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I vincitori del Festival di Berlino 64

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Ci sono alcuni festival cinematografici che tutti conosciamo e di cui tutti sentiamo parlare vedendo le immagini di glamour e sfarzo divistico. Poi c’è il Festival di Berlino che invece dobbiamo seguire tramite la rete perché – diciamocelo – la stampa internazionale non se lo fila. Ok, non ci sono i red carpet sfarzosi, non c’è il mare, ma i bei film ci sono stati eccome.

A vincere questa 64° edizione del Festival Internazionale del cinema di Berlino non è stato il film di Richard Linklater, Boyhood, che era tra i più quotati ma l’opera del regista cinese Diao Yinan, Black Coal, Thin Ice.

Il primo, Boyhood, è frutto del lavoro di 12 anni durante i quali Linklater (celebre per la saga dei “Before“) ha seguito la crescita di un bimbo di 9 anni e il suo rapporto con i genitori divorziati, fino al suo arrivo al college. (Dobbiamo dedurre che sia un amante dei progetti a lungo termine!) Una curiosità su questo film è che i piccoli attori protagonisti sono rispettivamente la figlia del regista e il figlio di Ethan Hawke, uno dei suoi attori feticcio. Il film, comunque, non è tornato a casa a mani vuote ma è stato premiato per la migliore regia.

Boyhood

Black Coal, Thin Ice ha sottolineato ancora una volta l’importanza del cinema asiatico e ha vinto sia l’Orso d’oro per il miglior film, sia il premio come miglior attore, conferito a Liao Fan. La storia narrata è un noir che tratta l’incontro tra un ex poliziotto e una femme fatale.

Black Coal, Thin Ice

Wes Anderson, che aveva dato il via alla manifestazione con l’attesissimo The Grand Budapest Hotel, ha vinto il Premio speciale della Giuria. Il film uscirà nelle sale italiane il prossimo 10 aprile.

Grand-Budapest-Hotel

Alla Germania, nonostante i quattro film in concorso, è rimasto il premio alla miglior sceneggiatura per Kreuzweg di Dietrich e Anna Bruggerman, un film che rimette in scena la moderna via crucis di un’adolescente plagiata da una famiglia di fondamentalisti cattolici.

Infine, il premio Alfred Bauer per l’innovazione è paradossalmente stato assegnato al regista novantaduenne Alain Resnais per la sua commedia Aimer, boire et chanter.

Come riassumere il mood di questa 64° Berlinale? Ci pensa l’umorismo del buon vecchio Lars Von Trier nella foto in copertina.

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