“Cognomen est omen”.
Ebbene si, pare proprio che l’attribuzione del cognome ai figli sia un elemento tanto importante quanto fondamentale.
Perché mai dovrebbero mantenere il cognome paterno per legge?
Vogliamo la parità, quindi verrà attribuito un doppio cognome, perché siamo un paese civilizzato, e le donne devono avere gli stessi diritti degli uomini.
Continua così il processo, che a volte sfiora il ridicolo, di parificazione ed equiparazione dei diritti tra i generi.
Peraltro, il meccanismo legislativo che ha passato l’esame della Camera ed attende l’approvazione in Senato, presenta una ideazione piuttosto contorta.
Il Cognome infatti va “concordato” tra i coniugi, che devono scegliere se attribuire quello della madre o del padre, ed in caso contrario sono apposti entrambi.
Dei nascituri che godranno di questo fantastico privilegio, e che avranno due cognomi, ovviamente solo uno dei due potrà essere trasmesso, a scelta, ed entrare in ballottaggio per una futura assegnazione.
Non state ridendo?
Beh, io si.
Questa situazione di paradossale “libertà” e “progresso dei diritti” mi lascia attonito, e rievoca in me le stesse sensazioni provate ascoltando le Filippiche di Laura Boldrini sul ruolo della donna e la pubblicità della pasta Barilla: discorsi sui massimi sistemi, sulla parità dei sessi, che finivano per diventare involontariamente caricaturali.
I punti di riflessione sono principalmente due.
E’ proprio vero che ogniqualvolta si interviene su un principio consolidato, cercando di innovare il sistema, si sta facendo una azione giusta?
E’ davvero necessario promuovere iniziative legislative come quella del cognome, che non apportano alcun reale contributo in termini di diritti o di doveri, ma al massimo rischiano di introdurre una scintilla di conflittualità già dal momento della venuta al mondo del figlio?
Il secondo, e ancor più fondamentale punto è: possibile che con tutti i problemi che abbiamo ci sia gente che in parlamento “esulta” per questo “incredibile traguardo di democrazia”?
E’ giusto che in un paese allo sfascio, che sta collassando in una asfittica morsa di decadente inerzia, si debbano concedere energie sul caldissimo ed attualissimo tema dell’attribuzione del cognome?
Chi mi viene a dire che – nonostante la crisi e le difficoltà del momento storico – non è giusto sospendere il dibattito, ha perfettamente ragione.
Dal dibattito e dal confronto nasce il progresso, è vero.
Ma cosa potrà mai nascere dall’attribuzione del doppio cognome?
Speriamo una doppia speranza, in un paese dove l’elezione dei membri del Csm è stata un parto senza epidurale, e dove gli unici provvedimenti legislativi che non vengono tirati di quà e di là come la copertina di Linus, sono quelli neutri, che non intaccano interesse di parte alcuno.
E puntualmente, servono come un paio di infradito a Natale.
Vi consiglio di iniziare da ora a pensare se volete che il vostro cognome sia il solo attribuito al vostro futuro e ipotetico figlio.
Nel frattempo, buona settimana a tutti.

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