Fuori c'è il sole, dentro dipende da te

La sottile, e spesso incompresa, differenza tra “semplicità” e “banalità”

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“Banalità” non è sinonimo di “semplicità”.
Mi definisco una persona semplice, non mi piacciono gli eccessi, in niente. Vedo del “malato”, del sintomatico, in tutto ciò che oltrepassa i limiti della moderazione e del buon senso. Non perché non sia capace di provare emozioni forti, anzi. Vivo spesso d’impulso e di pancia, lascio quasi sempre decidere alle mie “sensazioni del momento” il da farsi e spesso questo viene frainteso. Tuttavia, almeno per me, semplicità non è vivere di testa, anzi forse è proprio il contrario perché, quando siamo liberi da sovrastrutture e schemi, quando siano più istintivi e impulsivi, siamo più veri. Non più barbari e brutali, più “animaleschi”, ma semplicemente più veri verso noi stessi, verso ciò che siamo realmente. Ci rispettiamo, forse, di più ecco.
Per questo amo la semplicità, perché è sinonimo, almeno per me, di verità.
Nella banalità, invece, si nasconde la falsità di chi si mette la maschera della semplicità, di chi copia ciò che altri fanno naturalmente. Siamo circondati di banalità, spesso anche di cattiveria e falsità, perché il mondo ci invita ad essere uguali ad altri per sentirci accettati, quando, in realtà, servirebbero più sguardi sinceri e limpidi, piuttosto che sguardi fittizi.
Servirebbe più comprensione e meno mistero, più volti puliti e meno maschere.

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