K.I.S.S.

Keep It Short and Simple

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“If you can’t say it simply, you don’t understand it well enough” Albert Einstein

Ho sempre scritto tanto, per me stessa. Non mi curavo molto né di cosa né di come scrivevo, perché sapevo che comunque non lo avrebbe letto nessuno. Era un modo per sfogarmi.

Quando ho iniziato a scrivere per le altre persone mi sono resa conto che per trasmettere un qualsiasi messaggio in modo efficace avrei dovuto innanzitutto capirlo bene, rielaborarlo, ed esporlo come se dovessi far innamorare chi mi stava leggendo.

Ho smesso di scrivere per me perché ho scoperto una soddisfazione ancora maggiore: scrivere per creare un legame con qualcuno. E per farlo ho imparato a mettermi nei panni di chi mi legge: una persona distratta che devo conquistare.

Leggere è difficile per tutti, richiede uno sforzo mentale e fisico, soprattutto se il testo è sullo schermo. Perché allora non fare uno sforzo anche da parte mia?

Scrivere è diventato un esercizio di empatia, in qualsiasi situazione: sia per cose personali, sia per lavoro. Mi chiedo se quello che scrivo può essere utile o interessante, se è leggero e allo stesso tempo esaustivo.

Provo a selezionare i concetti più importanti, a togliere tutto quello che non è necessario, e a scegliere attentamente le parole migliori. Ho sempre una pagina aperta sui sinonimi e contrari, rileggo tutto per essere sicura di non aver fatto errori, anche se qualcuno me ne scappa ogni volta. Cerco di evitare preamboli inutili, frasi infinite e termini aulici.

Non è facile scrivere in modo semplice, ma se sei qui a fine articolo assieme a me, significa che sono riuscita a dirti qualcosa.

“Easy reading is damn hard writing” Nathaniel Hawthorne

Spiacenti, i commenti sono chiusi ...

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