Arte in pillole

Il sorriso dell’eterna giovinezza

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Ho trovato in internet questo pensiero di Lee Smith:

Sorridere è una domanda? O una risposta?

E c’è da chiederselo più volte guardando certi ritratti!

Vi siete mai chiesti cosa pensano le statue?

Bhè, sembra una cosa da pazzi ma se ci si sofferma su questi volti enigmatici sembra che ci dicano qualcosa!

Efebo Biondo di Crizio, 480 a.C.

Prendiamo un esempio:  L’ “Efebo Biondo” è una scultura del  480 a.C. e anche se al posto degli occhi sono rimaste delle cavità color marmo sembra parli con lo sguardo. Se poi immaginiamo che un tempo queste cavità erano riempite di pasta vitrea, gli occhi ci appaiono vivaci, e l’Efebo una persona in carne ed ossa!

Effettivamente il suo non è un sorriso come lo intendiamo noi, ma badiamo bene: ci troviamo nel così detto stile severo che si sviluppa tra il 480 e il 450 a.C. (tra l’arcaismo maturo e il classicismo) e che ha come principale caratteristica l’intento di rendere le statue molto espressive!

Ed ecco che se noi guardiamo negli occhi l’Efebo sembra che questo ci risponda inarcando leggermente le labbra carnose! Un effetto ottico! Perché se invece ci soffermiamo sulla bocca questa ci appare perfettamente serrata e un po’ curvata all’ingiù, quasi in un espressione di  stanchezza.

Le statue però non sono sempre state scolpite con questo naturalismo e con tanto realismo.
C’è stata una sorta di “evoluzione del sorriso e dello sguardo”:
Partiamo dal VII secolo a.C. ,è da qui che nasce l’espressione “sorriso arcaico”, ora la utilizziamo per definire qualcuno col sorriso beota e in parte non abbiamo tutti i torti.

In queste prime sperimentazioni gli scultori curvano la forma delle labbra per rendere la  profondità del volto reale anche sul piano frontale, non hanno l’intenzione di trasmettere dei sentimenti, anche se le statue ci sembrano serene e beate, quasi consapevoli di essere “perfette”.
Forse influenzati dalla posizione in cui sono, rigida e composta, non danno l’idea di voler dire qualcosa a chi li guarda, sembrano (e sono) solo dei modelli posti lì per poter ammirare le spalle larghe e  i muscoli scolpiti.

Danno la sola idea di essere delle figure possenti, una sorta di guardie, infatti erano spesso utilizzate come segnacoli funerari o in sostituzione delle colonne (come nel caso delle cariatidi, ragazze che sostengono la struttura dei templi).

Solo attorno al 500 a.C. (data convenzionale per segnare la fine del periodo arcaico) si cominciano a sperimentare volti più naturali, più espressivi, e molto più seri.

Fino ad approdare nella scultura che  vuole trasmettere intensità, attraverso lo sguardo.

evoluzione del sorriso

Dal 480 a.C. in poi si cominciano ad avere volti indagatori, volti di giovani pensierosi, volti che esprimono pietà o fatica, insomma si riesce a dare un senso anche alla posizione in cui il modello si trova, rendendolo vivo ed eternamente portatore di un messaggio che tocca l’anima di chi guarda.

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