Psyché

La Prima-Vera-Volta

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Niente. Proposito fallito. Sono trascorsi i primi 80 giorni del 2018 e io non l’ho quasi mai fatto.
Il mio obiettivo di inizio anno era di riuscirci, almeno una volta al giorno.

Sembra semplice, ma è la sfida più difficile del millennio: si tratta di calmare la mia mente irrequieta.
Non è mai in silenzio, rimbalza da un argomento all’altro e mi trascina sempre lontano da dove sono, nel passato o nel futuro… raramente è qui con me mentre vivo.

E così, pensando continuamente a quando riuscirò a finire quel lavoro, a cosa avrei fatto meglio a rispondere, a come potrei affrontare una questione, a chi incontrerò all’appuntamento di domani,
mi perdo tutto.
Il solletico che mi fa il mascara sulle ciglia, il profumo della maionese nel toast, i piedi che affondano nel tappeto, il caffè che scalda la lingua; e poi il rumore del tergicristallo, la luce scostante di una candela e il collo caldo in un abbraccio.
A fine giornata ho camminato, mangiato e toccato un sacco di cose ma non ho ricordi di nessuna sensazione in particolare.

Ma per fortuna la prima-vera mi ha portato un suggerimento! 
E se facessi finta di farlo per la prima-volta?

A cosa farei caso se fosse la prima volta che uso il mio dentifricio, la prima volta che guardo quel quadro, la prima volta che ascolto la voce di una persona.
Se fosse davvero la prima volta… come mi sembrerebbe questa mela? Croccante, pastosa, fredda, succosa, astringente, dolce, dissetante?
E quanto mi sarebbe mancata se non l’avessi mai assaggiata?

Chissà che sia la strada giusta per vivere nel presente e ricordarmi che io sono qui.

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