La metà della meta

Il Signor Distruggere – Intervista a Vincenzo Maisto.

0
Like

Una sera, dopo una giornata pesante, sentivo la necessità di vegetare sul divano.

In quel periodo, nei corridoi, sentivo parlare di “pancine”.

Mi faccio coraggio ed ammetto la mia ignoranza. Una volta tornata a casa e diventata un tutt’uno con il sofa, per circa 3 ore mi ritrovo a spulciare dallo smartphone tutta la pagina del Signor Distruggere.

Per i pochi, pochissimi che ancora non sanno di cosa stia parlando, Il Signor Distruggere è una pagina Facebook, ma anche Instagram e Twitter nonché un blog in cui Vincenzo Maisto, l’alias del personaggio, veste i panni dell’antieroe, di chi con forza vuole sottolineare l’illogicità del comportamento umano grazie a una dose di cinismo maturata negli anni.

In un’epoca segnata dal precariato, dallo stagismo compulsivo subentrato subito dopo i cococo e cocopro, Vincenzo desta la sua frustrazione e la trasforma, scovando personaggi che mai, prima dei social, avresti pensato potessero esistere.

Attraversando diversi filoni editoriali, Distruggere seleziona solo il meglio del peggio su Internet, collezionando annunci di lavoro aberranti, atteggiamenti da Medioevo, psicosi collettive, nazismi alimentari per portarli all’attenzione dei propri follower che, ricettivi, sfoderano battute che ti tengono incollata 20 minuti sullo stesso post.


D’improvviso mi accorgo di avere perso la cognizione del tempo ridendo da sola sul divano, dimenticandomi della giornata pesante e andando avanti a scorrere tra le fotografie come un tossico alla ricerca della prossima botta.

La dipendenza assoluta da disagio tocca il suo apice con le mamme pancine, donne il cui apparente principale scopo di vita è la procreazione, o evitare la procreazione senza nessuna precauzione.

Stanando i peggiori gruppi chiusi su Facebook ed imbucando follower, il Signor Distruggere riesce a far emergere tutti i lati peggiori della maternità, fotografando un rincoglionimento misto credenza popolare al limite della presunta normalità.

Le mamme pancine non solo hanno aumentato la sua fanbase ma gli hanno anche permesso di apparire su diverse testate giornalistiche che, scandalizzate, non hanno potuto esimersi dal parlare di un personaggio nato dal nulla che è riuscito, attraverso il cinismo, a raggiungere numeri importanti sui social, scrivere libri, organizzare eventi.

 

Potevamo noi di Gushmag non intervistare il fenomeno che riesce a rendere il disagio incredibilmente divertente?

Ciao Vincenzo, Signor Distruggere: grazie per il tuo tempo! Possiamo dire che dal tuo celebre trono riesci a portare a galla un po’ di disagio umano, regalando pasti agli squali della rete, magari con un pizzico di gioia. C’è un episodio particolare che ti ha trasformato nel Segugio dei casi umani dell’Internet? Ogni antieroe ha una sua genesi. Raccontaci brevemente la tua senza tralasciare il lato umano, Vincenzo.

No, il Signor Distruggere è una sorta di peggioramento di me stesso, quindi non c’è un episodio specifico. La genesi del personaggio è raccontata nel libro del 2015 “Distruggere i sogni altrui esponendo la realtà oggettiva”, basato su un susseguirsi di vicissitudini e abusi sul tema del precariato giovanile, “violenze” che contribuirono inevitabilmente alla formazione del male puro.

Sei il “Signor Distruggere” dal 2015, quando hai cambiato il nome della pagina “Distruggere i sogni altrui esponendo la realtà oggettiva”. Temevi questo cambiamento avrebbe fatto disperdere i tuoi seguaci, invece i fanatici sono addirittura aumentati. A cosa è dovuto questo cambio di passo?

Tutti ormai mi chiamavano già Signor Distruggere da tempo. La pagina aveva una denominazione troppo lunga per essere facilmente hashtaggabile o brandizzabile, andava cambiata. Da un concetto astratto si passò a un’identità concreta, diedi una faccia a quelle parole. La cosa funzionò.

Sono diversi i fenomeni virali e gli influencer della Rete che hanno raggiungono la notorietà senza sponsorizzazioni. Raccontaci il tuo Patto col Diavolo: che oscuro segreto si nasconde dietro la tua popolarità in rete?

La perseveranza e l’attenzione. I beoti che comprano i followers si riconoscono immediatamente, visto che si ritrovano una pagina misteriosamente grossa, ma con interazioni pari allo zero. I pupazzi con alle spalle un ventriloquo, idem. Distruggere non esiste da tre mesi, ma da anni, la popolarità gli era quasi dovuta!

 Nei tuoi “filoni” editoriali si nota un feticismo spinto per i “casi umani”, oltre il limite della presunta normalità. Quale disagio non può mai mancare nelle digressioni del Signor Distruggere?

Il “troppo assurdo per essere vero” ha un canale preferenziale.

Il bello dei disagiati è rappresentato dallo loro enorme inventiva. Non fai in tempo a stupirti di un’assurdità che, subito, ne spunta fuori un’altra addirittura peggiore. L’attenzione è puntata sul fondo del barile che, però, non si raggiunge mai. Tipo Beautiful.

Dicci la verità: non hai mai avuto sospetti che alcune delle segnalazioni che ricevi potessero essere la voce di profili fake, creati ad hoc per alimentare i turpi racconti che mostri, quasi ai confini della realtà?

Certamente. Molti saranno fake, ma non ci è possibile verificarne l’autenticità essendo questi dei post anonimi, ma i commenti, che sono addirittura spesso peggiori dei post stessi, hanno profili con nomi e cognomi che vengono controllati a campione. Sto su Internet da vent’anni, i troll sono ancora capace di riconoscerli. Tra le pergamene dietro alla mia scrivania c’è la mia preferita al centro “Non ha mai creduto a catene di sant’Antonio, né ha mai ipotizzato di vincere un iPhone condividendo una foto”. La cosa che però a me diverte, più degli screen, sono i commenti dei miei followers. Mai volgari, mai eccessivamente cattivi, sempre ironici e cinici. Adorabili.

L’ultimo dei tuoi tormentoni editoriali ha ottenuto un successo morboso. Le “pancine” spopolano e hanno sollevato un velo che ha colpito allo stomaco il popolo del web. Leggendo i bizzarri interventi delle community di mamme e neo mamme sui social, vengono i brividi. La vera domanda quindi è: sono i social che hanno rimbambito le neo mamme, oppure il difetto è di fabbrica, e i social hanno semplicemente dato visibilità ad un fenomeno di “demenza da maternità” che è sempre esistito?

Le neo mamme di oggi sono quelle che scrivevano sulla posta del Cioè di ieri. Al primo screen ho pensato a una demente, al secondo a un’amica della demente, al decimo compresi che si trattava di un popolo. Le pagine e i gruppi legati al tema della maternità sono tantissimi, la maggior parte sono segreti. Quello che io pubblico è davvero la punta dell’iceberg. Faccio ridere con ragionamenti assurdi e demenziali, ma la verità è che c’è molto di più dietro, molto più pericoloso e incosciente. Preferire il parere medico di donne che credono alla fata della casa, in un gruppo su Facebook, anziché portare il proprio figlio dal pediatra, è più grave di tutte le possibili assurdità descritte negli screen. I social quindi non hanno colpe, scagioniamoli.

Bonus, domanda (forse) solo per me. Il tuo alterego, “Signor Distruggere” vede la luce in un aeroporto di Barcellona, mentre smonti a pezzi il Cammino di Santiago ad una ragazza pronta all’imbarco. Io sono stata una pellegrina e non vedo l’ora di sentire le tue argomentazioni!

Sono ateo, razionalista e anticlericale. Il solo fatto che esista una cosa come il cammino di Santiago è per me, di fatti, inconcepibile. Avrebbe senso un cammino fino al villaggio di babbo Natale in Lapponia? No, qui per me è la stessa cosa. Di questo episodio se ne parla nel mio libro, le argomentazioni non erano però specifiche. È lapalissiano, comunque, che il cammino non venga affrontato con spirito di sacrificio totale, altrimenti lo si farebbe con i tacchi a spillo. L’aereo è una scorciatoia, beh lo sono anche le scarpe da trekking.

 

Potevo forse esimermi da farmi distruggere dal Signor Distruggere?

Direi di no.

In fondo in fondo, siamo tutti dei casi umani.

Ma per favore, Vincenzo, oscura anche il mio di nome 😊

 

Spiacenti, i commenti sono chiusi ...

MORE FROM ALESSIA BALLESTRERI

ENTRA NELLA COMMUNITY