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“La Storia Infinita” di Michael Ende

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Le chiavi per accedere a questo libro sono innumerevoli. Ciascuno è lasciato libero di seguire le piste di lettura più diverse, alla ricerca delle impronte della propria vita; libero di leggere (o di riscrivere) il testo sulla propria, individuale Storia.

La Storia Infinita di Michael Ende è il primo vero libro che ho letto. Mi ricordo di averlo trovato nella vecchia casa dove abitavo da piccola, qualche anno dopo averla lasciata. 

Era un libro diverso da quelli che leggevo di solito, non aveva le classiche pagine bianche e lucide dei libri di scuola, né immagini colorate. Però mi colpì, perché aprendolo mi accorsi che il testo era scritto metà in rosso e metà in verde. Era un’edizione del 1986 e costava 20 mila lire. Il titolo aveva un carattere liberty e ogni capolettera era decorato con le incisioni dell’Alfabeto pittorico di Antonio Basoli.

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Lo presi e lo portai con me.

Pensavo mi sarei trovata davanti a un classico romanzo di fantasia (fortunatamente non avevo ancora visto il film e non sapevo nulla del libro), invece già dalle prime righe mi accorsi che quella storia era diversa. Nell’introduzione, io e il protagonista Bastiano, mio coetaneo all’epoca, cominciammo a leggere lo stesso libro, con la stessa curiosità:

Bastiano guardò il libro.

“Mi piacerebbe sapere”, mormorò fra sé, “che diavolo c’è in un libro fintanto che è chiuso. Naturalmente ci sono dentro soltanto le lettere stampate sulla carta, però qualche cosa ci deve pur essere dentro, perché nel momento in cui si comincia a sfogliarlo, subito c’è di colpo una storia tutta intera. Ci sono personaggi che io non conosco ancora e ci sono tutte le possibili avventure e gesta e battaglie, e qualche volta ci sono delle tempeste di mare oppure si arriva in paesi e città lontani. Tutte queste cose in qualche modo sono già nel libro. Per viverle bisogna leggerlo, questo è chiaro. Ma dentro ci sono fin da prima. Vorrei proprio sapere come.”

E d’improvviso si sentì avvolgere da un’atmosfera quasi solenne.

Si sistemò comodamente, afferrò il libro, aprì la prima pagina e cominciò a leggere

La Storia Infinita

A quel punto il colore del testo cambiò e io mi ritrovai completamente travolta nelle storie dentro la Storia. Per la prima volta provai quello che il narratore aveva descritto all’inizio:

Chi non ha mai passato interi pomeriggi con le orecchie in fiamme e i capelli ritti in testa chino su un libro, dimenticando tutto il resto del mondo intorno a sé, senza più accorgersi di aver fame o freddo; chi non ha mai letto sotto le coperte, al debole bagliore di una minuscola lampadina tascabile […]; chi non ha mai versato, apertamente o in segreto, amare lacrime perché una storia meravigliosa era finita […]; chi non conosce tutto questo per sua personale esperienza, costui molto probabilmente non potrà comprendere ciò che fece allora Bastiano.

Ciò che fece Bastiano e tutto quello che accadde in seguito non lo racconterò. Il libro, inutile dirlo, è un’esperienza completamente diversa dal film e chiunque volesse leggerlo dovrebbe provare la stessa curiosità che ho provato io in quel momento.

Sarà perché mi ha fatto scoprire il potere dell’immaginazione, o perché ogni volta che lo riapro ci trovo qualcosa di diverso, sono convinta che “La Storia Infinita” sia un libro magico. Nonostante i miei mille spostamenti, infatti, questo libro è sempre rimasto con me, e questa è una cosa strana perché di solito non tengo nulla del mio passato.

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Ma questa è un’altra storia, e si dovrà raccontare un’altra volta.

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