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La grandezza di un territorio la fa il suo popolo

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Intervista a Cesare de Stefani, l’Oste che non c’è…

terra del CartizzeSulle colline di Valdobbiadene esiste una casa aperta al mondo, dove turisti e persone del luogo possono andare e servirsi come fossero a casa loro.

Ne abbiamo sentito parlare tutti, chi più, chi meno. Qualcuno c’era già stato, c’è chi la frequenta tutt’ora e chi ci arriverà, magari su suggerimento di un amico che c’è stato tanto tempo prima in un viaggio.

La dispensa è lasciata volutamente a disposizione di tutti e non c’è che dire, l’idea di condividere una casa col suo panorama, con il resto del mondo è stata davvero un’idea fuori dal comune…

Ed è proprio per capire come è nata “L’ idea” che abbiamo contattato Cesare de Stefani (proprietario del fondo su cui sorge l’Osteria senza Oste) per farci raccontare la sua storia.

Cesare de StefaniBuon giorno Cesare e grazie per averci ricevuti, ci dica, quando nasce l’Osteria Senza Oste?

Ho comprato quel terreno nel 1995 con l’idea di farci la mia ultima dimora e godere di quella veduta durante la vecchiaia, con mia moglie.

Nel 2000 sono partito con il progetto di ricostruzione, dopo aver pensato a quante camere ricavare, e a dove ricavarle. Mi ero impegnato con l’architetto, pagando oneri, nominando anche l’impresa edile. Poi, un giorno, durante uno dei miei soliti giri di controllo, guardando il panorama e rivolgendomi poi al vecchio casolare mi sono detto:

Mi sa che sto sbagliando tutto. Questo posto è bello così com’è, tutto il contesto non può cambiare. Ci sono già troppe realtà “moderne” che deturpano il paesaggio. Io non voglio sfregiarlo”.

Ho chiamato subito per bloccare i lavori e l’architetto ha chiesto comunque il suo compenso per il progetto… Io ho risposto che preferivo spendere soldi nella sua parcella, piuttosto che proseguire in un progetto in cui non credevo fino in fondo.

Quanto tempo è passato da allora all’idea vera e propria?

distributore di vinoCinque anni! Un giorno del 2005, sempre durante uno dei miei giri di controllo e sempre da solo, ho pensato:
Chissà come reagirebbe una persona che entri nel casolare, trovi del vino e che abbia la possibilità di servirsi. Gustandosi poi la veduta sorseggiando un bicchiere di vino?!”
Così ho lasciato qualche bottiglia, due bicchieri e un biglietto con scritto ”10 € a bottiglia, servitevi pure”. In questo modo avrei superato l’imbarazzo dei visitatori nel servirsi di qualcosa che non fosse di loro proprietà…

Col passare dei mesi il numero dei visitatori cresceva così ho aumentato il numero dei bicchieri a disposizione. Ho anche deciso di lasciare qualcosa da mangiare per evitare che i più giovani si ubriacassero facilmente.

Volendo poi promuovere i prodotti del territorio attraverso l’Osteria (in quella zona si produce il Cartizze) senza rimetterci troppo (perché dovete sapere che non si ricavano profitti, anzi), ho deciso di installare un distributore di bottiglie nel vigneto sopra la casa. In questo modo chiunque ha la possibilità di sorseggiare del buon vino passeggiando lungo i filari delle vigne.

Infatti abbiamo visto, la dispensa con il vino, il pane e il frigorifero pieno di salumi. Si sono mai verificati furti?

Sì, in alcuni casi. Altre volte hanno mangiato e bevuto a gratis. Come il disordine lasciato dai maleducati. E’ il rischio di questo laboratorio sociale. Il mio pensiero è stato principalmente di mettere a disposizione di tutti una proprietà, dando piena fiducia al prossimo, affidandogli la responsabilità della casa.

Sentiamo troppe brutte notizie dai media e siamo spinti a chiuderci, a diffidare del prossimo.

Io ho voluto fare per il prossimo qualcosa che non si sarebbe mai aspettato. Dargli fiducia!

Per i primi due anni i soldi venivano lasciati nelle pagine del libro delle dediche, in piena fiducia, proprio com’era lo spirito dal quale è partito tutto.
Poi, mi sono accorto che il via vai di gente cominciava ad aumentare e ho pensato che il denaro (tanto o poco, lasciato li tra le pagine del libro), “non fosse bello da vedere”.
Ho preferito così metter una cassetta di legno, amovibile, dove poter riporre i soldi.

Da dove arrivano le persone che frequentano l’Osteria?

Da tutto il mondo. Non potrei dare una provenienza specifica, sono passate davvero tante persone di svariate nazionalità. Questo lo so perché ad un certo punto mi son chiesto:

“Chissà come reagirebbe qualcuno che arriva fino a qui, magari da lontano e che abbia la possibilità di preservarne un ricordo, magari con una semplice cartolina… “

Così ho cominciato a lasciare delle vedute del posto pre-affrancate all’interno della casa.
Due o tre volte la settimana vado a raccoglierle io stesso per spedirle, così ho modo di vedere dove sono indirizzate. Se l’affrancatura non è sufficiente, metto io quel che manca.

Osteria senza OsteCesare, ha qualche aneddoto curioso col quale lasciarci?

Sì, certo! Dall’idea di Osteria senza Oste ne è partita una seconda molto simile, cioè la Macelleria Senza Macellaio!
Ho chiesto ed ottenuto di posizionare un distributore automatico di carne (prodotti della mia azienda) a Pianezze, cosicché chi volesse fare un pic-nic in quella zona ma si trova sprovvisto di cibo, ora può farlo.
Il progetto è dedicato unicamente ai paesini che non hanno un macellaio in zona e pare che l’idea stia riscuotendo consensi anche in altre zone di montagna.

Grazie ancora per il suo tempo Cesare e complimenti per il marketing NON convenzionale. Complimenti davvero!

In conclusione, l’intervista “fiume” ci ha aperto il vero spirito dell’Osteria senza Oste ma ancor di più ci ha aperto gli occhi al pensiero del suo creatore…
Sentir parlare Cesare, il modo in cui ha messo a nudo la sua visione del mondo e il suo stile di vita ci ha fatto pensare che, se ci fosse un po’ più di fiducia nel prossimo, vivremmo tutti meglio.

In attesa di un mondo migliore possiamo ritrovare tutto questo all’Osteria senza Oste.

 

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