Rimane fisso nel tempo. Non cambia mai.

Il numero delle ore dei nostri giorni è di una staticità programmata per essere eterna.

Sono ventiquattro in tutto. Senza possibilità di sforare.

All’interno del giorno, le ore non sono tutte dedicate allo stesso scopo. Ce ne sono di 3 categorie. E ad ogni categoria, ne vengono assegnate circa 8.

Appunto, circa 8. Perché è comunque relativo: dipende sempre da come sono fatti i giorni delle persone.

I confini, però, non sono definiti alla perfezione. Quindi può capitare che un’ora passi da una categoria all’altra. Anche di colpo. A tradimento, per dire.

Ci sono invece dei giorni in cui le ore devono stare tutte rigidamente fedeli. Ovviamente, all’interno della categoria a cui appartengono.

Se per caso si sgarra, alcune persone rimediano in fretta. Altre dicono ‘eh vabbè’.

Le ore dei nostri giorni sono così suddivise.

Ore di sonno

In questa categoria, troviamo le ore che servono a ricaricare le pile. Sono quelle che abbracciano e si prendono cura della nostra stanchezza.

Senza di esse, il fisico getta la spugna. E in questa semplicità, emerge un altro dato di fatto: la maggior parte di noi, se sogna, non si ricorda cosa ha sognato.

Un vero peccato, perché lì nel profondo c’è una enciclopedia di ‘ciò che siamo’.

Ore lavorative

Questa è la categoria di ore che dedichiamo alla nostra attività professionale.

L’attività che (in ordine di passione decrescente) amiamo, facciamo con piacere, ci tocca fare ‘ma faremo anche altro’, a volte detestiamo, dal lunedì mattina al venerdì pomeriggio ci ruba letteralmente il tempo.

Dedichiamo queste ore al lavoro, essenzialmente per una ragione: avere introiti economici (i quali creano problemi, ma ne evitano anche molti).

Le attività professionali che facciamo, però, non appartengono tutte alla stessa ‘classe’. Ci sono quelle che riconosciamo al primo colpo: medico, ingegnere, avvocatessa, insegnante, imprenditore, vigilessa, autista, scrittrice, atleta sportivo. Eccetera.

Ma c’è anche chi lavora per la ricerca di un lavoro. C’è chi un lavoro se lo crea, facendo attività non catalogate come ‘lavoro’. C’è chi lavora temporaneamente in modo gratuito, perché sta investendo sul lungo periodo.

C’è anche chi fa più professioni e, per questo, non è inquadrabile in un solo tipo di attività.

Ore in cui perdiamo il tempo

Ed ecco la terza categoria. Che risulta flessibile, sfuggente, invisibile, fluida. A volte anche gassosa.

Questa categoria non ha né un inizio né una fine predefiniti. Si ritaglia il tempo che rimane, quando non è il momento adatto né per le ore di lavoro né per quelle di sonno.

Il grande problema è uno: accorgerci di questa categoria. Comprendere che è il contenitore delle ore più importanti della nostra vita. Dove possiamo veramente esplorare, imparare e diventare.

Ovviamente, rimane sempre essenziale una capacità. Quella di trovare un giusto mix tra il fare e lo studiare. Da un lato, cioè, la nostra opera creativa fatta di allenamento e perseveranza. Dall’altro, lo studio dei contenuti di chi ne sa più di noi su determinati argomenti.

Le ore di questa categoria sono un dono meraviglioso. Esistono per noi e aspettano di essere usate.

Lo spreco più grande (che non possiamo permetterci) è farle diventare le ore in cui perdiamo il nostro tempo.

Tra gli atti di sparizione, nulla supera ciò che succede alle otto ore che presumibilmente ci rimangono dopo le otto ore di sonno e le otto di lavoro.

Doug Larson

 

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