Young Blood

La poesia di una camicia bianca: Evgenia Popova S/S 2014

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Tutti, ne sono certa, ne abbiamo incontrati alcuni: sto parlando di quei dischi, libri o film dotati dello straordinario potere di cambiarti – a volte impercettibilmente, più spesso in modo repentino e totale – la vita. Non mi riferisco soltanto alla loro capacità di farti vedere il mondo secondo un’ottica del tutto differente, di insinuare nella mente nuove idee, opinioni, pensieri, ma anche al modo in cui essi riescono a modificare radicalmente il modo in cui si ascolta musica, si leggono libri o si guardano film, diventando delle pietre miliari nel proprio personale percorso di scoperta di queste forme d’arte.

Se penso al cinema, il momento preciso in cui capii che un film poteva essere molto più di una semplice storia narrata per immagini coincise con la visione di una sola scena, pochi minuti inseriti in qualche programma televisivo in seconda serata, con l’audio originale messo a tacere dal commento del presentatore di turno. Allora ero decisamente troppo giovane per sapere che quella era una delle tante scene cult di un film che più cult non si può, ma quello che vidi si impresse, indelebile, nella mia memoria: le luci e i colori di un locale anni ’50, un montaggio che asseconda il ritmo di uno sfrenato e improbabile twist tra un uomo e una donna. Lui, completo nero e codino impomatato, lei, piedi scalzi, caschetto corvino e sensualità allucinata: la perfezione (ovviamente si trattava di Pulp Fiction, lo avete capito, no?). Quel momento fu per me l’inizio di una longeva storia d’amore: quella col cinema, naturalmente, ma anche con un indumento, la camicia bianca maschile indossata da Uma Thurman, che è protagonista della scena tanto quanto i personaggi di Vincent Vega e Mia Wallace.

Questo capo-archetipo è stato reinterpretato più o meno da tutti i fashion designers del presente e del passato, da Chanel in giù (uno su tutti, Gianfranco Ferrè, che sarà celebrato nel 2014 a Prato con una mostra dedicata proprio alle sue celebri camicie); è ora il turno di Evgenia Popova che da Sofia, passando per Londra, ci conduce alla scoperta degli infiniti modi in cui una camicia può essere declinata. Come una composizione musicale rinasce costantemente grazie alle variazioni dei possibili arrangiamenti, così tra le mani di Evgenia questo indumento assume forme sempre nuove, allungandosi fino a diventare abito o cappotto, arricchendosi di pieghe e volumi scultorei, rinnovandosi nei dettagli di un colletto o di un’abbottonatura, prendendo in prestito le maniche ad un kimono o ad una mantella, ammiccando ai camici e alle divise scolastiche inamidate.

La sua collezione Spring/Summer 2014 segna la fondazione del marchio che porta il suo nome, e non è definita da un titolo, ma da una serie di parole-concetti, verbi e nomi che alludono ad un immaginario poetico, senza mai svelarlo del tutto: aria, unità, rituale, respiro, innocente, coltivare, senso, incontro, sfidare e molti altri ancora. Sono parole che descrivono un universo etereo, puro, in cui entrare in punta di piedi, ma anche una condizione di transizione e passaggio, quella tra l’adolescenza e l’età adulta. In questo intimo vocabolario manca però una voce importante: tradizione. La designer si confronta infatti non solo con uno dei capisaldi della sartoria, ma anche con gli abiti tradizionali del suo paese d’origine, la Bulgaria, composti da camici bianchi e grembiuli colorati e riccamente ornati. I loro ricami, connotati in origine da una forte valenza simbolica e religiosa, sono qui astratti fino a diventare motivi puramente geometrici, stampati sul cotone candido o sull’organza degli abiti con un gusto per l’asimmetria di derivazione anch’essa rituale: i costumi bulgari infatti non prevedevano mai decorazioni perfettamente speculari, perché si riteneva che la simmetria fosse un’invenzione diabolica.

È in questi piccoli decorativi che si stempera l’altrimenti eccessiva rigidità di una collezione tesa all’ossessiva ricerca della semplicità formale; lo stesso accade per i colori, con la monotonia del bianco predominante sapientemente interrotta da tocchi di nero e blu glicine. Anche nelle immagini del lookbook, scattate da Ruta Balseviciute, si avverte un simile contrasto, con i delicati e candidi pezzi della collezione fotografati sullo sfondo di una nuda architettura in cemento grigio.

Gli abiti di Evgenia Popova possono essere acquistati qui; per le clienti più esigenti è previsto anche un servizio personalizzato su misura: cosa aspettate ad ordinare i vostri capi preferiti?

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