In una settimana che ha visto il Premier Matteo Renzi aggirarsi per il mondo a Stelle e Strisce, parlando di Jobs Act, di rivoluzioni e di quanto l’Italia sia un bel paese – che però “è un paese particolare” – dalla mia penna digitale fuoriescono considerazioni altrettanto “particolari”.
Sono stanco, molto stanco di sentire che l’Italia è un Paese diverso, dove può accadere di tutto e che per questo motivo per sua natura non può rientrare all’interno di alcuno schema definito.
Se da un lato, infatti, è innegabile che il paese di Santi, Poeti, Navigatori e Mafiosi abbia una predisposizione naturale verso il mancato rispetto o l’interpretazione sui generis delle regole (vedi il recente caso De Magistris), è altrettanto innegabile che questa condizione di “specialità” da tempo non rappresenti più una risorsa, ma un vulnus tanto profondo quanto pesante.
Si è fatto un gran parlare del Totem-Articolo 18 nei giorni appena passati.
Il suddett ‘Articolo, fantasmatica profezia di Nostradamus da sventolare con ghigno malefico di fronte alle generazioni più fresche, con tanto di sonora pernacchia onomatopeica, è arma politica evergreen da sbandierare come da tifo ai Mondiali.
La mia riflessione, forse, è più una osservazione tra il tristo e il rassegnato.
Quanto multinazionali competitive abbiamo attualmente in Italia?
Troppo poche. Eppure ormai sono proprio (ahimè) quelle che possono e riescono a produrre occupazione e posti di lavoro.
E perché non abbiamo grandi multinazionali?
Perché queste si basano su concetti totalmente inediti di mercato, concorrenza, competitività e produttività.
In questo senso, è davvero interessante approcciarsi rispetto al testo “How Google Works”, di Eric Schmidt, attuale CEO dell’azienda con la doppia “O” più potente de mondo.
I pradigmi sui quali viene costruita la vita dell’impresa sono costituiti dall’assunzione di personalità creative, dall’essenzialità del disaccordo, dalla costante ricerca per l’innovazione e il miglioramento, e dal puntare in maniera ferma e decisa verso “l’immaginare l’inimmaginabile”.
Perché sono rimasto cosi colpito da queste asserzioni?
Perché costituiscono l’esatto opposto rispetto allo spirito che attualmente permea l’italia.
Un paese dove gli spiriti liberi ed i creativi non hanno casa, dove vengono premiati e promossi i sudditi, i lacchè, i servi del potere, e non i liberi pensatori.
Un luogo dove i “creativi ingegnosi” non dispongo di mezzi, fiducia e possibilità, e finiscono per rinunciare a sognare.
Uno stato dove il dibattito è sempre tronfio e sbrodolante, ma non è mai un dibattito dove le posizioni vengono messe realmente in discussione, ma è una continua schermaglia a nascondino, dove si chiude ora l’occhio destro, ora quello sinistro, a seconda della necessità.
Una realtà dove non si pensa mai all’inimmaginabile, ma si finisce giocoforza a doversi barcamenare alla bell’è meglio, e così i 100 giorni diventano 1000, e le proposte diventano le Mille e Una (Notte).
Quando anche i Rottamatori e gli innovatori perdono la propria grinta, e la spinta fortemente innovatrice, impastoiati nella palude viscosa dei privilegi e dei diritti acquisiti (vedi Articolo 18), è facile nutrire seri dubbi sul cambiamento.
Non è un problema di leggi, di articoli, di proposte.
E’ un vero e proprio problema di metodo, di forma mentis, in un Piccolo Mondo Antico dove si continua a battere i pugni e a fare dibattito su questioni che tenevano banco nel 1970, a 45 anni di distanza.
A questo punto, l’unica speranza rimane quella di essere colonizzati dai paesi più avanzati, sperando riescano ad importare un po’ della voglia di aspirare all’impossibile, di sognare, che qui da decenni è stroncata sul nascere, in tutti i modi possibili (e immaginabili).
In attesa di essere invasi, vi auguro una buona settimana, ed un buon lunedì.
Alla prossima

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