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Il mio Amore mi vuole Morta

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– La storia di Aisha –

Non so se ti ho mai amato ed anche se fosse, ora non lo ricordo più. Vivo in una prigione fatta d’inganni senza sapere perché. E’ successo. Ti ho sposato ancora ragazzina e piena di speranze. Non sapevo di non conoscerti: ma non è ciò che conta. “Diventare donna è questo” mi avevano detto.

Aisha è una giovane donna marocchina sposata con un connazionale con il quale ha avuto quattro figli. Dopo una violenza sessuale da parte del marito si rivolge al Pronto Soccorso Ostetrico di Padova, poi al Centro Antiviolenza.

Porto i segni di una rabbia che non è mia. Il mio corpo è stato usato per arginare la paura più animale. Io voglio essere quella che sono, non quella che devo essere per te. Non è questo polso livido e gonfio che ti renderà dominante. Non è il mio labbro ferito ed il sapore pungente del mio sangue che si insinua tra i denti a farmi gridare ma è ciò che non accetti di me. E forse di te. Io invece comprendo troppo: è ciò che mi fa rimanere dove sto. Qui, sotto. Domani magari capirai anche tu.

Non è stato l’unico episodio. Nei colloqui Aisha riferisce di altri casi di violenza subita e ripetuta nel tempo ma non solo, anche comportamenti persecutori da parte del marito. La minaccia di portare i figli in patria.

Quante volte ho provato ad immaginare una me diversa. Sono stanca. Immagino soluzioni. Poi tutte le ipotesi per attuarle svaniscono dentro di me dopo una notte insonne. Come posso fare? Ho paura. Sono una donna e l’istinto mi incatena ai miei figli. Le loro manine si devono  intrecciare alle mie. Così deve essere.

Il caso viene segnalato dal Centro Antiviolenza al Servizio di Tutela per i Minori del Comune con la richiesta ai Servizi Sociali che Aisha e i suoi figli vengano accolti in una struttura adeguata in attesa che si compia l’iter legale per la protezione della donna e l’allontanamento del marito. I Servizi Sociali inizialmente non rilevano l’urgenza dopo l’ultimo episodio di violenza danno la possibilità ad Aisha di stare in una struttura alberghiera convenzionata. I figli rimarranno con il padre, descritto dai Servizi Sociali come adeguato e collaborativo.

Nel successivo decreto il Tribunale per i Minori pur riferendo i numerosi accessi al Pronto Soccorso della donna, sulla base della relazione dei Servizi Sociali, descrive la situazione come dovuta al “permanere di un’alta conflittualità […] con evidente riferimento all’evoluzione personale della signora ed alla sua scelta di prediligere uno stile di vita occidentalizzato, evidentemente non gradito al coniuge […]”. Pertanto dispone l’affidamento dei minori ai Servizi con valutazione delle capacità genitoriali di entrambi. Nella relazione inoltre si metteva in rilievo come la madre si fosse allontanata dall’abitazione familiare “mentre il padre, riusciva ad ottenere dal datore di lavoro turni più confacenti alla possibilità di occuparsi dei figli”. Non era messo in evidenza che gli allontanamenti da casa della donna erano conseguenze delle violenze subite. Durante i colloqui con i Servizi Sociali l’uomo si mostra stupito che la sua condotta non sia ritenuta adeguata, e giustifica le violenze sessuali come un tentativo di riportare la donna ai suoi doveri coniugali e familiari.

– La Storia di Maria –

Mio marito è sempre stato un brav’uomo, non ha mai fatto mancare nulla a me e mia figlia. Certo, la vita non  è facile quando i soldi a casa sono pochi ma l’importante è andare avanti. Ho dedicato tutta me stessa a crescere mia figlia e badare alla nostra casa. Mio marito ha sempre lavorato molto, adesso è in pensione. Le cose sono cambiate molto.

Maria è una casalinga italiana di 57 anni, senza stipendio, affetta da cancro e vive in una casa ATER nella città di Padova. E’ sposata con uomo pensionato. La signora contatta il Centro Donna dopo aver subito violenza fisica da parte del marito. Durante l’episodio, le suppellettili della casa sono state distrutte. Così Maria scappa di casa e si rifugia per qualche giorno da sua figlia, la quale, successivamente, accompagna la madre al Centro Antiviolenza di Padova. La figlia chiede una nuova casa per la madre, la quale non riesce più a tollerare il comportamento del marito.

Questa mattina Angelo mi ha fatto il caffè, era una bella giornata. Poi siamo andati a comprare la frutta al mercato, per strada abbiamo parlato di cosa avremmo cucinato a pranzo. Mentre ero ai fornelli è caduta una pentola, si è sporcato tutta la cucina. Angelo si è arrabbiato tanto. E’ diventato rosso in viso, bestemmiava e diceva che non sono capace di fare niente. Avrebbe voluto prendermi a bastonate. Qualunque mia scusa non cambiava nulla, le parole uscivano invano e scivolavano sui profili di tutto il resto della casa perfettamente pulita. Sono sola. 

L’uomo è descritto come una persona dall’umore altalenante, aggressivo sia fisicamente che verbalmente, con un atteggiamento dominante e autoritario. Per queste ragioni, al Centro Donna è stato chiesto di provvedere alla consulenza legale e al supporto psicologico della donna. L’intervento della rete inizia inviando la donna ai Servizi Sociali per una valutazione sulla sicurezza del domicilio. La donna continua a vivere nella stessa casa dove risiedeva precedentemente, poiché la figlia si rifiuta di ospitarla. L’operatore del centro ricerca lavoro scarta la donna perché considerata non idonea per qualsiasi tipo di occupazione a causa della sua età avanzata e dello stato di salute precario.

Sono gravemente malata, sono vecchia. Quanti anni mi rimarranno da vivere? Non posso più lavorare, non ho soldi. Così sono costretta a subire anche la malattia mentale di mio marito, prego ogni notte Dio perché mi aiuti.

Nel frattempo i Servizi Sociali mettono la situazione “sotto valutazione” offrendo un percorso di coppia con l’obiettivo di farla rientrare a casa. L’ingresso del marito Angelo al Centro di Salute Mentale consiste in una visita psichiatrica e prescrizione farmacologica con stabilizzatori dell’umore. In seguito a questo passaggio i Servizi Sociali considerano la situazione risolta perché la signora non è più ritenuta a rischio.

Sfortunatamente il marito non segue la cura, dopo pochi giorni infatti smette di prendere i farmaci. La signora teme ancora per la sua sicurezza e non avendo un posto dove rifugiarsi ritorna nella casa della famiglia d’origine, dai fratelli. Riprende i contatti con i Servizi Sociali dichiarando di avere bisogno di una soluzione abitativa o di un’accoglienza per donne sempre più urgente, visto che i fratelli maggiori per motivi economici si oppongono alla sua permanenza.

I Servizi Sociali propongono una soluzione a lungo termine: la signora avrebbe dovuto aspettare circa un anno per una nuova casa ATER. I familiari non le danno più ospitalità. La signora quindi decide di ritornare a casa con il marito violento.

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Queste sono solo due delle tante storie di donne maltrattate.

 Il 25 novembre è la Giornata Mondiale contro la Violenza sulle Donne. La data è stata ufficializzata nel settembre 1999 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Si ricorda l’episodio accaduto nel 1960 nella Repubblica Dominicana: tre sorelle attiviste contro la dittatura furono brutalmente seviziate ed uccise mentre si recavano a far visita ai loro mariti in prigione. Furono bloccate sulla strada da agenti del Servizio di Informazione militare per essere picchiate, strangolate e poi gettate in un precipizio a bordo della loro auto per simulare un incidente.

Violenza fisica, psicologica, verbale. Femminicidio, prostituzione minorile, stupro, stalking, mobbing, ricatti sessuali in ambito lavorativo e non solo. Ma si può davvero classificare la violenza di genere? Si può stabilire se una limitazione di libertà del prossimo possa essere più o meno accettabile?

Non c’è ancora abbastanza indignazione nella nostra società. E’ colpa di tutti. Non ci si dovrebbe scandalizzare solamente davanti all’ennesimo assassinio o allo stupro in centro città. La violenza sui più deboli mette radici e infesta i comportamenti abituali: “Lo conoscevo e mi sembrava un bravo ragazzo” dicono sempre. In una società rivolta all’immagine in troppi si dimenticano cosa sia la coerenza, troppi segreti sporchi sono permessi.

La legislazione italiana ha fatto un passo avanti con l’ufficializzazione delle nuove norme contro la violenza di genere. Il Decreto Legge è stato convertito in Legge il 15 ottobre 2013. Il provvedimento arricchisce il codice di nuove aggravanti e amplia le misure a tutela delle vittime di maltrattamenti e violenza domestica. Ma non basta.

Sono tante le ragioni per fermarsi a pensare il 25 novembre. In ogni città italiana, e non solo, diversi eventi saranno organizzati durante questa importante giornata. E’ ora di cambiare.

 

Ringrazio il Centro Veneto Progetti Donna per avermi fornito la documentazione sulla quale mi sono basata ed ispirata liberamente per raccontare le storie di violenza.  I nomi utilizzati sono di fantasia. Ringrazio tutte le persone che operano per dare forma ad una società del futuro giusta e libera. Per informazioni: www.centrodonnapadova.it.

 

Foto numero 1: Demi Moore by Michael Comte, 1993.
Foto numero 2: Pablo Picasso, Donna che piange, 1937.

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