David O. Russell mette insieme i migliori attori dei suoi ultimi due film e con un cast strepitoso confeziona una pellicola coinvolgente e ritmata in cui è l’inganno a farla da padrone. Ben fatto, ma manca ancora qualcosa per parlare di grande cinema.

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Nella storia della cinematografia trovare film incentrati sul tema della truffa è più facile che sparare sulla Croce Rossa. Il rischio plagio è elevatissimo e girare un prodotto che fonda qualità artistica e intrattenimento pubblico è un’impresa che riesce solo a registi di grande spessore. Se poi a cimentarsi nell’operazione è David O. Russell, uno che piace molto alla Hollywood più fighetta per il suo stile capace di camuffare il glamour sotto l’etichetta dei film impegnati, bisogna subito nutrite dei sospetti sulla qualità dell’esito finale.

Si scoprirà poi che il giovane regista americano se l’è saputa cavare alla grande e che il suo “American Hustle” può essere etichettato come il miglior prodotto della sua filmografia, almeno fino ad oggi. Costruendo un intreccio che parte da fatti realmente accaduti, il film ci parla delle vicende di Irving Rosenfeld, truffatore per vocazione che si ritroverà coinvolto suo malgrado, in loschi affari che rischiano di rivelarsi troppo grandi per lui. Lo schema potrebbe sembrare quello poco convenzionale del ladro buono, poliziotto cattivo ma con il dipanarsi della storia si capirà quanto questi confini siano labili e quanto gli esseri umani badino semplicemente ai propri interessi, fregandosene altamente delle persone che li circondano.

Il messaggio di fondo della pellicola è sostanzialmente questo e O. Russell è bravo a raccontarlo con un ritmo che coinvolge lo spettatore, curando nei particolari una piacevole ricostruzione storica degli Anni 70, soprattutto nei costumi e nelle acconciature. La regia è attenta e fluida, ma il vero punto di forza è senza dubbio il cast del film, su cui troneggia incontrastato l’immenso Christian Bale che regala un’altra delle sue sbalorditive performance. Appesantito e con il riporto è la perfetta immagine del truffatore dal cuore d’oro, non bello ma carico di fascino. Bradley Cooper, complice un’improbabile acconciatura con i bigodini, è bravo ma non all’altezza del suo rivale protagonista e la diversa classe e  caratura dei due attori si percepisce tutta nel corso della pellicola. Ad affiancare i due signori, ci sono due femmes fatales da mozzare il fiato. Una è Amy Adams, seducente e volgare al punto giusto, l’altra è Jennifer Lawrence che veste i panni di una isterica mina vagante. Difficile dire chi delle due vinca il confronto di bravura, senza dubbio però è grazie a loro che la pellicola si permea di un’incredibile carica erotica che il regista è bravo a tenere sempre ai massimi livelli, senza però farla mai esplodere.

“American Hustle” colpisce nel segno, lascia soddisfatto lo spettatore e ci lascia con una lezione: la gente crede sempre a quello che vuole credere. E inserendosi con successo nel filone cinema e truffe ci lascia con un interrogativo che ci fa riflettere. Il vero artista è il pittore oppure è il falsario che ci sta facendo credere originale un’opera che in realtà ha realizzato lui? David O. Russell conosce molto bene la risposta, sta solo a voi non farvi imbrogliare.

Alvise Wollner

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