Vena chiusa

Le palle della Champions League

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Sto pensando a quei giornalisti che avevano già pronto il pezzaccio sulla finale di Champions League tra Barcellona e Ajax, ricco di slinguazzate al tichi-taca, al dio Messi, al calcio olandese libero giovane e fricchettone e forse aspettavano solo di cliccare su Pubblica o Invia per spedirlo alla redazione. E invece… e invece forse man mano che il tempo trascorreva hanno iniziato a riscriverlo daccapo. Perché nel calcio, come tutti gli sport, la parola fine arriva solo all’utlimo soffio dell’arbitro.

Liverpool – Tottenham se la sono meritata tutta.
Due rimonte possibili per quanto incredibili, entrambe hanno ribaltato un 3 a 0. I Reds hanno avuto 90 minuti di tempo per fare quei 4 necessari e i tifosi del Liverpool ne sanno qualcosa di rimonte pazzesche, dallo 0-3. Cose turche! E guarda caso – si fa solo per dire – Wijnaldum ha marcato la doppietta ai minuti 54 e 56 che sono poi gli stessi dei gol di Gerrard e Smicer nella finale di Champions League del 2005 contro il Milan.

E inoltre ha battuto 4-0 una squadra che fino a poco prima dell’inizio della partita era considerata imbattibile, che li aveva demoliti all’andata (anche se sono più convinto sia state più le colpe dei giocatori di Klopp), che ha Messi che nessuno riesce a fermare. Ed era senza giocatori fondamentali come Firmino e Salah. Ecco. Due gioielli dell’attacco di Anfield.
Ma se non sono i giocatori, è Enfield la forza del Liverpool. This is Anfield  è la scritta posta sopra l’ingresso dei giocatori al campo. Un monito per gli avversari, stanno per entrare nella selva oscura. Un incoraggiamento per i padroni di casa, che sanno di avere dalla loro parte uno stadio tutto per loro e che non li mollerà mai. Mai.

Gli Spurs hanno girato la partita in meno di un’ora perché Ziyech aveva infilato il 2-0 al 35°, portando il risultato complessivo sul 3-0 per l’Ajax complicando moltissimo le cose per la squadra di Pochettino. Anche a loro mancava il calibro grosso davanti, visto che Kane è ancora infortunato. Ma se non c’è lui ci pensano gli altri. Ci ha pensato Lucas Moura. Li avete visti bene i primi 2 gol?
Nel primo ha recuperato 3 metri di svantaggio sull’avversario ma è arrivato prima di lui sul pallone e ha segnato. Nel secondo ha recuperato palla, l’ha difesa, ha cercato lo spazio per tirare e ha segnato. Ci vuole una certa qualità, quello sì, ma questa si chiama soprattutto fame, determinazione, voglia di arrivare primo di vincere, è crederci finché non si ha più forze.

Non penso che queste due semifinali abbiano cambiato il calcio o la Champions League. Casomai ci hanno detto come affrontare le partite.
Nel calcio puoi avere i piedi migliori di tutti, ma se dietro non hai una squadra che ti sostiene (andatelo a chiedere a un portoghese qualsiasi) non vinci una pippa. O al massimo lo scudetto.
Puoi essere considerato il dio del calcio, ma se tu e i tuoi compagni entrate in campo con la testa da tutt’altra parte, ne prendi 3 come niente e del quarto nemmeno ti accorgi perché chissà a cosa cazzo stavi pensando invece di evitare di fare la figura di merda del secolo.
Carattere, determinazione, forza di volontà, organizzazione (spesso) contano più dei piedi. Liverpool e Tottenham lo hanno dimostrato, magari ne paga un po’ la qualità che può essere trascurata, ma non dimenticata.
Puoi avere un armadio di palloni d’oro ma se in campo ti trovi contro Origi che non ha vinto una cippa e ha fame e tu non sei concentrato o non hai la determinazione giusta alla fine perdi.
Puoi essere la squadra rivelazione che tutti celebrano perché ci si stupisce di chi fa bene il proprio lavoro senza pensare che nessuno è imbattibile, ma se gli ultimi minuti non tieni mentalmente ti fai infilare da uno che sembra un magazziniere extra comunitario conosciuto in cooperativa.

Il bello del calcio è anche questo. A volte vince chi ha più voglia e ci crede di più. Il più umile sul più esaltato (capitelo come vi pare, fa lo stesso).

Se penso che il presidente del Tottenham è Daniel Levy, ex manager del Vicenza Calcio dopo l’era d’oro di Pieraldo Dalle Carbonare, sto male. Spesso mi chiedo cosa sarebbe successo, dove sarebbe e come il Vicenza Calcio se la vicentinità non avesse costretto la proprietà inglese a fare le valige. Ma anche questo è un altro discorso, molto doloroso.

Adesso si parlerà di calcio inglese fino allo scioglimento degli zebede. Visti gli allenatori e i giocatori stranieri però, credo sia più corretto dire ‘sistema calcio inglese’, fatto di stadi che rendono tantissimo, da incassi da merchandising ufficiale (e non quello tarocco delle bancarelle che si sono fuori dai nostri stadi pericolanti) e da sponsorizzazioni decine di volte quelle dei nostri club, che permettono una gestione societaria più sicura e forte. Non voglio parlare di numeri, quelli li trovate su siti dedicati al business sportivo. Ma ancora una volta, di organizzazione, gestione, questa non è sportiva ma manageriale.

Non penso fossero stati in molti ad aspettarsi una finale inglese. Le squadre inglesi non mollano mai, aspettiamoci una finale infinita.

Nigel Farage avrà un crampo alla mandibola a forza di sghighanzzare e chissà non gli sia partito un elicottero. Theresa May invece me la immagino con un espressione d’orgoglio, magari dopo aver fatto il gesto dell’ombrello all’Europa. Aspettando Arsenal e Chelsea in Europa League, anche sul campo da calcio, l’Inghilterra tiene l’Europa per le palle.

Spiacenti, i commenti sono chiusi ...

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