jurassic world
La sala è gremita, il pubblico è quello che piace alle grandi case di produzione hollywoodiane (quello, per intenderci, che se deve andare al cinema lo fa una volta al mese, nel weekend, in un multisala e non manca mai di prendersi la confezione maxi di popcorn). Prima che la proiezione abbia inizio, il cicaleccio dei tanti adolescenti sovrasta gli spot pubblicitari. Tutti sono pieni di aspettative nei confronti di un sequel che prova a riscrivere i canoni di uno dei film più belli degli Anni 90. Le luci si spengono e il viaggio comincia. Potrei raccontarvi in questo pugno di righe settimanali, che “Jurassic World” è un film che non si avvicina neanche alla lontana all’inarrivabile “Jurassic Park”, potrei dirvi che il parco pensato da John Hammond è diventato una Mirabilandia futuristica in cui i dinosauri si comportano come delfini ammaestrati e i cuccioli di brontosauro portano sulle spalle i neonati per farli divertire, potrei dirvi infine che come sempre qualcosa va storto e viene sistemato da un protagonista eroe capace di parlare con i velociraptor (sic!).

Potrei, ma la verità è che dopo i primi 45 pesantissimi minuti, “Jurassic World” mi ha fatto pensare al senso di girare oggi un sequel di questo tipo. Al di là della palese operazione commerciale, che bisogno c’era di riportare in auge un franchise arrivato già a tre film, di cui gli ultimi due erano stati degli evidenti insuccessi? L’unica soluzione possibile per rifare una saga come quella di Spielberg era venuta già nel lontano 1994 all’insospettabile Jerry Calà che diventando per la prima volta regista aveva realizzato lo (s)cult movie “Chicken Park”, vera e propria perla del trash italiano, giocata sul fatto di essere uno “Scary Movie” ante litteram che, ispirandosi alla trama di “Jurassic Park” (sostituendo i dinosauri con i polli), parodiava i più celebri film dell’epoca e del genere da “Mamma ho perso l’aereo” a “King Kong”. Ambientato sull’isola delle Uova Marce e girato con un’imbarazzante povertà di mezzi, il film di Calà acquista quasi più senso davanti all’imponente “Jurassic World” che spreca miliardi in computer grafica, salvo poi avere una sceneggiatura che fa dire al protagonista battute tipo: “Sono dinosauri, sono già wow!” Tutto quello che vorreste sapere su un film come “Jurassic World” in realtà lo conoscete già perché ve l’hanno raccontato trailer, articoli e approfondimenti pubblicati ovunque in queste settimane. Quello che potrebbe mancarvi è un punto di vista diverso sul modo di ri-girare un classico. Recuperatevi “Chicken Park” allora. Scoprirete che la scelta tra l’uomo che sussurra ai velociraptor e l’impacciato Jerry, intento a recuperare il pollo Jo, non sarà in fondo così scontata.

Alvise Wollner

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