CULTURA, SCUOLA E LEGALITA\' COME SERVIZIO e BUON SENSO

In Nigeria viveva nel lusso. Approda in Sicilia su una carretta del mare.

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Lo so che io sono quella della rubrica della cazzate. Ma ho trovato questa storia e la voglio condividere.

Lampedusa. Porto di salvezza e di morte. Come i 300 clamorosi cadaveri del 4 Ottobre ce ne sono stati altrettanti, in piccoli gruppi, frazionati per periodi, anni, barconi…ma sempre e comunque cadaveri. Fanno meno scalpore ma ci sono. Scappano da situazioni di guerra e miseria. Chissà cosa hanno lasciato nel loro paese per rischiare comunque la morte nella speranza di un porto italiano che a loro sembra il paradiso. Perchè richiare di morire è comunque meglio di una morte certa. E chi siamo noi per giudicare? Cosa sappiamo di loro? Ci sembrano tutti poveracci, criminali, ladri venuti a rubare lavoro che non abbiamo..Un pò come il giovane italiano ucciso in Inghilterra perchè, al pari dei naufraghi, cercava un futuro migliore in una terra diversa. Cosa sapevano gli inglesi del nostro connazionale? Cosa sappiamo noi dei profughi? Sono tanti, forse alcuni criminali veramente, ma c’è chi, come Allison, di sicuro non aveva in progetto una vita come questa, fatta di schiavitù, morte e fughe verso la salvezza.

 

Nel mio paese ero destinato al potere e al successo, ma non ho nostalgia. Vorrei solo fare di più per chi è meno fortunato di me, restituendo il bene ricevuto.

 

Suo nonno era il re del villaggio e Allison, in Nigeria, viveva nel lusso. Rampollo di una famiglia reale era destinato a ereditare tutti gli agi della corona. Oggi per vivere lavora in una cucina di un ristorante di un paese che non è il suo. Il suo palazzo reale è stato distrutto dalle fiamme dei ribelli in guerra, la sua famiglia decimata e lui ha rischiato di morire in una stiva due anni fa, dentro un barcone diretto a Lampedusa.

Allison viene salvato da un sacerdote inglese subito dopo che i guerriglieri uccidono il fratello maggiore e il nonno. Per qualche tempo sta con lui, poi si dirige in Libia, da un cugino. Il Libia trova la schiavitù e la miseria. Costretti a lavorare in condizioni disastrose e la guerra civile in atto fanno sì che Allison e il cugino si imbarchino nella speranza della libertà in Italia.

 

Gli scafisti, con i coltelli puntati, ci obbligavano a restare chiusi nella stiva. Ma eravamo troppi per quella piccola barca. Ci fecero buttare tutto quello che avevamo portato: viveri, vestiti e i pochi averi raccimolati. Morirono 25 persone in quel terribile viaggio. E tra di loro c’era anche mio cugino.

 

Allison a soli 24 anni ha un bagaglio di vita non indifferente. E a nulla gli serve la Laurea in Ingegneria Agraria conseguita a pien voti e l’inglese perfetto. Il giovane preferisce il suo italiano incompleto e la vita da volontario.

 

Se fai del bene ad una persona, se la salvi dal mare o se le dai una speranza quando è disperata, come cerco di fare anche io con i meno fortunati di me, come mi hanno inseganto qui, non salvi solo quella persona, ma tante altre, attraverso le generazioni che discendono da lui.

 

Allora eccolo il nostro ladro. Uno dei tanti. Uno di noi. Uno come qualsiasi coetaneo italiano che per un motivo o per l’altro va all’estero. Solo che non fa la stagione come cuoco ad Ibiza, non tenta a Londra la fortuna. Non torna a casa. La sua casa è qui. Con chi l’ha accolto. E lo stesso trattamento, probabilmente, sperava di averlo Joele Leotta, il diciannovenne preso a botte in Inghilterra . Ci indignamo per un connazionale ucciso e siamo i primi a condannare chi tenta la fortuna nel nostro paese dimenticandoci che siamo tutti in cerca di una vita più soddisfacente. Che siamo tutti naufraghi della crisi.

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