CineChat

La nascita di un nuovo Cinema made in Italy

0
Like

Si accendono le lucine in ogni città e in ogni casa d’Italia, le feste sono alle porte e un altro anno volge al termine. In sala si appresta ad uscire il classico cinepanettone, anzi, che dico, ben tre quest’anno, tra cui una spaventosa iniziativa chiamata “Super vacanze di Natale” dall’illuminata regia (?!) di Ruffini che consiste semplicemente nel montaggio di varie clip degli ultimi 30 anni di cinepanettoni, appiccicate una dietro l’altra senza filo logico come anche il più mediocre degli youtuber potrebbe fare. Toccherà mai punto più basso il cinema italiano? Difficilmente. Potreste dunque pensare che non c’è nulla da essere ottimisti ma vi sbagliereste. Au contraire queste ultime annate hanno lanciato forti segnali positivi dal compartimento attoriale e registico che fanno ben sperare nella resurrezione del cinema “made in italy” anzi…“realizzato in Italia”.

Sempre quest’anno infatti sono usciti in sala il secondo e terzo capitolo della trilogia di Smetto quando voglio, per la regia del 36enne Sydney Sibilia. Un ragazzo che con 3 film eccellenti ha svecchiato il modo di girare e di raccontare italiano di almeno diec’anni: riprese con drone, tecnologie nuove come il Bamboo, scene action di assoluto livello (come il memorabile assalto al treno), tributi a film pop-cult americani, fotografia curata giocata su toni acidi del giallo per restituire un effetto di “fattanza” tipico delle droghe sintetiche. Un modo di fare film molto poco italiano direbbe Stanis LaRochelle della serie Boris; e proprio il suo interprete, Pietro Sermonti, è uno dei protagonisti di un cast corale di prima scelta che prevede anche Lo Cascio, Marcorè e la sempre più nascente stella di Edoardo Leo. La comicità della situazione (una scalcinata banda di ricercatori universitari ai margini della società che finisce a sintetizzare smart drugs a causa della disoccupazione, della politica e del sistema d’istruzione italiano) è calata splendidamente nella critica socio-politica, appunto, per il nostro paese.

Ma come la trilogia di Sibilia, negli ultimi tempi, abbiamo assistito ad altri esperimenti a cui il nostro Cinema ancora non era abituato. Tra questi c’è Veloce come il vento, una storia personale intrecciata alle gare automobilistiche che solo il pluripremiato Rush di Ron Howard aveva saputo portare sugli schermi a stelle e strisce, sicuramente nessuna coraggiosa produzione italiana prima d’ora. Da segnalare anche la miglior performance della carriera di Stefano Accorsi. O ancora uno dei primi veri film fantasy nostrani a cura di Garrone, Il racconto dei racconti, o il riuscitissimo tentativo di andare oltre il cinecomic in stile di Marvel di Mainetti che ha trasformato Santamaria in Jeeg Robot e Marinelli nell’iconico villain che canta Anna Oxa e col vizietto di andare a trans, lo Zingaro. Senza contare il dramedy di Perfetti Sconosciuti messo in scena da Genovese e girato interamente in un soggiorno di casa.

        

Anche dal punto di vista seriale non siamo da meno, e qui a fare la parte del leone è Sky Italia che porta in scena la criminalità della camorra sotto la guida di Saviano e Sollima. La cresta di Genny e o’fierr di Ciro l’Immortale sono stati esportati con successo in oltre 170 paesi in tutto il mondo, con tanto di sottotitoli naturalmente. In questo caso sorge sempre la questione su quanto sia corretto romanzare e tifare per personaggi ispirati a reali criminali italiani, con tutte le critiche che ogni anno accompagnano le nuove stagioni di Gomorra. Secondo il mio punto di vista è assolutamente legittimo, dal momento che si sta rendendo omaggio al lavoro di un artista, in un contesto sceneggiato; noi tutti abbiamo amato il Dandy di Romanzo Criminale per la straordinaria bravura di Alessandro Roja, ma nessuno si sognerebbe di ammirare le gesta dell’alter ego della realtà, lo spietato Renatino De Pedis della Magliana. Stesso discorso per il Freddo di Marchioni e Abbatino, il Faccia d’Angelo di Germano e il vero Felice Maniero o Don Salvatore Conte e il boss Amato. E’ sufficiente aver bene presente cosa è la finzione scenica, la bravura di un attore e la cruda realtà che opere come Gomorra esorcizzano e condannano in maniera plateale.

Ricapitolando queste ultime stagioni cinematografiche stanno lanciando un parco attori nostrano incredibilmente variegato e talentuoso, registi giovani, affamati, ispirati dall’America ma con la voglia di andare oltre; tecnologie ancora poco sperimentate nel Bel Paese, effetti visivi ed effetti speciali sempre più al passo coi tempi, fotografie sempre più curate e personalizzate e tanto coraggio. Insomma: “stamm turnann”.

Spiacenti, i commenti sono chiusi ...

MORE FROM ALESSIO CIBIEN

ENTRA NELLA COMMUNITY