Scienza & Gnorri

La Scienza di Star Wars – Vol. 2

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Buongiorno a tutti e benvenuti a questo secondo appuntamento dedicato alla Scienza di Star Wars. Continuiamo la nostra ricerca delle tecnologie del film che tutti vorremmo vedessero la luce. Buona scienza e buona lettura a tutti

La Scienza di Star Wars - Arti robotici

La Scienza di Star Wars – Arti robotici


Arti robotici artificiali: ne L’Impero colpisce ancora, il protagonista Luke Skywalker perde la mano in un combattimento con Darth Vader. Allo stesso modo il padre Anakin Skywalker perde l’intero braccio ne L’Attacco dei Cloni. Padre e figlio ottengono degli arti robotici artificiali in perfetta simbiosi con il loro sistema nervoso e si muove obbedendo pressoché immediatamente agli stimoli. Simili protesi sono in fase di sviluppo alla John Hopkins University: grazie alle nuove tecnologie sono stati in grado di impiantare una mano meccanica ad un ragazzo, paralizzato da più di dieci anni. Il risultato è stato straordinario: l’arto è stato collegato tramite un cavo alla corteccia motoria (la parte del cervello che controlla il movimento) e alla corteccia sensoriale (la parte del cervello che identifica le sensazioni tattili). Il soggetto è quindi in grado di controllare il nuovo arto con il pensiero e “sentire” anche quale dito sta muovendo. Fantascienza? No, realtà!

La Scienza di Star Wars - Scudo deflettore

La Scienza di Star Wars – Scudo deflettore


Campi di forza protettivi. Avete presente la scenda de La minaccia fantasma quando Obi-Wan Kenobi e il suo maestro Qui-Gon Jinn, inviati come negoziatori nella nave della Federazione dei Mercanti, vengono attaccati da droidi rotolanti, muniti di scudo deflettore? Bene tramutare quella tecnologia in realtà è decisamente più complicato. Attualmente gli studi si sono concentrati su due fronti: protezione contro armi fisiche e protezione contro esplosioni e radiazioni. Sul fronte delle armi fisiche lo US Army Research Laboratory sta sviluppando sistemi di difesa basati su forti campi elettromagnetici, in grado di privare i proiettili in arrivo di parte dell’energia. Sul secondo fronte, la società statunitense Boeing afferma che sta portando avanti una ricerca per la realizzazione di un generatore di campo di forza, per proteggere i veicoli militari dall’urto di una esplosione, quindi proteggere da una parte dai frammenti e detriti e dall’altra dalla rapida espansione dei gas dell’esplosione (altrettanto distruttiva). Il campo di forza proposto da Boeing sarebbe in grado di rilevare una esplosione in arrivo e riscaldare rapidamente l’aria intorno al veicolo; il risultato è che l’energia dell’onda d’urto viene deviate e assorbita.

La Scienza di Star Wars - La spada laser

La Scienza di Star Wars – La spada laser


Terminiamo con l’oggetto di culto più ambito dell’intera saga: la Spada laser. Tutti noi almeno una volta nella vita avremmo voluto poter impugnare l’arma simbolo di Star Wars: la spada laser è il sogno segreto di qualsiasi fan della saga. Questo genere di arma non è ancora rientrato nella scienza; una spada formata da un potente laser avrebbe diverse caratteristiche differenti rispetto al film: con essa non saremmo in grado di tranciare arti o oggetti di metallo, ma potremmo accendere un fuoco o ustionare la pelle; anche le dimensioni sarebbero differenti, infatti non impugnereste un’arma lunga circa un metro. Un gruppo di ricerca della Harvard University è riuscito però nel 2013 a far comportare un gruppo di fotoni come una spada laser, manipolandoli perché agissero come un solido. Il risultato sono state delle spade che si limitano a rimbalzare tra loro.

Abbiamo terminato questa piccola parentesi dedicata alla scienza di Star Wars. Se vi è piaciuto l’articolo seguitemi la prossima settimana: continueremo con il fantascientifico mondo di Star Wars. Alla prossima puntata con Scienza & Gnorri.

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