Il cielo stellato sopra di me

La Meditazione Vipassana: “brainwashed into equanimity River”

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Perché partecipare ai dieci giorni di meditazione Vipassana? L’antichissima meditazione trascendentale, conosciuta 2500 anni fa e recuperata dal Buddha, vuole aiutare gli uomini a controllare la propria mente da tutti i condizionamenti a cui è sottoposta, per raggiungere la felicità.

Sempre che vi interessi la felicità

Il controllo della mente e lo sradicamento dei complessi più profondi in noi è un processo che non si termina in 10 giorni, e non si ottiene se non attraverso vero lavoro spirituale. C’è da fare molta fatica. E ci vuole grande determinazione. Questi giorni tuttavia sono i primi passi di un percorso pieno di sorprese.

Il lavoro spirituale, se preso sul serio, può diventare addirittura crudele – Gurdijeff docet – e obbedire a una disciplina spirituale pone degli importanti interrogativi sulla propria libertà personale. Il fatto è che noi obbediamo sempre a qualcosa quando pensiamo di essere liberi. In particolar modo obbediamo ai nostri istinti, al desiderio del piacere, alla paura di soffrire e come foglie al vento veniamo sbattuti da una parte all’altra dalle nostre egoistiche necessità.

La nostra vita spesso è un giro sulle montagne russe, senza che noi mai obbediamo alla nostra voce interiore. A quello per cui siamo veramente fatti.

Quindi seguire una disciplina spirituale diventa la vera libertà per noi stessi, se non altro per domare le nostre passioni egoistiche e distruttive e trovare un po’ di equilibrio. Più che sulle montagne russe dovremmo essere come dei surfisti: stare in equilibrio su un mare agitato divertendosi!

Nel mio immaginario scatenato dai lunghi giorni di silenzio assoluto figuravo il maestro Goenka – che solo dal quinto giorno ci ha insegnato la Vipassana – come una specie di Pai Mei, il crudele sacerdote del clan del loto bianco che insegnò alla Sposa (Uma Thurman) in Kill Bill la tecnica definitiva del loto bianco: “l’esplosione del cuore con cinque colpi delle dita”.

In fin dei conti, per prepararsi alla Vipassana meditation, non si deve fare altro che osservare (per tre giorni e mezzo, per undici ore al giorno), l’aria che usciva dalle narici del naso ed entrava dalle narici del naso, per coglierne il “tocco” del respiro. Per affinare la mente e riconoscere le sensazioni più sottili e tenere la mente al di fuori di questo banalissimo compito. Controllare la mente quando ti occupi di una cosa così stupida è come salire in groppa su un cavallo selvaggio e doverlo domare. Ti potresti infuriare, ribellarti, andartene, piangere per l’esasperazione, protestare con l’insegnante, fare delle flessioni… insomma: potresti agitarti finché vuoi, non ottieni nulla, perché ti devi rilassare, abbandonare, fidare e lavorare duramente, se ne hai il coraggio.

Meditazione VipassanaLa Vipassana diventa una tecnica, come una Katana affilata, per distruggere i nostri nemici interiori, i soli nemici che bisogna combattere. I veri nemici sono il frastuono delle le nostre frasi mentali, quelle della nostra educazione, delle voci della gente che ci massacrano continuamente o i deliri di onnipotenza associati a degli abissi di sfiducia e ancora quei mantra alla “Benzina ogoshi” che ben hanno cantato i Subsonica. Voci voci voci, che mettono in scena una pièce teatrale dentro di noi ad orario continuato.

Inoltre, la Vipassana aiuta a capire cos’è veramente reale. Noi abbiamo tantissime idee su di noi e sulla realtà e non è detto che siano reali, tant’è vero che le cambiamo continuamente. A questo punto ci si domanda: quindi che cos’è reale? Quando sentite di esistere con il vostro corpo, quella è la realtà. E dopo la morte sarà quella realtà impermanente che abbiamo sperimentato con l’esperienza fisica a rimanere nella nostra anima. Il nostro corpo è, in questa vita, il veicolo della nostra evoluzione spirituale.

Visitate il sito di Dhamma per approfondire la Meditazione Vipassana

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