Firenze, 20 ottobre 2000. Nasce la Convenzione Europea sul Paesaggio. Nasce per la prima volta un documento che ha come obiettivo la tutela e il mantenimento di questa splendida risorsa, che viene riassunta in queste semplici ma fondamentali parole: una determinata parte di territorio, così come è percepita dalle popolazioni, il cui carattere deriva dall’azione di fattori naturali e/o umani e dalle loro interrelazioni.

corot

Per la prima volta fattori umani e naturali sono considerati assieme, per la prima volta quello che le popolazioni percepiscono diventa oggetto di tutela, anche solo per il significato che assume e per il posto speciale che ha all’interno delle tradizioni. Non importa se bello o brutto, ogni parte di territorio va tutelata e valorizzata.
E se c’è un elemento fondamentale che compone la maggior parte dei paesaggi è proprio l’agricoltura. Che però se ci pensiamo è un pure e semplice elemento antropico, derivante cioè dalle trasformazioni che l’uomo ha introdotto nella Natura. Non sto parlando dell’agricoltura intensiva degli ultimi decenni, di quella che ha reso i territori tutti uguali, ma di quella che ha caratterizzato la nostra storia: tutti sanno che ci sono dei paesaggi agrari talmente incantevoli, talmente pieni di significati e tradizioni, che non possono essere ne dimenticati, ne deturpati.
Quello che caratterizza questi splendidi paesaggi è un elemento tanto semplice quanto fondamentale: le Siepi. Quelle strutture lineari di alberi e arbusti che (ormai sempre meno) seguono e dividono i campi coltivati, e che li donano quello splendido aspetto, che probabilmente in passato con il suo fascino particolare ha ispirato poeti, pittori, scrittori. Praticamente una parte rilevante della nostra cultura ha avuto a che fare con questo elemento, che nonostante le apparenze è tutt’altro che semplice.
Tuttavia con l’avvento dell’agricoltura moderna, la funzione della siepe è sempre più venuta meno. Troppo ingombranti per far passare i grandi macchinari agricoli, ma anche inutili data la sempre maggiore dimensione degli appezzamenti, e la volontà di sfruttare al massimo il territorio disponibile. Eppure tutta questa semplificazione ha tolto all’agricoltura un elemento importante. Una barriera frangivento efficace, una risorsa di materia organica (e quindi di concime naturale), e un rifugio per la fauna (in special modo gli uccelli).

siepi agricol

Da quel 20 ottobre del 2000 non sarà cambiato molto, ma sono sicura che sono state poste le fondamenta di un futuro diverso. Ci sono discipline come la Landscape Ecology che si occupano di studiare il paesaggio, le sue componenti e le loro relazioni. C’è Rete Natura 2000 creata dall’Unione Europea, che si occupa di protezione e conservazione degli habitat e delle specie, animali e vegetali, e  che tra i tanti obiettivi si pone quello di ricostruire il paesaggio agrario che stiamo perdendo.

Insomma, l’agricoltura, oltre che mera attività per la produzione del cibo, è anche e sopratutto Paesaggio. E Paesaggio è Tradizione e Cultura. Siamo riusciti, con la continua semplificazione, a eliminare gran parte di questi elementi. Quello che ora serve è tornare a “complicare” il paesaggio. Farlo vivere di nuovo, valorizzarlo, e tutelarlo da chi non si cura di ciò che rappresenta e rappresenterà in un futuro per i nostri figli.

Paesaggio Valdobbiadene

Dedico questo articolo al Prof. Virginio Bettini, una grande persona che con le sue preziose lezioni (anche di vita) e la sua simpatia ha insegnato e continua a insegnare a diventare degni cittadini di questo meraviglioso pianeta.

strada del prosecco

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