Alessia, davvero buona parte degli Italiani cresce, studia, lavora e muore nello stesso paesino in cui è nata?”

Non sapevo cosa rispondere a questa domanda ingenuamente crudele posta da un’Olandese di 40 anni.

Avrei voluto rispondere con un secco “in linea di massima sì, ma io no!“. Me lo immagino in testa da una vita. Quel momento in cui sfanculi tutto, prendi 2 stracci e te ne vai via, ad aprire gli occhi al di fuori di quei 20 km quadrati che ti separano da casa tua al lavoro.

Lo spirito c’è, ve lo assicuro, e pure la voglia. Il problema è che ogni volta che mi guardo nelle mutande, cerco e ravano, ma non trovo le palle. E per fortuna, direte, visto che sono una donna! Ho il coraggio di fare tante cose e di farle da sola, ma il fegato di guardare i miei piedi sull’orlo di un baratro buio, no, quello non ce l’ho proprio.

Perché sai, in fin dei conti è comodo. Ti metti lì, sai che hai il tuo lavoretto ben pagato, la tua casettina tutta sistemata a tua immagine e somiglianza, due o tre amiche importanti…. Insomma, pare non manchi nulla, no? Sì, effettivamente potrebbe essere così, l’incipit di una vita noiosa e statica.

Non che pretenda di cambiare l’Universo, di migliorare il Pianeta, portare la pace nel mondo o essere la nuova Steve Jobs. Tutt’altro. Sono una tipa ambiziosa ma so benissimo che c’è da lavorare, e la presunzione è un’amica spocchiosa. C’è una sola cosa, che potrei fare con una certa facilità, però, ed è cambiare me stessa.

Cazzo, ci vuole così poco. Non ti piace qui? Vattene. Non ti sta bene una determinata cosa? Cambiala. Ecco, sì. Da dire è un momento, da fare un po’ meno.

[title maintitle=”Il coraggio di cambiare.” subtitle=”Quando una domanda ti cambia la prospettiva.”]

Come vi dicevo, settimana scorsa sono stata ad Amsterdam. Una città favolosa che ho avuto il piacere di rivedere 2 volte nello stesso anno. Pare incredibile che ad un’ora e mezza da casa ci sia un altro mondo. Certo, sono tutti biondi e sono tutti alti, ma non è proprio a quello ciò che mi riferivo.

Non vorrei nemmeno sparare a zero sul nostro meraviglioso Paese, l’Italia. Una terra splendida, piena di storia, di mondi, di civiltà antiche, di genialità e creatività. Pochi Stati possono vantare cotanta bellezza, arte e genio. Poi non so, dopo il 1600 deve essere successo qualcosa di molto grave che ci ha mangiato l’anima.

Noi ce la prendiamo sempre con i politici. Vorrei ricordarci che in effetti quei politici sono il nostro specchio e per quante volte queste persone cerchino di rubarci il futuro, noi ce ne stiamo belli tranquilli seduti sul divano ad inveire contro il televisore, senza fare un bel niente per cercare di migliorare la situazione. Lo Stato è il popolo, non la Pubblica Amministrazione: facciamo finta di averlo capito e cerchiamo di muovere il culo per permettere alle cose di cambiare.

Crediti immagine: Pinterest.

Crediti immagine: Pinterest.

Dopo questo pippotto su cosa si dovrebbe fare e cosa in realtà mai facciamo, è l’ora di aprire al sistema Olandese di lavoro. Ho avuto appuntamenti con diverse aziende, ma in particolare mi hanno colpito in due.

La prima era una ragazza bionda di circa la mia età. Professione: Brand Manager. Ora, non so se lo sai, ma in Italia credo che la Brand Manager più giovane abbia circa 58 anni, sia la proprietaria o sia la figlia o la moglie di chi ha creato il brand. Sarei felice di raccogliere segnalazioni in merito al contrario di ciò che sto dicendo: sarei infatti entusiasmata di conoscere un’Italia che punta ai giovani.

Bene, Laura – questo il suo nome – entra nella catena di Stores Monomarca Olandese a 18 anni, dopo le superiori, come “scaffalista”. In 10 anni, grazie al suo merito, ne passa 4 in prima linea nel negozio e successivamente viene spostata “ai piani alti”, dove ora crea i prodotti che le nuove scaffaliste 18enni andranno ad impilare.

Il secondo esempio ci è regalato da una bella azienda che dà direttamente sui canali della splendida Amsterdam. Il brand nasce dall’idea di 3 persone nemmeno un decennio fa, ora vanta 700 negozi in tutto il mondo e 200 dipendenti.

Dipendenti che arrivano la mattina all’orario che vogliono, si siedono dove vogliono (per stimolare il lavoro in team ed evitare lo spreco della carta), se ne vanno quando vogliono. Numeri alla mano, l’azienda è cresciuta esponenzialmente in seguito all’introduzione di questo tipo di flessibilità. 

In questa ultima visita, ero accompagnata dal proprietario della mia Azienda. Alla mia meraviglia, risponde che in Italia importare questo modello è impossibile.

Vorrei chiedergli perché, ma so già la risposta: è difficile trovare le palle per cambiare se stessi, figurarsi un’azienda o il mondo.

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