Il lato giusto della vita

Il Ragazzo con L’orecchino da Pirla: Tia Sangermano

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Se non scrivo questo articolo, sono un coglione

Le parole mi entrano nella testa, cullate dall’acqua della doccia.
Un fulmine a ciel sereno, praticamente.
Mattia, o “Tia”, com’è stato amichevolmente chiamato dai media, é  il “ragazzo col cappuccio”, intervistato in occasione dei tafferugli che hanno ribaltato la città di Milano all’apertura di Expo 2015.

Un personaggio che ha riscosso un successo mediatico pazzesco, e la cui immagine ha rimbalzato instancabilmente di social in social, e di testata in testata.
Non c’è stato opinionista della domenica, od accademico che non si sia accostato al fenomeno per sviscerarlo o per pontificare sul fatto che fosse o meno un “pirla”, definizione che ha coniato per lui niente meno che l’amorevole padre.

L’immagine di Mattia ha avuto una eco incredibile, si, ma perché?
A conti fatti, perché era il parafulmine della sfiga perfetto, fatto e finito.
E’ come se, in quella intervista, avesse indossato, al posto della giacchetta con l’immancabile cappuccio bluastro, una bella maglia con tanto di bersaglio stampato a tinte fluorescenti.

Il ragazzo era semplicemente il personaggio giusto, nel posto giusto, al momento giusto.
Così azzeccato che, a guardare il video la prima volta, ho pensato che fosse una recita.
Era troppo “artefatto” per poter essere vero.

Ma temo non potrò mai appurare se la mia teoria da Kazzenger abbia o meno un reale fondamento scientifico.
La calata pavese, l’utilizzo dello slang dei giovani, laconico, ripetitivo e scazzato, hanno aperto gli schermi e le nostre teste manco fossimo dei cocomeri all’anguriata di ferragosto.

C’è chi ha sparato a zero su di lui, chi l’ha difeso, chi s’é pentito ed ha fatto marcia indietro, e chi come il Dottor Clapis, vecchio bucaniere del Tubo, ha annusato l’occasione e ne ha sfornato una imitazione che ha racimolato milioni di views in pochi giorni.

Tia è un ragazzo come tanti.

Non è una vittima del sistema, come molti hanno voluto farci credere, e non è nemmeno un semplice “pirla”.
La verità, è che questo ragazzo, tra una decina d’anni, potrebbe tranquillamente essere seduto dietro una scrivania, a fare lavoro d’ufficio, per quella stessa banca che, sulla foga del momento, aveva pensato di bruciare alle fondamenta perché “in quanto simbolo del potere, se non la brucio sono un coglione”.

Ed è proprio qui che si comprende chiaramente chi è il Signor Bordello: un giovane cittadino, un ragazzo di vent’anni, nato in un paese che non gli ha offerto gli strumenti adeguati per comprendere al meglio la realtà che lo circonda, e che cerca, a suo modo, di sentirsi protagonista di un mondo che non comprende realmente, e dal quale, però, trae ogni giorno noia, livore, frustrazione e rabbia.

Forse è proprio questo il motivo per il quale la versione originale e la parodia stanno ottenendo un simile successo.
Davanti ai filmati che ne raccontano le gesta, noi non stiamo guardando un mostro negli occhi, ma un essere umano, perfettamente normale, che si orienta a tentoni, seguendo il flusso, e cercando, a suo modo, la propria identità.

Stiamo guardando il ragazzetto che prende l’autobus alle 07:30, assieme a noi che andiamo a lavoro, o che si beve una birra nel tavolo accanto al nostro, col suo gruppetto di amici, con l’ananas in testa, i pantaloni alla Boateng, e il risvoltino.

Non è la banalità del male, non è nemmeno l’elogio della stupidità al potere.
Mattia è un figliolo che, come tantissimi altri, brancola in un mondo buio, nel quale è impossibile trovare la propria strada, perché ci sono troppe variabili di mezzo, e troppi ostacoli che ti impediscono di vedere chiaramente se stai per inciampare.

Forse Mattia, in quel preciso istante, era l’eroe che Milano non meritava, ma del quale aveva bisogno.
Un incappucciato oscuro, che vegliava sulla città, catalizzando l’attenzione del mondo intero.
Un mondo tanto impegnato a far sorgere ed a demolire i suoi “eroi” da condivisione, e a fagocitarli meccanicamente, ed altrettanto distratto nel ricordare che, da che esiste l’uomo, i geni, i grandi intellettuali, le eccellenze sono sempre state una percentuale risicata.

E che il mondo, va avanti anche e soprattutto con i ragazzi con l’orecchino da pirla.
O col cappuccio da pirla, se preferite.

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