La metà della meta

Il Processo Creativo: come (non) nascono le buone idee?

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Recentemente me ne stavo seduta su questa sedia, nella maniera un po’ inconscia ed indifferente con cui facciamo cose che sono diventate parte integrante della nostra quotidianità, quando mi accorgo di non stare più pensando a ciò che sto facendo. Fisso l’orologio digitale, lì, in basso a sinistra, e vedo cambiare una decina di numeri. Non posso partorire buone idee così.

Mi riprendo dal momentaneo blackout del mio cervello, ma sento la necessità di capire che cosa sia successo.

Sono abituata ad andare a ritroso: la deadline è sempre stata la milestone principale e da lì, proserendipitycedendo all’inverso, si collocano i vari step che creano un diagramma di Gantt inciso su pietra manco fossero i 10 comandamenti. Googlo quindi il contrario di quello che dovrei -“creativity is destroyed by”- perché sono troppo presuntuosa per ammettere di non sapere quali siano i passaggi del processo creativo, nemmeno fossi seduta di fianco a Newton quando la mela gli è caduta in testa.

L’interrogazione mi restituisce uno studio intitolato “How to Kill Creativity” della D.ssa Amabile che pubblica la sua ricerca “solo” sulla Harvard Business Review nella quale elenca 6 (SEI!) responsabili della morte delle idee.

  • Non esistono persone creative e persone troppo quadrate. Chiunque abbia un’intelligenza nella media è in grado di innovare. Comincia a crederlo da oggi, anche se non sei nel reparto preposto: puoi avere delle buone idee anche se sei ragioniere ed il tuo compito è generalmente emettere fatture.
  • La prospettiva di un compenso non aiuta l’innovazione. Essa aumenta l’avversione al rischio che è uno dei peggiori nemici della creatività. È necessario sempre seguire la propria passione che è il vero cibo delle idee. Del resto, nessuno ha la sfera magica e se non ci provi hai già fallito in partenza.
  • Le deadline. La pressione della consegna è la morìa delle idee. Non è certo un caso si trovi al suo interno la parola “morte” nella traduzione inglese di scadenza: è perché è così che ci arrivi.
  • Un clima di competizione non aiuta la creatività, anzi. Lo scambio di idee è fondamentale per la creazione del networking ed il brainstorming è la chiave del successo. La paura, l’incertezza e l’ansia da prestazione ovattano e disturbano la mente offuscando le parti del cervello dedicate beautiful-mindalla creatività. Parla, sempre. Se dici una cazzata ridici sopra, ma fino ad un certo punto. Quale pensi sia stata la reazione quando si è pensato di creare la televisione?
  • Non necessariamente le innovazioni devono essere market-driven. Sembrerà strano ma le idee più innovative, prima di esserlo, non servivano a nessuno. Credevi di aver bisogno di un iPhone 10 anni fa?

Lo so, lo so. Sugli ultimi due punti non sei tanto d’accordo.

Pfff, figurati! L’idea è stata mia e la sfruttano gli altri? Ma non esiste!2014_05_16_the_creative_process_by_tomfonder-d7ihzay

E poi è ovvio che le innovazioni debbano essere introdotte per sfruttare il mercato e guadagnarci sopra, altrimenti che senso avrebbe tutto sto sbatti?

Bene. Ho un bel case study che ti dimostrerà il contrario:

Era il 1957 e due ventenni dell’Università del Maryland chiacchierano davanti al caffè dell’invio dello Sputnik nello spazio, domandandosi se fosse possibile captare il segnale del satellite per comprenderne la rotta. Non hanno nessuna utilità a farlo, ma riescono ad ottenere dal professore l’utilizzo di un computer grosso più o meno come una stanza, per seguire un progetto parallelo. I russi, ovviamente, volevano rendere il più visibile possibile il loro satellite, così che le onde radio fossero captabili con facilità. Per farvela breve, in quel momento nacque il nostro odierno GPS, dapprima mappando la traiettoria dello Sputnik, e successivamente procedendo all’esatto contrario, ovvero data la posizione del satellite, muoversi verso la direzione sconosciuta.

Questo esempio ci porta quindi a capire che il processo creativo non ha nessuna necessità di essere personale ma nasce nella collaborazione, 40077-inspiration-quotes-creative-process-quotes-inspiration-art-quotesné di essere un progetto necessariamente pensato per essere sfruttato a scopo di lucro. Del resto, se Bill Gates rimane uno degli uomini più ricchi del mondo anche in seguito all’introduzione di altre marche di Personal Computer un motivo ci sarà: è stato il primo a rendere il PC fruibile alla massa che almeno inizialmente non aveva nessuna competenza informatica, e, molto probabilmente, non sapeva di star rivoluzionando il pianeta.

Un’idea può rimanere latente nella nostra testa per anni, addirittura decenni. Le interazioni sociali, l’assenza di necessità di accelerazione o di compensi intrinseci portano alla maturazione dell’idea. Nei quaderni di Darwin già si intravedevano i dettagli che avrebbero dato origine alla sua epifania. Quindi, per favore, continua a crederci, a scrivere annotazioni, a parlare delle tue scoperte.

Ci pensi che cosa potremmo fare se spendessimo le stesse cifre e lo stesso tempo che dedichiamo a brevettare le invenzioni, per connettere nuove idee?

 

Spezziamo  la  routine.  Camminiamo.  Resettiamo  la  nostra  mente.  Come  molti  di

noi avranno sperimentato, le idee migliori arrivano quando facciamo la doccia e le

nostre  menti  sono  occupate  da  altro.  Annotiamo,  impariamo  dai  nostri  errori…

prestiamo, ricicliamo, reinventiamo!

 

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