Arte in pillole

Il tempo scorre: e tu a che punto sei?

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Ragazzi, ma vi rendete conto? Siamo già ad aprile… quasi inoltrato!
E a me pareva l’altro ieri di partire, zaino in spalla, alla volta di un capodanno a Venezia (sento ancora i piedi ghiacciati e la gioia nel cuore).

Quello del tempo e della scansione dei mesi è un tema dibattuto nei secoli, per giunta interpretato e rappresentato in mille modi possibili.
Gli artisti medievali avevano un modo tutto loro di raffigurarli, principalmente si dedicavano alla scultura, scolpendo i portali e le colonne delle chiese o delle cattedrali.
L’area di maggiore diffusione ed elaborazione di questo tema fu quella padana, e (sembra fatto a posta, ma vi giuro che è una coincidenza… o una persecuzione) una delle iconografie sul ciclo dei mesi più vicina a noi è quella del portale principale della Basilica di S.Marco a Venezia (prima metà del XIII secolo), che rimanda direttamente ad alcuni frammenti del lavoro fatto nell’Abbazia di S. Benedetto di Polirone a Mantova e nella porta della Pescheria del Duomo di Modena.
A volte, come nella chiesa di S. Colombano a Bobbio i mesi sono raffigurati dai rispettivi segni zodiacali, altre, come anche nel caso di Venezia, si legano alle attività che si compievano durante il mese in questione, anche perché questa rappresentazione, oltre ad essere la preferita aveva anche maggior impatto sul fedele/visitatore e dava modo alle maestranze di far conoscere i vari mestieri.

A Venezia, poi, c’è una particolarità: oltre alla cura minuziosa dei dettagli, i restauri hanno fatto emergere alcuni dettagli policromi che fanno presumere che il secondo arcone di S.Marco fosse tutto colorato e arricchito da alcuni dettagli dorati.
I modelli bizantini, da sempre circolanti nella città, si fondono con elementi occidentali, dove i modelli preesistenti vengono rinnovati con delle caratteristiche riprese dall’osservazione del reale e della quotidianità.

Se ci troviamo all’esterno della chiesa, il ciclo comincia da sinistra, con Gennaio, raffigurato da un giovane contadino che porta sulla spalla destra un grande ramo di quercia per accendere un fuoco. Le due onde sopra il capo del contadino stanno a simboleggiare il segno dell’Acquario.

Febbraio è un uomo anziano dalla barba lunga, intento a scaldarsi i piedi davanti al fuoco. Essendo uno dei mesi più freddi dell’anno l’uomo veste la cappa pluvialis, un mantello di pelliccia a manica corta con cappuccio, in voga nel medioevo. Dietro la testa del vecchio, due Pesci, segno zodiacale del mese.

Marzo è la raffigurazione del dio Marte come guerriero bizantino, armato di lancia e scudo.
In ginocchio, in basso a sinistra, vi è un piccolo dio del vento che scompiglia di capelli a Marte.
(E quest anno questo piccolo dio si è fatto sentire parecchio… scompigliando anche i miei finti ricci!)
Dietro, un montone dal manto ben dettagliato sta a rappresentare il simbolo dell’Ariete.

Aprile è un pastorello che porta sulle spalle un agnello, simbolo di Pasqua, mentre con la mano destra regge un rametto con foglie e fiori ovvero gli attributi della primavera. In alto a destra troviamo il Toro.

Maggio viene rappresentato come un sovrano solenne che tiene in mano una rosa mentre è incoronato da due fanciulle. Qui sono rintracciabili caratteristiche d’Oltralpe, soprattutto nello stile della capigliatura delle ragazze. In altro a sinistra, i due visi paffuti sono i Gemelli.

Giugno è tempo di mietitura del grano, lavoro compiuto da un contadino barbuto e scalzo, sopra la cui testa si trova il Cancro.

A inframezzo vi è Cristo tra il Sole e la Luna a simboleggiare il solstizio d’estate e successivamente Luglio, un contadino intento a falciare l’erba. Infatti una delle attività agricole che si doveva sostenere in questo mese era la fieragione. Naturalmente, a lato, è rappresentato il Leone.

Agosto è un fanciullo seduto su un trono, sfiaccato dal caldo con in mano una sorta di ventaglio. Anticamente questa posizione rimandava a Saturno e all’umore malinconico che porta con sé. In alto a destra una piccola donna con la tunica è la Vergine.

A Settembre si vendemmia, oggi come all’ora, ed è proprio a questa attività a cui il mese è dedicato.

Ottobre è un contadino intento ad arare, mentre a Novembre viene ricordata una pratica importante per il periodo pre-natalizio veneziano: l’uccellagione. Un contadino tenta di recuperare un volatile tra i rami di un cespuglio, mentre in alto a sinistra un centauro scocca una freccia (il Sagittario).

Infine Dicembre è un vecchio uomo barbuto intento a sgozzare un maiale che cerca di liberarsi. Quest’immagine cruenta rimanda all’importanza che la carne rivestiva nell’alimentazione invernale del periodo. In alto, come al solito il simbolo zodiacale, il Capricorno, affiancato da una scena singolare: il basilisco (metà drago metà uccello) mentre morde il seno di una donna che respinge il gesto. Forse rimanda alla lussuria, peccato che deriverebbe dall’eccessivo uso di carne nell’alimentazione e dai piaceri che si credeva caratterizzassero il mondo contadino.

I cicli dei mesi erano posti sui portali delle chiese per ricordare al fedele che il tempo dell’uomo è diverso da quello divino. Una sorta di promemoria che stava a significare: spendi bene il tuo tempo terreno perché è nulla rispetto a quello divino, che è eterno.
Questo tema, connesso allo scorrere del tempo fu ripreso da diversi artisti ma trova l’emblema (secondo me) in Benedetto Antelami nel Battistero di Parma (tra il 1196 e il 1249). Al suo interno vi è un ciclo dei mesi dai tratti molto naturalistici, che si intreccia con i temi delle lunette esterne per dar voce ad un disegno di salvezza dell’uomo.
In una delle tre lunette esterne infatti Benedetto Antelami scolpisce l’albero di Baarlam, allegoria della condizione dell’uomo.

Riporto le parole degli autori del mio libro di Storia dell’Arte Medievale (“L’arte e la storia dell’arte. Il Medioevo” volume 1B a cura di Rita Scrimieri) perché credo di non saper interpretare meglio questo soggetto:
“ l’uomo, in precario equilibrio sull’albero, è insidiato dal drago (il peccato) e incalzato dal tempo, simboleggiato dai carri del Sole e della Luna. Il primo è trainato da cavalli, il secondo da buoi, per alludere al tempo più lento e angoscioso delle ore notturne. Sull’albero c’è anche un favo di miele, forse allusivo ai piaceri terreni che distraggono dai dolori che portano all’oblio.”

E mi pare che in quanto a riflessione sulla nostra condizione umana, sul volgere del tempo e sulla nostra vita i Medievali ci sapessero fare, ma mi pare leghi benissimo anche con le parole di un post di Alessandro D’Avenia che ho letto poco fa. Parlando di bellezza conclude: “ […] Tu a che punto sei? Che ne fai dei doni della vita?”

E ve la rilancio.

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