Arte in pillole

Il Medioevo a… Cividale (Part 3)

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Continuiamo il nostro viaggio a Cividale del Friuli, in questa terza tappa.
Abbiamo visto perché e in che misura l’arte longobarda è andata man mano assimilandosi a quella della tradizione romana.

Vediamo oggi un’opera che viene definita come una delle più significative della cultura longobarda, datata VIII secolo, si colloca nel periodo chiamato “rinascenza liutprandea” ovvero il tempo di una ricca fioritura artistica sotto il governo del re Liutprando che volle contrastare il movimento dell’iconoclastia (727), cioè l’obbligo di distruggere le immagini sacre di culto, imposto alle popolazioni soggette a Bisanzio, anche in Italia.

L’opera di cui vi parlo è l’Altare di Ratchis, ora nel Museo Cristiano di Cividale del Friuli, è stato trovato altrove ma ne è stata ricostruita la provenienza, fu scolpito per la Chiesa di S. Giovanni che era situata proprio vicino al Tempietto di Santa Maria in Valle.
Si chiama in questo modo poiché un’iscrizione riporta il nome del donatore, il duca Ratchis che governò tra il 734 e il 744.
Si pensa sia stato sormontato anche da un ciborio ( ovvero la struttura architettonica che sta sopra l’altare).
Altare di Ratchis
L’altare è un parallelepipedo in pietra calcare del Carso, originariamente colorato ed impreziosito, costituito da quattro lastre scolpite in basso rilievo in una tecnica che tende ad essere fortemente simbolica.

Lastre dell'Altare di Ratchis

– La lastra frontale mostra Cristo imberbe affiancato da due angeli entro una mandorla sorretta da altri quattro angeli, contornati da fiorellini; sopra la testa di Cristo appare la mano di Dio.
– La lastra sinistra presenta la Visitazione di Maria alla cugina Elisabetta: le due donne sono raffigurate sotto una duplice arcata che delimita in qualche modo lo spazio, questa tecnica è stata ripresa dalla tradizione paleocristina ma in questo caso diventa puro segno simbolico di spazio sacro.
– La lastra di destra invece rappresenta l’Adorazione dei Magi: i tre Magi in fila portano i loro doni al Bambino Gesù seduto in braccio a Maria, contornati entrambi da un’aureola, dietro l’altare, più in piccolo vi è anche S. Giuseppe. In volo, sopra i magi si trova un angelo che guida loro il cammino.
– La lastra posteriore è occupata da una fenetralla confessionis, ovvero un foro per la custodia delle reliquie.

Interessante è la nuova tecnica di rappresentazione delle figure, poiché i motivi sono quelli occidentali ma sono disposti alla maniera longobarda:
I volti sono appiattiti, si abbandona la rappresentazione naturalistica per concentrarsi invece sui gesti, enfatizzati e sproporzionati rispetto alla realtà anatomica.
Altro richiamo alla cultura nordica sono soprattutto i tratti somatici: le teste hanno la forma di una pera, le labbra sono sottili, tendono ad inarcarsi verso il basso e gli occhi, globulari, sembrano uscire dalle orbite.

Da questi esempi, nel tempo, i longobardi continuarono a ispirarsi al mondo romano per la precisione e la finezza dei particolari, sostituendo progressivamente l’intreccio, loro caratteristica, e lasciando più spazio alla rappresentazione figurativa soprattutto a tematica religiosa cristiana.

E con questo lasciamo Cividale, per avventurarci in un’altra città e scoprire anche lì i segreti medievali che custodisce.

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