Coni et Amo

Di lavoro multi-screen, report su Excel e adrenalina in corpo – ep.6

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Non sono molte le cose su cui RB e RC sono uguali, ma sicuramente tra queste c’è l’amore per il proprio lavoro e in generale per la disciplina del marketing. Entrambi hanno il difetto di non vendersi molto bene (ma dopotutto fanno marketing, non sales) e preferiscono lasciare parlare i fatti – quindi il loro lavoro “matto e disperatissimo” – per dimostrare il loro valore. RC lavora per 11 ore di fila con la stessa serenità con cui si beve un bicchier d’acqua, mentre RB si ricorda che arrivano le 18 solo perché i suoi neuroni gli inviano un segnale al cervello che creano un automatismo che porta il suo corpo a rollare una sigaretta, mettersi il cappotto e uscire in terrazzo a fumarla.

*conversazione su Telegram, ore 18.07*

RC: sei andato a fumare senza dirmelo, stronzo?

RB: ti ho visto in sala riunioni al buio concentrato sul tuo computer.

(RC legge l’anteprima della notifica e ignora il messaggio)

RB: ché poi avevi: il computer di lavoro, il tuo MacBook e lo schermo del televisore su una presentazione. Hai iniziato a lavorare per la NASA? Che cazzo stai facendo?

RC: eh sto finendo di revisionare una landing page da inviare al PM e al team design.

RB: e a che cazzo ti servono tre schermi?

RC: nel computer di lavoro ho i testi in bozza, nel televisore guardo l’anteprima dei testi in pagina, e nel MacBook ho le notifiche di Outlook e di Asana.

RB: ‘na fetta di culo no?

RC: ah, e poi ho il cazzo di iPhone per scrivere a te. Dammi due minuti che esco a fumarmi una cicca e prendiamo il treno insieme.

RB: sì dai, che volevo raccontarti quanto esaltato sono per il report di *nome-cliente* sulle nuove campagne social.

RC: solo a te esaltano i report su Excel.

RB: il report era in PPT.

RC: avrai fatto un PPT che ha lo stesso effetto estetico rigurgitante del font Calibri dimensione 12 nelle celle di Excel.

RB: ma vai a cagare. Muoviti dai, intanto mi avvio.

RC: sì sì ti raggiungo direttamente in stazione, tieni il treno fermo. Lo scrivo anche a VS.

*ore 18.37*

RB: non ti chiedo nemmeno perché non hai preso il treno. Comunque, te la racconto veloce:

RC: Mi sento esaltato come quando ho visto Arya pronunciare “Tell them the North Remembers”.

RB: Questa bellissima metafora mi onora! (occhi a cuore)

RC: Che momento quello. Questa stagione mi sta esaltando come una merda!

RB: Questa metafora invece mi lascia basito, ma d’altronde cosa aspettarsi da uno che schifa Excel.

RC: Dai, Excel è la morte della creatività.

RB: I dati, mio caro, i dati sono il vero “amor che move il sole e l’altre stelle”.

RC: Ma come? Tu che ami tanto le parole?

RB: Le parole sono bellissime e anche i dati, se ci pensi bene, hanno un significante e un significato.

RC: Wait, questo flusso non voglio assolutamente perdermerlo. Spiegati meglio.

RB: Anche i dati hanno un aspetto meramente estetico (sono numeri, alla fine), ma devi saperli leggere per cogliere le sfumature che incorporano intrisecamente. E, sempre come le parole, hanno senso solo se messi insieme ad altri dati.

RC: Meraviglioso! Hai mai pensato di fare un workshop, un corso, qualsiasi tipo di evento tramite cui diffondere queste perle di raro spessore?

RB: Con la voce che mi ritrovo, accetterei di farlo solo se avessi la possibilità di essere doppiato.

RC: Ma cosa dici, hai una voce normalissima.

RB: No, per quanto io vada fiero delle mie origini, odio la mia cadenza.

RC: Ti stai dicendo da solo che odi essere un provinciale? (faccina ammiccante)

RB: No, semplicemente non ne sopporto alcuni aspetti. Cosa che puntualmente mi passa appena mi rinfacci, con la grazia che ti contraddistingue, la distanza che mi separa dal tuo amato centro città.

RC: In fondo non mi piace neanche così tanto, il centro di Padova.

RB: Ma come?!

RC: No. Fosse per me, mi trasferirei seduta stante a Mestre.

RB: Wait, what?

RC: Pensaci bene, dal punto di vista logistico è perfetta, qualsiasi mezzo di trasporto tu prenda in considerazione.

RB: Stai scherzando. Dimmi che stai scherzando.

RC: In treno, sei equidistante da Padova, Venezia e Treviso, e le Frecce ci passano sempre. In auto, sei a mezz’ora da Padova, e 20 minuti da Treviso. È perfetta.

RB: Non posso aver letto questa cosa, non posso.

RC: Ti capisco, tu se non sei circondato da campi non sei contento.

RB: Ti ricordo che io ogni sera posso godermi il tramonto sui Colli Euganei.

RC: Capirai, stai pure dalla parte più brutta dei Colli.

(La conversazione si interrompe a causa dello smartphone di RB, che ha pensato bene di esaurire la batteria. “In evolutiva” – come direbbe RC – questo si prefigura come un evento fortunoso, perché altrimenti avremmo potuto assistere alla fine di un’amicizia. E anche di questo magazine.)

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