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LA ZANZARA: come manipolare la volgarità per creare un programma di successo

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“Facciamo un delirioooooooooo!”

“E che é un bell’ambiente? E’ un ambiente di maiali!”

“Parenzo Gremlins! Sei ibbrido! Come Macronne!”

“Cruciani, cos’è lo Squirt?”

In un mondo dominato da social network, fake news e streaming, c’è un residuo analogico sporco e maleodorante che resiste strenuamente. È un programma radiofonico che ha visto la luce quasi dodici anni fa, frutto della malsana unione carnale tra Radio 24 e il suo diabolico ideatore e conduttore, il giornalista Giuseppe Cruciani.

Stiamo parlando de La Zanzara, in onda ogni giorno sulle frequenze di Radio 24 dalle 18:34 (se Barisoni non sfora con Focus Economia) fino alle 20:50 circa. La trasmissione ha progressivamente ammaliato un pubblico sempre più vasto, tanto da spingere gli ascoltatori verso una sorta di fanatismo prossimo al culto religioso.

L’ascoltatore medio della Zanzara è una specie di drogato uditivo. Costui attende spasmodicamente l’inizio della sigla della trasmissione, che segna il vero inizio della sua giornata. Quel che capita prima o dopo il programma conta poco. Lavoro, affetti, commissioni, beghe giornaliere e piccole gioie sono solo un riempitivo per ingannare l’attesa. Nelle due ore scarse di trasmissione scorrono l’Alfa e l’Omega, l’Inizio e la Fine, il Bene e il Male che si scontrano in una terra di nessuno dove il turpiloquio (o l’escrologia, per dirla alla Fusaro) è di casa, e dove i freni inibitori vanno a farsi benedire.

Alla luce di questo successo, la domanda è una: come diavolo fa questo programma radiofonico, ricco di contenuti (e ospiti) borderline, ad essere così popolare da quasi 12 anni?

Preparazione Z: la ricetta per la catarsi

Chi sta scrivendo è un drogato dichiarato di Zanzara.

Tutti sanno che la ascolto e ne sono dipendente: colleghi, genitori, amici, persino la mia ex. Per questo credo di essere adatto a sezionare il mio feticcio radiofonico prediletto per rivelarne i segreti. Dopo anni di ascolto attento, prima di perdere il lume della ragione, ho subodorato il segreto del successo de La Zanzara e isolato alcuni  dei suoi elementi costitutivi. Il segreto si chiama “catarsi”. La parola significa “purificazione” e in psicologia indica il processo di liberazione dai traumi passati attraverso la loro rievocazione intensa e partecipata. Il trucco è semplice: tutti, anche voi che leggete, hanno dello sporco nascosto sotto al tappeto. Col tempo quello sporco inizia a montare, sollevando sempre di più il tappeto, fino a farlo esplodere. Allora entra in gioco la Zanzara. Gli ascoltatori che intervengono a la Zanzara sanno di non avere nulla da temere. Mettono i loro panni sporchi (letteralmente a volte) in piazza di fronte all’anfitrione Cruciani, che li percuote e blandisce a piacere con un approccio maieutico al contrario. Il suo scopo, infatti, è tirare fuori il peggio da ognuno, spingendolo a vomitare i propri mostri in diretta e a spurgare le sue suppurazioni interiori.

Il segreto principale è proprio questo. Tutti hanno bisogno di sfogarsi dai piccoli e grandi impicci quotidiani: dal lavoro che li opprime, dal treno soppresso, dal marito fedifrago incallito o dalla moglie che ogni sera ha il mal di testa. La Zanzara diventa quindi uno sfogatoio libero, uno spazio dove chiunque ha diritto di parola e sa che potrà dare il meglio o il peggio di sé, senza doversi reprimere.

Per agevolare lo sfogo degli ascoltatori e assicurare la riuscita del programma, però, Cruciani ha dovuto disseminare il programma con alcuni principi attivi. Li racconto qui sotto, per farvi capire la vera composizione della Preparazione Z (parafrasanado la famosa Preparazione H per le emorroidi).

Eccoli i principi attivi della Preparazione Z:

–       Turpiloquio

–       Lotta tra Bene e Male

–       Saturnali

–       Corte dei Miracoli

Se la sola lettura di questi elementi vi fa rabbrividire, allora siete sulla strada giusta. Significa che avete già spalmato il preparato del Dottor Cruciani sulle vostre zone dolenti, oppure che, segretamente, bramate di farlo. In entrambi i casi siete fregati. Vi conviene leggere la descrizione degli elementi che compongono questa pomata radiofonica unta e bisunta, per essere pronti ad applicarla scrupolosamente.

Turpiloquio: escrologia portami via

Uno degli elementi cardine de La Zanzara è il turpiloquio.

A La Zanzara tutti “parlano come mangiano” e sappiamo che molti di noi mangiano da schifo. I riferimenti diretti ad organi sessuali o escretori, attività onanistiche e fluidi organici creano una vera e propria grammatica alternativa. Il conduttore, in primis, invita tutti ad esprimersi senza freni (eccezion fatta per la blasfemia gratuita), dando voce alla propria indole. Chi ascolta il programma è abituato a sentire parolacce a profusione e a forza di ascoltarlo se ne sente quasi coccolato.

Lo sdoganamento del linguaggio nudo e crudo, che tutti vorremmo poter usare, anche i più compiti ed eleganti per dovere professionale, ha un progressivo e tenace effetto liberatorio. Le gerarchie sociali saltano, il reddito vale zero, e contano solo la veemenza verbale e il fuoco sacro delle idee. L’ascoltatore viene scaraventato in un campo di battaglia dove le persone si affrontano senza esclusione di colpi, attingendo al lessico più sporco e pruriginoso senza preoccuparsi dell’etichetta. L’effetto è altamente assuefacente. Difficile tornare indietro dopo averlo provato.

Angeli e Demoni: lo scontro infinito tra bene e male

Cruciani non è l’unico mattatore del programma. Al suo fianco c’è David Parenzo, giornalista dall’animo progressista e “buonista” sempre attento a perorare le cause dei più deboli. Il loro rapporto è studiato a tavolino e comporta uno scontro ideologico e dialettico pressoché infinito. Cruciani è per il porto d’armi liberalizzato, il sesso libero e gli scambi di coppia. Parenzo invece è per il primato statale della forza e molto riservato sulla sua intimità.

La contrapposizione tra i due conduttori agli antipodi aiuta a mantenere alta l’asticella del dibattito e la tensione instillata negli ascoltatori. L’acceso battibecco tra i due è l’innesco che spinge ospiti e ascoltatori a inserirsi nella discussione sostenendo l’una o l’altra posizione. Ogni sera è messa in scena l’eterna lotta tra bene e male, tra sporco e pulito, tra plebei e patrizi, che spinge gli ascoltatori empatizzanti a lanciare il proprio personale guanto di sfida.

I Saturnali: essere tutti uguali per un attimo

Altro elemento caratteristico della Zanzara è l’uguaglianza tra ascoltatori ed ospiti data dall’abbattimento degli status sociali. Il programma dà voce al meglio e al peggio della società e, se possibile, li fa battagliare. In condizioni normali, un programma radiofonico dovrebbe dare rilievo alle opinioni di personaggi autorevoli e illustri. La Zanzara invece vuole dare voce al popolo, soprattutto quello meno studiato, e ascoltare che cosa ha da dire. Spesso ci troviamo di fronte a scene grottesche, con personaggi della cultura o dello spettacolo che devono parare gli attacchi verbali di camionisti incazzati, pensionate inviperite o puttanieri indefessi.

Non di rado ascoltiamo Vittorio Sgarbi o Oliviero Toscani scontrarsi con Lores da Vicenza o Giovanni da Reggio Calabria, in un agone verbale che lascia allo stesso tempo attoniti ed euforici. La Zanzara strizza l’occhio all’antica usanza dei Saturnali romani, quando era concesso un parziale e temporaneo sovvertimento dei ruoli sociali, e gli schiavi potevano provare il brivido temporaneo di sentirsi padroni. Chi prende la linea diventa opinionista fatto e finito e può parlare a briglia sciolta esprimendo giudizi che normalmente verrebbero censurati dalla morale comune.

Alla Zanzara il curriculum vitae non conta: contano la foga e la convinzione messi in campo per difendere le proprie idee, giuste o sbagliate che siano. Chi non vorrebbe dirne quattro al politico o all’intellettuale di turno? Grazie a Cruciani questo sogno è possibile.

Sangue e Merda: l’orrido contro la noia

Cruciani lo dice spesso: “Voglio sangue e merda”.

Come per magia, i due composti organici piovono copiosi nelle due ore scarse di diretta radio. La Zanzara scuote l’ascoltatore per risvegliarlo da una giornata di ordinarie frustrazioni e lo fa rovesciandogli addosso secchiate di sesso, soldi e sangue (le famose tre “S” che fanno da sempre la fortuna del giornalismo). Lo scopo è quello di proiettare gli ascoltatori oltre la coltre di noia e normalità imposte dalla grigia routine quotidiana.

La redazione seleziona e sventola in faccia agli ascoltatori i temi d’attualità più sordidi e controversi, come farebbe un torero nell’arena. Avvia un dibattito polarizzato grazie al confronto tra i conduttori e fa montare la rabbia e l’indignazione negli ascoltatori. A quel punto è sufficiente aprire le gabbie (pardon, le telefonate) e gustarsi la reazione idrofoba del “quisque de populo” in linea.

Cruciani ha costruito nel tempo una sordida reputazione che lo accompagna. Si professa amante della lordura corporale, allergico alla pulizia, avvezzo alla promiscuità e dedito ad abitudini che cozzano col comune senso del pudore (urinare sui lavandini, indossare i calzini finché non friggono, cambiarsi le mutande ogni due settimane). Quando manca materia prima, ecco che parte il dibattito sulle abitudini corporali intime degli italiani, per la gioia del pubblico. Sono scelte editoriali divenute un marchio di fabbrica della trasmissione.

La Corte dei Miracoli ha un solo Re

Ci sono l’orrido, il grottesco e il comico.

E dove possiamo trovare queste componenti se non in una Corte dei Miracoli?

Cruciani è il Re Matto, il capo di una comunità di personaggi bizzarri, che evoca a piacere, compiacendosi dell’effetto straniante che questi provocano negli ascoltatori. I “mostri” servono a provocare, divertire e indignare.

La provocazione ha tanti interpreti ricorrenti: pornostar, escort, politici, vip della tv e del web. Dalle 18:34 il sipario si alza, e rivela un palco dove questi personaggi mostrano la loro identità senza paura. Chi ascolta la Zanzara sa che ci troverà dentro personaggi strani, dalle opinioni discutibili e dal temperamento acceso. Questi mostri rafforzano il processo di evasione dalla realtà e ne ripropongono una alternativa, un mondo grottesco e fascinoso.

Perché essere Re della Luce, quando puoi esserlo delle tenebre? Questa la domanda alla quale Cruciani risponde rimpolpando nel tempo il suo freak-show, ad uso e consumo degli ascoltatori che ne diventano rapidamente assuefatti. Difficile tornare ai rotocalchi informativi dopo aver ascoltato gli interventi di Valentina Nappi, Richard Benson e Diego Fusaro in fila.

Sono esperienze segnanti e formative, che si incastonano nei ricordi per sempre.

Bonus: La regia perfetta di Pietro La Corte

Ma la Zanzara non sarebbe tale senza la presenza del regista radiofonico Pietro La Corte.

Ogni teatro dell’assurdo ha bisogno di un burattinaio e il signor La Corte è un genio indiscusso. Il programma è infarcito dalle peggiori citazioni tratte da tv, radio e web, in un continuum sublime di perle trash del presente e del passato che rendono l’ascolto della Zanzara un piccolo capolavoro per le nostre orecchie. Godersi un mash-up di Santanché, Fusaro, Taormina e Bello Figo, sotto le note di Shooting Stars è un’esperienza mistica.

Il successo di un format televisivo o radiofonico è frutto di uno studio attento e di scelte sapienti. C’è tanta scrittura, tanto lavoro creativo dietro, e ci sono scelte precise tese a costruire un certo ambiente per suscitare reazioni precise negli ascoltatori. La Zanzara è uno degli esempi migliori (o peggiori) di come la giusta chimica tra parole, scrittura e scelte editoriali possa decretare il successo pluriennale di una tra le più riuscite realtà d’intrattenimento italiane.

 

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