Dall'altra parte del vetro

Laura, le radio e la polemica inesistente

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Devo essere sincera, con Laura Pausini ho un rapporto di amore e odio. Non amo tanto la sua musica, l’ho vista live una sola volta vittima di un ricatto di mio padre però, se nella mia vita il mio boom-boom cuoricino sta attraversando un periodo critico una playlist di sue canzoni diventa d’obbligo e così mi ritrovo a cantare a squarciagola «No, amore no, io non ci stooooooo» abbracciata al mio cuscino imbevuto dalle mie lacrime.

L’effetto che la musica di Laura Pausini ha nella mia vita non ha una certa rilevanza quanto la sua opinione per certi argomenti. In questa estate fatta praticamente di niente sono venuta a conoscenza della super condivisione social della Laura nazionale (secondo me anche Gianni Morandi che condivide la cassata e i cannoli siciliani inizia a sentire il fiato sul collo) e soprattutto di quanto possa essere cazzuta, se è del segno del Toro un motivo ci sarà.

La notizia che rimbalza da un paio di giorni sui siti d’informazione riguarda una sua dichiarazione dove afferma che secondo lei i network radiofonici italiani decidono in maniera troppo rigida le sorti delle varie canzoni magari privilegiando le canzoni un po’ più “zum-zum-zum” (sue testuali parole), rispetto a dei pezzi magari un po’ più introspettivi e lenti. Faceva riferimento ad un suo pezzo intitolato Troppo tempo scritto per lei da Ivano Fossati nel 2012 che non è stato scelto dalle casa discografica come nuovo singolo perché giudicato non idoneo al passaggio radiofonico proprio dagli stessi network e da qui è si è innalzato un polverone. A parte che la Pausini non ha scoperto l’acqua calda, purtroppo anche nel mondo della rotazione radiofonica vige la dura legge del goal, puoi fare dei grandissimi pezzi ma non è detto che il passaggio radiofonico sia assicurato, ci sono dei grandissimi artisti che nonostante il grande talento non riescono ad ottenere nemmeno un contratto, perché una casa discografica non può permettersi il privilegio di “non vendere” e di non avere degli introiti. Questa, purtroppo, è normale amministrazione e in un certo qual modo non possiamo farci niente.

La polemica nasce per un articolo apparso su ilfattoquotidiano.it dove Michele Monina, giornalista che fa della scrittura il suo pane quotidiano, ha commentato le affermazioni della cantante in maniera, come possiamo dire, abbastanza vivace definendola “Ape Regina” o paragonando il suo outfit a quello della signorina della banana Chiquita e qui sorge il problema, ma la vera informazione qual è? Quanto la nostra soggettività può influire nel modo di raccontare le cose? Un po’ di tempo fa Umberto Eco disse che Internet ha dato troppa libertà ad una legione d’imbecilli. Presupponendo di non essere per niente d’accordo su questa affermazione sennò la caporal maggiore degli imbecilli sarei proprio io, però dobbiamo dirlo, ogni tanto ci lasciamo un po’ troppo andare dimenticandoci che non siamo in un dopo cena con gli amici a sparlare senza pietà con gli insulti che vengono scanditi a suon di chupito, abbiamo solo l’onore di stare in un posto dove vige ancora un po’ di democrazia, dove l’avere un opinione è legittimamente approvato nei limiti dell’educazione e dove soprattutto c’è veramente spazio per tutti. Un posto che da tanto spazio alla musica dove al giorno d’oggi gli artisti nascono anche senza bisogno della radio, dove la dura legge goal potrebbe anche non esistere. La critica della Pausini nasce dal rammarico di colei che ha conosciuto, molto probabilmente, un mondo discografico diverso, dove si scommetteva e si rischiava, cosa che adesso raramente si fa. Non credo che sia nata per scopo personale, lei che potrebbe già fare il sold out per un concerto a San Siro che si terrà nel GIUGNO 2016.

Quando a lavoro non rendi quanto vorresti ti dicono spesso «dovresti lasciare i tuoi problemi a casa» e forse questo discorso dovrebbe valere anche in altri molti casi, magari non lasciandoli proprio a casa ma portandoseli con se e incontrandosi davanti a un caffè.

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