Coffee Break

Je suis ton ami

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Possiamo dire di essere Charlie? È giusto essere Charlie?

Credo che siano domande sbagliate. Ognuno di noi non può che essere sé stesso. È la relazione con gli altri che conta. È lecito solo dichiarare chi sono io.

“Io sono tuo amico”

Questa affermazione implica non uno stato ma un’azione. Ed è quel che siamo disposti a fare e desiderare per un amico che ci salverà. Perché quando qualcuno che è altro da noi è importante per noi saremo disposti a fare (o non fare) grandi cose per lui, più grandi che fermare il terrorismo, annullarlo!

Propongo di accorciare i 6 gradi di separazione. Portiamoli a 5 … così chi sarà indifeso in un qualsiasi clima di terrore sarà un nostro amico -e vorremo difenderlo- ma anche chi sarà al potere sarà un nostro amico -e sapremo che lo difenderà.

Quel che è successo a Parigi ci ha scosso più di quel che negli stessi giorni è avvenuto in Nigeria o in Siria o nel più remoto dei villaggi semplicemente perché a Parigi ci siamo stati, o ci vogliamo andare, perché lì abita un nostro amico e il primo pensiero è andato a lui “Chissà se André sta bene”.

Sfruttiamo i social non per dichiarare ma per fare. Fate amicizia con una persona che parla una lingua diversa, con una che ha un altro credo religioso, con qualcuno che è immigrato nel vostro paese o emigrato, con una che è molto più vecchia o giovane di voi, con chi ha un diverso orientamento sessuale, e ancora con un creativo se voi siete dei calcolatori o viceversa, …

Quando i gradi di separazione saranno 2 o 1 allora avremo tutti gli stessi interessi e avremo vinto tutti.

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