Doveva essere una triste giornata di pioggia, e invece sin dal mattino, contrariamente alle previsioni splendeva il sole. Sembrava che tutto fosse stato programmato a puntino per permettere, anche quest’anno così strano, di goderci la più bella e attesa giornata dell’anno, la Vendemmia!

L’uva era pronta, noi pure. E con “noi” non intendo solo la mia famiglia, ma anche tutti quelli che ogni anno all’inizio di settembre partecipano a questa grande festa, fatta di cassette piene, carretti gironzolanti, assaggi rubati e tante chiacchere. Amici, parenti, parenti di amici. La buona riuscita della vendemmia è fatta sopratutto di persone, legami e convivialità.

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Ore 7.30, arrivano i primi coraggiosi, fuori fa ancora freddo, ma si sa, per riuscire a finire in tempo per il grande pranzo finale, bisogna pur partir presto. A ognuno un compito preciso, un paio di guanti (perché poi andare in giro con le dita viola non è bello), e una forbice di quelle professional, che a volte è anche un oggetto personale quasi di culto: mia nonna ad esempio ogni anno, da quando la conosco, vendemmia con la stessa forbiciona arrugginita (ma ben funzionante) che è quasi un pezzo da museo!

forbice

Il bello di questa giornata è che non serve mettersi a tavolino a scegliere quale ruolo dare a qualcuno, tutto viene da se.

Mamma, nonna, zia, nonno  si occupano di riempire le cassette di uva(sono di legno, antiche come me, oppure rosse in plastica, le più moderne), e fanno una prima delicata scelta. I giovinotti di famiglia, i miei cari fratelli, cugini e eventuali amici, invece hanno anche il compito di fare i trasportatori della materia prima, con tanto di carretto, dalla vigna fino alla cantina. Lì, sotto la supervisione del “capo” (papà), viene tutto concentrato in uno strano macchinario, di cui giuro non so il nome preciso, ma che  ho sempre chiamato Batti Uva, che separa separa gli acini dal resto de grappolo.

Tutta la mattina c’è un via vai di uva e persone. Un vociare tranquillo e rassicurante che per un giorno rende la campagna un posto vivo e incredibilmente affascinante.

Tutti sono impegnati con lo scopo di mettere un po’ di se stessi all’interno di quello che da novembre in poi sarà il vino nuovo.

Ma in realtà, il vero obiettivo immediato è il mega pranzo all’aperto che segue la fine della vendemmia, una sorta di banchetto fatto di pasta al ragù, salame, formaggio, vino, dolci e frutta a volontà. E chi riesce a farne a meno?

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Questa è la nostra vendemmia, questo è il nostro modo di celebrare una terra che ogni anno ci dona tutto quello di cui abbiamo bisogno.

Una festa, che è un rituale, ma anche e soprattutto un modo per ritrovarsi. Un momento che non smette mai di ripetersi, ogni anno un po’ diverso ma sotto sotto sempre uguale. Si cresce, si matura, ma le radici rimangono. Un punto di riferimento, che per un giorno ci fa ritornare bambini.

Il buon vino, le tradizioni, lo stare assieme.

Cosa potrei desiderare di più?

 

 

 

 

 ….grazie ai miei reporter, che anche quest’anno hanno immortalato la giornata: Nicolò Serafin e Nicolò Bonan. 

 

 

 

 

 

 

 

 

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