Young Blood

ISNOTDEAD S/S 2014

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Quando penso al deserto due sono le cose che mi vengono subito in mente: la prima è quel gioioso raduno di fricchettoni, come li definirebbe la mia post-sessantottina e veneranda madre, che si tiene ogni anno tra Agosto e Settembre nel bel mezzo del deserto del Nevada, una di quelle esperienze-da-fare-almeno-una-volta-nella-vita, un festival spettacolare votato, traduco fedelmente dal sito ufficiale, alla “radicale espressione di sé”: il Burning Man (se non lo conoscete, fatemi un favore e googlatelo ORA).

La seconda è Zabriskie Point, film girato nel 1970 da Michelangelo Antonioni di cui quasi nessuno, eccetto forse Alberto Moravia, ha mai capito granché, che nondimeno comprende una delle scene d’amore più potenti della storia del cinema moderno: a metà film Mark e Daria, i due ragazzi protagonisti, si incontrano nella Valle della Morte e si abbandonano ad un meraviglioso amplesso sulle note della chitarra di Jerry Garcia. Nel frattempo decine di immaginarie coppie si avvinghiano, rotolando sinuosamente sulla sabbia nel silenzio più assoluto e facendo l’amore indisturbati, felici e incuranti di quel che accade intorno a loro.  Questo trionfo d’amore fa da contrappunto alla ben nota apocalittica scena finale, in cui la distruzione travolge implacabilmente ogni idillio possibile; Eros e Thanatos, istinto di vita e istinto di morte, utopia e realtà si incontrano e si scontrano per tutto il film, dialogando in un perfetto e serrato dualismo.

Se ho deciso di scomodare un maestro del cinema come Antonioni per parlare di un brand di moda, é perché sono gli stessi designer che si celano dietro al marchio ISNOTDEAD ad annoverare dichiaratamente tra le proprie fonti di ispirazione non solo altri fashion designer d’avanguardia, ma anche poeti, artisti e, per l’appunto, cineasti contemporanei. Così, accanto al confronto, del resto piuttosto ovvio se si osservano le collezioni fin qui realizzate, con i vari Yohji Yamamoto, Rick Owens e Gareth Pugh, troviamo anche riferimenti eclettici che spaziano da Matthew Barney a David Lynch, passando per l’onnipresente Oscar Wilde.

Fondato nel 2010 da tre giovani designer parigini, ISNOTDEAD si propone, con una spocchia che più francese non si può, come l’espressione di una nuova libertà ed individualità; un brand che concepisce la moda come uno strumento per esplicitare la propria filosofia: nulla si distrugge, tutto è rinascita, all’insegna di “una rivoluzione silenziosa sospinta dall’ottimismo”. Insomma, una dichiarazione d’intenti dal sapore vagamente new age che non sfigurerebbe tra le possibili definizioni del Burning Man.

Il marchio ha all’attivo quattro collezioni; l’ultima, la spring/summer 2014, si presenta con un teaser e uno shooting fotografico di aspra ambientazione desertica, in cui spiccano silhouette che, esattamente come Zabriskie Point, sembrano essere caratterizzate da una certa tensione e ibridazione dualistica: maschile e femminile, spiritualità e sensualità terrena (vedi le t-shirt inneggianti all’amore fisico/ amore selvaggio), contaminazioni street e sartoriali, texture ruvide e opache o luminose e trasparenti, morbidi cappotti oversize e rigorosi cropped pants, blocchi monocromatici blu Cina e grigio perla in cui si aprono inattesi squarci a tinte fluo.

La collezione rappresenta un punto di svolta per i designer, che abbandonano la rigorosa contrapposizione di bianco e nero e le forme strutturate e scultoree degli esordi a favore di un’attitudine più pop e rilassata; resta invece quell’eleganza androgina e senza sforzo, insieme discreta e un po’ sfacciata, fatta di pezzi semplici da stratificare e combinare all’infinito.

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