Arte in pillole

La mia #Domenicaalmuseo

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È domenica.
Giornata dedicata alla sveglia che non suona, alla colazione lunga… talmente lunga che è inspiegabile come sia già l’ora di pranzo.
Giornata delle mansioni di casa, fatte con calma, delle passeggiate e dell’osmosi uomo-divano.

Chissà perché, invece, io debba andare sempre contro tendenza e le mie domeniche risultano, il più delle volte, quasi più caotiche dell’intera settimana.

Qualche regalo a me stessa, però a volte me lo faccio e perché non farlo coincidere con la prima domenica del mese ogni tanto?
Una tra le tante motivazioni si chiama “Una domenica al museo” ed è un’iniziativa del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, in applicazione della norma del decreto Franceschini, in vigore dal primo luglio 2014, che stabilisce che ogni prima domenica del mese non si paga il biglietto per visitare monumenti, musei, gallerie, scavi archeologici, parchi e giardini monumentali.

Domenica scorsa, sono andata a Venezia (alla faccia delle previsioni che chiamavano pioggia battente e che sono risultate false) e sono andata a visitare la Galleria Franchetti a Cà d’Oro e Palazzo Grimani in zona Campo Santa Maria Formosa.

Devo dire che mi aspettavo molta più gente, sia all’interno dei musei sia per le calli di Venezia, ma meglio così, il percorso è stato del tutto scorrevole e divertente alle prese con la carta geografica di Venezia e panino alla mano come dei veri turisti.

La collezione d’arte della Galleria Franchetti è ospitata su due piani di Cà d’Oro, tra parentesi uno dei più bei palazzi tardogotici di Venezia, e comprende mobili, dipinti, sculture, medaglie e arazzi tutti risalenti a un periodo che va all’incirca dall’inizio del 1400 alla fine del 1500.

Collezione a dir poco interessante, e molto variegata, nella quale sono esposti soprattutto artisti del territorio, la prima che balza all’occhio è il San Sebastiano di Andrea Mantegna “custodito” entro una cappella rivestita di marmi; tra le opere più numerose invece quelle di Andrea Riccio, artista padovano del 1500.

Una volta usciti, nella corte del palazzo, ciò che fa rimanere a bocca aperta è il pavimento mosaicato in marmi antichi alla moda delle basiliche paleocristiane. Il Barone Giorgio Franchetti nell’ultimo restauro fu personalmente autore del disegno per le decorazioni geometriche, che riprendono quelle di due chiese, una a Murano e una a Torcello, nonché dalla basilica di S.Marco “a due passi” da Cà d’Oro.
I marmi e il porfido utilizzati provengono tutti dalla Grecia, dalla Turchia e dall’Egitto, e gli stili della posa sono Opus Sectile e Opus Tessellatum (avevo scritto un articolo a riguardo, tempo fa) e non è un caso, infatti gli stessi erano i preferiti degli antichi romani, ricordati anche nelle statue esposte sotto il porticato.

In un’oretta siamo riusciti a fare il giro di tutte le sale, con estrema calma, soffermandoci a commentare i dettagli o ad indagare sull’opera.
Visto l’orario abbiamo quindi deciso di proseguire il tour e di visitare anche Palazzo Grimani.

Devo dire la verità? Non mi ha soddisfatto molto. È un palazzo piuttosto spoglio nelle sale, le uniche ricchezze sono gli affreschi a muro e quelli sul soffitto dello scalone monumentale, i caminetti, la Tribuna chiusa da una cupola e illuminata da un oculo proprio come il Pantheon e dulcis in fundo il Camaron d’Oro.

Ora, immaginate me, a zonzo per le stanze, pensando che l’ambiente non è valorizzato come si deve, a lamentarmi mentalmente dell’organizzazione.
Sempre io, che mi giro quasi per sbaglio e che vedo a distanza di tre porte, proprio davanti a me il Gruppo del Laocoonte.
La mia statua preferita.

Ovvio, è un calco.
Ma ragazzi, che emozione guardare negli occhi la sofferenza di quello che amorevolmente è diventato “il mio Lao” (mi perdonino tutti gli storici dell’arte).
Stavo quasi per mettermi a piangere.
Lì. Con Laocoonte di fronte contornato da un busto di Atena e uno di Apollo.
A far coda perché non riuscivo a muovermi da cotanta bellezza.
Con un sorriso beota a trentadue denti a ripetere a mio fratello compulsivamente “France, abbiamo visto il Laocoonte. Ti rendi conto?”

No, non se ne rendeva conto.
E io ossessivamente a ripeterglielo per tutto il viaggio di ritorno.

Sul sito del MiBACT trovate tutte le informazioni in merito all’iniziativa, comunque vi segnalo i siti nella Regione Veneto che aderiscono, scegliete quello più vicino a casa vostra, quello che vi attira di più, il primo che vi capita sott’occhio, ma almeno tre volte l’anno vale la pena prendere la palla al balzo e andare alla scoperta della ricchezza che possediamo!


(Le foto sono state fatte da me e oserei dire anche che si vede: tutti sono inspiegabilmente illuminati da una luce bianca mistica.)

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