Suoni di Marca

Da costa a costa: intervista a Max Gazzè

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E’ uno dei musicisti più apprezzati della scena musicale italiana, autore di ben nove dischi da solista, ha partecipato per quattro edizioni al Festival di Sanremo. Mercoledì 5 agosto Max Gazzè sarà il grande protagonista del palco di Suoni di Marca. Un concerto che i suoi numerosissimi fan attendono da giorni con trepidazione. Abbiamo chiesto al cantautore romano quali sono le sue impressioni a poche ore dal concerto, in quest’intervista che ci ha gentilmente concesso.

gazzè

– Solo cinque giorni fa è stato protagonista a Roma, davanti a un pubblico di circa 18.000 persone, nell’ultima data del tour insieme a Niccolò Fabi e Daniele Silvestri. Cosa ricorderà di questa collaborazione e quali sono le differenze più significative tra un tour di gruppo e un tour solista come quello che presenterà mercoledì sera a Suoni di Marca?

Che dire: sono stati due anni di lavoro memorabili. Con Niccolò e Daniele abbiamo vissuto un percorso davvero unico e chiudere il tour nella nostra città è stata un’esperienza indimenticabile. Ciò che mi ha gratificato di più è stato il fatto di aver vissuto una collaborazione che ci ha arricchito l’un l’altro facendoci crescere non solo come musicisti, ma anche come persone. Noi tre ci conoscevamo già da diversi anni, ma avere la possibilità di comporre musica tutti insieme è stata un’opportunità importantissima nel mio percorso come musicista. Il tour che presenterò domani a Treviso invece nasce dall’esigenza di ritrovarmi e ricongiungermi con i membri della mia band, con cui suono da oltre vent’anni ormai. Il tour de “Il padrone della festa” mi aveva tenuto lontano da loro per forza di cose e adesso sentivo il bisogno di passare del tempo con loro per tornare a riscoprire la nostra alchimia, ispirandoci l’un l’altro e iniziare così a lavorare al nuovo disco che dovrebbe essere pronto per ottobre. Alla fine quindi anche quando suono la mia musica da solista, è come se fossi sempre in gruppo e in compagnia.

– “Coast to coast” è il nome del tour che porterà in giro per tutta Italia nelle prossime settimane. Un tour insolito dal momento che non nasce per promuovere un nuovo cd. Che spettacolo si dovrà aspettare domani sera il pubblico di Treviso, può già anticiparci qualche dettaglio in anteprima?

Quello di domani sera sarà un concerto molto semplice. La mia idea è creare una vera e propria festa estiva, con la gente che balla, canta e si diverte sotto le stelle. Non abbiamo volutamente dato importanza alla scenografia e di conseguenza non abbiamo pensato neanche per un momento di allestire un tour teatrale o scenografico. Quello che conta sarà la musica, ci saranno tutte le canzoni più celebri del mio repertorio. Sul palco saremo cinque musicisti che torneranno a suonare per riscoprire il loro affiatamento, alla ricerca di un sound fresco, leggero e speriamo piacevole per il pubblico che verrà ad ascoltarci.

– Il basso elettrico è uno strumento piuttosto insolito per un frontman, soprattutto nella scena musicale italiana. Com’è nata la sua passione per la musica e in particolare per questo strumento?

Probabilmente perché a casa tenevo sempre i bassi al massimo nel piccolo impianto stereo della mia stanza! No, scherzi a parte, mi sono avvicinato alla musica suonando il pianoforte. Grazie a quello strumento ho imparato a familiarizzare con quest’arte, tant’è che per diversi anni ho suonato in alcuni complessi di musica jazz. Poi però è arrivata la musica britannica degli Anni Ottanta e per me è stata come una folgorazione. Il genere Ska inglese con gruppi come gli Special erano la mia grande passione. Senza dubbio è stato grazie a loro se oggi sono diventato un bassista. E non vorrei dimenticare i Police, penso che non si possa ascoltare una loro canzone senza pensare almeno per un momento: caspita come mi piacerebbe iniziare a imparare a suonare il basso!

– Ascoltando le sue canzoni si rimane sempre molto colpiti, oltre che dalla musica, anche dall’intelligenza e dall’originalità di molti suoi testi. Nella fase di composizione e scrittura, per lei ha più importanza lo spartito o la parola?

Ci tengo molto a dire che i testi per me hanno un’importanza fondamentale. C’è un lavoro ben preciso che sto portando avanti con mio fratello Francesco da quasi vent’anni ormai. Molto spesso succede che mi trovi a musicare delle parole che ho scritto, mentre in altri casi cerco di far combaciare le parole alla musica. Ormai il vero autore dei testi è diventato Francesco, perché conoscendolo da così tanto tempo mi fido ciecamente delle sue scelte stilistiche e lessicali. Si tratta di un lavoro compiuto sul suono delle parole che io pretendo essere sempre ben preciso e definito. Insieme ricerchiamo le migliori assonanze, le rime interne, i richiami tra le varie consonanti e alla fine decidiamo quali sono quelle più efficaci. Una melodia come quella di “Sotto casa”, per esempio, sarebbe stata totalmente incantabile senza la scelta di quelle parole che gli hanno dato una forma e un senso ben preciso.

– “Coast to Coast” era un’espressione contenuta anche nel titolo di un film di Rocco Papaleo a cui lei ha preso parte nel 2010, recitando e scrivendo un brano per la colonna sonora. Qual è il suo rapporto con il cinema e quanto ha influito il film di Papaleo nella scelta del titolo di questo nuovo tour?

Quando ho pensato al nome da dare al tour, volevo chiaramente rimandare al film di Rocco Papaleo, di cui conservo un bellissimo ricordo. La mia idea iniziale però era costruire un tour in cui ci sarebbero state solo date sulle spiagge italiane, suonando sempre in riva al mare. Purtroppo si è rivelata un’idea difficile da mettere in pratica e quindi il cartellone delle date è stato modificato, però il titolo l’ho voluto mantenere perché sarà comunque un viaggio attraverso l’Italia, andando sempre da costa a costa in posti mai troppo grandi, cercando di ricreare la dimensione di un club all’aperto, con le stelle a farci da soffitto. Il mio rapporto con il cinema è molto bello, sono sempre stato un appassionato spettatore e da giovane ho anche diretto e realizzato alcuni cortometraggi. Oltre a “Basilicata coast to coast” ho lavorato in teatro e tra pochi mesi tornerò a recitare nel nuovo film di Simona Izzo, in cui avrò una parte stramba e originale proprio come nel film di Papaleo. Penso che il cinema sia una splendida forma d’arte in cui io mi diverto a dare sfogo alla creatività, anche senza stare sempre sopra un palco, con uno strumento in mano.

Alvise Wollner

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