Coffee Break

La nuova frontiera della cucina Fusion

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Cucina fusion può sembrare un termine modaiolo, che identifica l’occidentalizzazione di piatti esotici, invece è una cosa molto seria.
Quando si parla di cucina fusion si parla di due culture diverse che si incontrano.
Siamo tutti propensi a identificarlo come l’unione quindi di cucine molto lontane nello spazio che si fondono. Il caso più eclatante potrebbe essere il japaneze brasilian nato dalla migrazione di famiglie giapponesi a San Paolo. Ma è anche riconosciuta come fusion l’influenza di cucine confinanti ma diverse come il tex mex (texas e messico).
La novità è che non avevamo ancora mai pensato a cucina fusion come l’unione tra due regioni della stessa nazione.

Sembra un paradosso, un controsenso, un ossimoro ma è proprio così: la nuova frontiera della cucina fusion è dentro ai confini italiani!
Perché, data la storia del nostro paese, si può dire che quello che è avvenuto su scala mondiale è anche quello che sta avvenendo su scala nazionale.

La cucina italiana è tra le più importanti al mondo ed è anche tra le più varie. Sino ad oggi ci siamo preoccupati di preservare il patrimonio di ogni singola regione, provincia e addirittura comune. Infatti, ad un livello più approfondito parlare di cucina italiana significa tutto e niente perché quel che si mangia e come lo si prepara in Veneto ha poco o nulla a che vedere con quel che avviene Puglia (per citare due regioni ma da nord a sud ogni area ci riempie d’orgoglio). Stringendo ancor più la scala il radicchio di Treviso è diverso da quello di Chioggia e così via. Quello che è stato fatto sino ad oggi è stato solo preoccuparsi, giustamente, di non contaminare o disperdere il patrimonio di ogni singolo appezzamento o la tradizione di ogni singola ricetta mentre ci occupavamo di confrontarci con altre grandi cucine vicine (ad esempio quella francese) o di “assaggiare” quelle lontane come quelle orientali.

Questa macro-fotografia delle cucine di tutti i continenti che si presentano, riscoprono e incontrano in modo innovativo grazie a EXPO è più attuale che mai eppure già “stufata”.
Voglio raccontarvi storia fresca, tanto spontanea quanto innovativa.
Non è questione di nazionalismo vs esterofilia, ma un semplice dato di fatto e sta avvenendo proprio ora ad Amorestaurant di Badoere.

Il signor Orofalo, originario del Salento, inizia a cucinare negli anni ’60 proprio a Venezia, zona Rialto. Poi torna a Lecce e apre il suo primo ristorante. I figli Andrea e Mauro nascono in cucina e, 15 anni fa, seguono il padre che decide di trasferirsi nuovamente in Veneto. Per loro cucinare, specialmente il pesce, è normale e lo fanno alla maniera della Puglia. Però il Veneto fa leva su tutt’altre tradizioni ed è orgogliosa di ingredienti ben diversi, sconosciuti al sud.
Come è naturale che sia Andrea diventa chef e cucina affianco del padre e nel frattempo coltiva un sogno: una cucina dove poter esprimere la sua personale idea di cucina che è ibrida come la sua storia, una commistione tra la terra d’origine e quella di adozione. Nel 2015, con la benedizione della famiglia, apre con il fratello Amorestaurant e la sperimentazione diventa un menu da servire.
Dalle vetrate del suo ristorante potrete ammirare tanto la splendida e unica Rotonda di Badoere quanto la reinterpretazione della “Nuova Cucina Italiana” e dei prodotti locali in chiave veneto-salentina.
E non credo sia una coincidenza che questa fusione fredda stia avvenendo in luogo che nasce come punto d’incontro di culture diverse quando l’Italia era frammentata in casati. Perché la Rotonda di Badoere deve la sua forma al fatto stesso di essere stato sede di un importante mercato al centro di uno strategico crocevia. E ne fa il luogo perfetto dove oggi i fratelli Orofalo possano riconoscere
il fulcro dal quale risalire alle eccellenze d’Italia nello spazio e nel tempo sino alle loro stesse origini in Puglia.
E così Andrea e Mauro Orofalo infondono tutto il loro Amor in ogni composizione che assaporerete…
come il Crostone di Altamura con mortadella alla griglia, sformati di patate pistacchio e basilico o le Sagne ‘ncannulate con peoci e fasioi al lime.

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