Salone Internazionale del Mobile 2018

Intervista con il designer: Marc Sadler

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Il Salone Internazionale del Mobile di Milano ha appena chiuso i battenti, ma sicuramente se ne parlerà ancora nei prossimi giorni. Io ho fatto una rapida visita, non sufficiente a documentare tutto quello che il Salone offriva, dai 1.500 espositori in fiera fino ai numerosi eventi in programma. La mia “missione” era quella di intervistare alcuni famosi designer e, grazie al Gruppo Euromobil, ho potuto incontrare Marc Sadler e Setsu Ito.

Oggi pubblico l’intervista a Marc Sadler, uno degli architetti e designer più noti nel panorama internazionale, un maestro dalla lunga e fruttuosa esperienza. Ecco una rapida nota biografica: cittadino francese, nato in Austria, attualmente vive e lavora a Milano. Ha collaborato e collabora con aziende di arredamento, illuminazione, elettrodomestici e articoli sportivi. Ha ricevuto numerosi premi internazionali, tra cui il Compasso d’Oro per le lampade Drop (Flos, 1994), Tite e Mite (Foscarini, 2001), la libreria Big (2008, Caimi Brevetti) e il banco frigo-gelato Bellevue con tecnologia Panorama (IFI, 2014). Diversi suoi oggetti sono nella collezione permanente di design del MOMA di New York e del Beaubourg di Parigi.

marc sadler

Decisamente un curriculum impressionante! L’incontro si è svolto allo stand del Gruppo Euromobil, dove Sadler presentava la sua nuova libreria LZ, prodotta da Zalf, azienda del gruppo. L’intervista è stata condotta insieme a Giorgia Ceccato, studentessa di Architettura e blogger di Finetodesign.

Parliamo del suo stile: si può definire tecnologico, tuttavia lei si occupa anche di pittura e disegno. Come concilia le due inclinazioni?

E’ vero, la tecnologia, intesa come scelta delle migliori strategie operative per raggiungere un determinato obiettivo, è il file rouge che accomuna i miei progetti, ma in realtà si tratta di una tecnologia che non si vede, nascosta sotto un involucro molto figurativo. Nella mia pittura non ci sono compromessi, c’è una forte rappresentazione, uno studio del dettaglio ma non devo scervellarmi per trovare uno stile, dipingo perché mi piace e basta, lo faccio per diletto. Mentre nel design siamo in due a correre per arrivare alla meta: io e l’azienda e devo raggiungere un obiettivo, il successo, prima estetico e poi commerciale. Fare il designer non è fare l’artista, ci sono dei limiti e dei compromessi da fare.

C’è un progetto che non ha ancora fatto e che vorrebbe fare in futuro?

Ce ne sono tantissimi e questo mi dà la spinta e la voglia di fare tutti i giorni il mio lavoro. Ci sono però anche dei progetti che non pensavo avessero un impatto così importante sulla società, come per esempio il paraschiena (backprotector, 1994, per dainese, ndr ). Non pensavo all’epoca che il design potesse influire in questo modo, invece ricevemmo ringraziamenti per aver progettato un prodotto apparentemente semplice ma utile anche a salvare la pelle!

Può indicarmi il nome di un giovane talento che apprezza?

Più che un nome in particolare è un certo atteggiamento che apprezzo e che non è così frequente nei giovani professionisti che incrocio. L’abilità digitale è un fatto acquisito, tutti conoscono e utilizzano i principali programmi di modellazione e disegno ma spesso mi scontro con delle lacune culturali spaventose: aldilà di qualche archistar del design la conoscenza della storia del design è spesso vaga, per non parlare di arte, pittura, fotografia …. Invece è fondamentale assorbire conoscenza a 360°, come delle spugne, essere permeati di curiosità e interesse verso tutto ciò che ci circonda, perché tutto ha a che fare con il design e il design è dappertutto. E poi va bene il modello virtuale, ma saper fare e fare (modelli, prototipi, ma anche riparare la propria bicicletta) è una scuola di vita professionale importante: invece molti giovani fanno fatica a concretizzare le idee, trasformarle in operatività. Per fortuna non mancano le eccellenze, quando faccio lezioni all’università identifico subito nel gruppo i tre o quattro che hanno una marcia in più: sono curiosi, rompiscatole, non hanno paura di buttarsi. Se riusciranno ad avere successo non lo so, purtroppo ci vogliono altre cose tra le quali una buona dose di fortuna.

Quali saranno i nuovi trend?

Mi rattrista un po’ il fatto che quest’anno tutti fanno delle riedizioni: credo che ci sia un po’ di paura nel proporre cose nuove.  E’ come se molte grandi aziende non avessero il coraggio di fare scelte a favore di progetti moderni e propositivi. Per fortuna ci sono aziende come queste (del Gruppo Euromobil, nrd ) che puntano sull’innovazione a piccoli passi, sulla costruzione del prodotto, sul confort, sul prezzo, progredendo nella crescita, nella fidelizzazione dei propri clienti e dei consumatori finali. E’ un risultato importante che si traduce in quella speciale alchimia nel rapporto designer azienda di cui parlavo prima, dove io riesco a trovare il mio spazio creativo e l’azienda le risposte alle proprie

…forse perché il pubblico italiano è più legato alle tradizioni rispetto a quello europeo e mondiale?

Sono d’accordo, ma allora diventa facile usare la linfa del passato, disegnare in modo moderno magari vuol dire abbassare i costi e proporre materiali più intelligenti, riciclabili.

Ci racconta qualcosa sulla nuova libreria LZ che viene presentata in occasione del Salone del Mobile 2015?

Questa ad esempio è una nuova avventura iniziata con Zalf, (Gruppo Euromobil) con cui non avevo mai lavorato. L’idea era di fare un prodotto free standing, che esce dalla fabbrica già montato, molto versatile. E’ reversibile, perché anche il retro è ben rifinito, in modo che la libreria possa diventare un separé, con un singolo pezzo o con due pezzi double face. Ho proposto colori audaci, ad esempio un mango, un rosso vivo, e il nero.

LIBRERIA-LZ SADLER

Libreria LZ disegnata da Marc Sadler per Zalf

Ringrazio Marc Sadler per aver risposto alle nostre numerose domande in soli dieci minuti, e il Gruppo Euromobil per aver reso possibile l’incontro.

Cinzia Corbetta

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