosse partito normalmente meglio di quarto non sarebbe arrivato, il pensiero che l’anno prossimo con 38 primavere contro 23 sarà ancora più difficile.
A stringermi la vena del tutto sono stati i tantissimi commenti sul web. Una rabbia online che nemmeno la peggiore delle tasse sarebbe capace di scatenare e che ancora continua, come se fossero i tifosi i veri sconfitti.
Finché scorrevo i peggiori commenti mai letti mi chiedevo a cosa sarebbe interessato ai due spagnoli della rabbia dei tifosi di Rossi, che da quella del diretto interessato non venivano nemmeno sfiorati, anzi!
Mi chiedevo come fanno i tifosi da tastiera (una volta erano da bar) ad essere capaci di evolversi peggiorando ogni volta, di riuscire a trascendere, di dimenticarsi di avere una dignità.
Un esempio l’ho avuto qualche settimana prima: chi si ricorda di Federico Mattiello? Una giovane promessa del calcio italiano, di proprietà della Juventus ma in prestito al Chievo, che lo scorso campionato a marzo in un contrasto di gara con il romanista Nainggolan ha riportato la frattura di tibia e perone. Pareva un infortunio passato ma purtroppo il difensore si è di nuovo infortunato. Una rivista sportiva ha riportato la notizia e sono bastati pochi commenti dei tifosi, per scatenare il loro male. Pochissimi gli auguri al giocatore che è costretto a rinviare di un bel pezzo il suo rientro in campo (e tornare a fare il suo mestiere) e subito è scoppiata la gara all’insulto tra juventini romanisti anti-juventini interisti colpevolesti complottisti razzisti. E del povero Mattiello presto se ne sono dimenticati.

Perché le persone si lasciano andare a brutte figure così facili e a dimostrazioni di inciviltà? Cosa reprimono nella loro vita se non appena ne hanno la possibilità si scatenano in banali volgarità?
Non si indignano per rappresentanti della chiesa che li prendono in giro. Ridono dei camuffamenti delle prestazioni della propria auto tedesca, fino a poco fa dimostrazione di affidabilità. Rimangono indifferenti davanti ad ingiustizie sociali che penalizzano anche loro. Non alzano ciglio di fronte una classe dirigente inetta ignorante imbrogliona ed egoista.
Però scattano come iene rabbiose non appena qualcuno insulta i propri colori il proprio idolo.
Dimenticandosi non solo della dignità e della civiltà. In una parola, dell’educazione!
Si dimenticano anche della sintassi e della grammatica.
Ed ogni volta che succedono queste risse digitali gli insegnanti di italiano piangono.
Abbiamo tutti la propria opinione su più o meno tutto, ma non per questo dobbiamo prenderci a male parole. Anzi, le opinioni contrarie alle nostre dovremmo leggerle con più attenzione perché potrebbero insegnarci qualcosa.
Al contrario, se ne può discutere. Ma dobbiamo farlo civilmente, con educazione.
E soprattutto, correttamente. In senso grammaticale. Senza dimenticare la sintassi e le ‘h’, che non sono state inventate per niente!

Spiacenti, i commenti sono chiusi ...

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